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Economia
Intesa, 652 mln più di 7 anni di cedole Ubi: così Messina dà scacco a Massiah

“Certo, i 652 milioni di euro in contanti messi sul tavolo da Intesa-Sanpaolo per chiudere la partita negli ultimi 10 giorni di Opas non colmeranno la differenza nelle valutazioni di Ubi, ma valgono l’intero monte dividendi pagato negli ultimi sette anni da Massiah ai soci”. Un banchiere di lunga data che preferisce rimanere anonimo commenta così con Affaritaliani.it la nuova bocciatura arrivata ieri sera da parte del consiglio di amministrazione del rilancio da parte di Carlo Messina che, al concambio di 17 nuove azioni ogni 10 di Ubi conferite, ha aggiunto una parte cash di 0,57 euro per ogni titolo della banca bresciano-bergamasca. Un'integrazione che alla fine, secondo il board di Ubi, non cambia il giudizio commplessivo sull'offerta di Intesa: non riconosce appieno il valore complessivo della banca di Massiah.

Massia
Il consigliere delegato di Ubi Banca Victor Massiah

Andando a spulciare infatti i bilanci di Ubi dal 2013 al 2019 (le cedole del 2020 sono state sospese dalla Vigilanza della Bce per le prospettive dell’economia post-emergenza Covid), l'istituto di credito ha erogato in tutto agli azionisti cedole per 638 milioni di euro. Così divisi: 45 nel 2013, 54 nel 2014, 72 nel 2015, 99 nel 2016, 107 nel 2017, 125 nel 2018 e 136 milioni nel 2019. Monte dividendi sempre progressivamente in crescita - il che certifica l’impegno di Massiah nei confronti dei soci del gruppo finito sotto scalata di Intesa - ma inferiore di quasi 15 milioni rispetto a quanto Messina ha messo sul tavolo in una volta sola. Argomenti di solito convincenti, tanto che dopo l’annuncio del rilancio, tatticamente escluso fin dall’inizio dal numero uno di Ca’ del Sass, le adesioni all’operazione sono progressivamente salite (al 32,662% del capitale).

A partire dal nocciolo dei grandi azionisti di Ubi come le Fondazioni Cr Cuneo (5,9%) e Banca del Monte di Lombardia (3,9%), a cui si sono aggiunti anche altri grandi soci imprenditori aderenti al Car (19%). Per ultimo il presidente dell’Atalanta e proprietario del marchio Kiko, Antonio Percassi. “Abbiamo l'opportunità di veder crescere il nostro territorio in prospettiva italiana, ma soprattutto internazionale”, ha spiegato Percassi, in una intervista all'Eco di Bergamo sul tema Opas. ”E' lo stesso percorso - ha aggiunto - fatto dall'Atalanta: decidere se continuare a fare un campionato italiano di mezza classifica o far sentire la nostra voce, portare le nostre aziende in Europa, da protagonisti. Mi auguro che i bergamaschi si uniscano attorno a questo progetto che ha una straordinaria forza nelle persone che l'hanno proposto”.

Intanto, a Milano è andata in scena la prima udienza per il procedimento civile avviato da Ubi sulla clausola di material adverse change, la condizione sospensiva sollevata dal gruppo di Massiah per ostacolare l’offerta di Intesa. Davanti al giudice Maria Antonietta Ricci sono comparsi i legali delle due banche per la costituzione delle parti. Bocche cucine al termine dell'udienza con i legali che si sono limitati a no comment.

Il 26 maggio scorso il board di Ubi banca ha deciso di promuovere l'azione giudiziale per accertare che gli effetti della comunicazione dello scorso 17 febbraio con cui Ca' de Sass annunciava e avviava formalmente il procedimento d'offerta fossero cessati per effetto dell'avveramento della clausola Mac, con tutte le relative conseguenze, incluso il venir meno della passivity rule.

Alla tesi di Ubi si oppongono i legali di Intesa Sanpaolo sostenendo che è la Consob l'unica autorità competente. Ubi, ritengono ancora i legali di Intesa, si sarebbe rivolta al Tribunale facendo riferimento all'efficacia di una offerta che era stata solamente annunciata ma non ancora lanciara. I legali osservano inoltre che attualmente l'offerta in corso la quale ha ricevuto tutte le autorizzazioni dalle autorita, non ha più alcun riferimento alla clausola relativa pandemia Covid-19. 

@andreadeugeni

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