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Intesa avverte sui piani Mps: due Ops difficili da valutare per i soci

Per Intesa le offerte sono economicamente legate e senza precedenti in Italia. Critiche anche ai due scambi a sconto

Intesa avverte sui piani Mps: due Ops difficili da valutare per i soci

Intesa Sanpaolo mette in discussione il doppio progetto di Mps su Banco Bpm e Banca Generali. Secondo la banca, le due Ops si condizionano economicamente e una sola acquisizione produrrebbe un gruppo molto diverso da quello presentato agli azionisti del Monte.

Intesa: l’esito di un’offerta condiziona l’altra e complica la valutazione per gli azionisti

Due acquisizioni da realizzare contemporaneamente, mentre Mps deve ancora completare l’integrazione con Mediobanca. È su questa combinazione che Intesa Sanpaolo concentra le proprie critiche al progetto annunciato dal Monte il 21 agosto su Banco Bpm e Banca Generali. Intesa descrive una “struttura particolarmente complessa, con due offerte pubbliche di scambio simultanee e interdipendenti su due società quotate al vertice di articolati gruppi finanziari, promosse mentre l’integrazione con Mediobanca è ancora da completare”.

Secondo Intesa, dimensioni delle società coinvolte e articolazione complessiva rendono l’operazione diversa dalle precedenti aggregazioni bancarie italiane. La banca sostiene che il progetto “non ha precedenti nel mercato italiano degli intermediari sottoposti a vigilanza prudenziale”. La difficoltà, per gli azionisti, deriva soprattutto dal legame economico tra le due operazioni. Pur essendo giuridicamente autonome, Intesa le definisce “economicamente interdipendenti: l’esito e il valore dell’una influenzano l’altra, rendendo difficile la valutazione di ciascuna di esse da parte degli azionisti del Monte, di Banco Bpm e Banca Generali nei vari scenari che si potrebbero presentare”.

Intesa contesta le due offerte a sconto e i benefici indicati da Siena

Intesa interviene anche sulle condizioni economiche scelte da Mps. La presentazione contemporanea delle due Ops “a sconto è del tutto inusuale nel mercato, con riflessi sulle concrete prospettive di successo delle offerte stesse: tanto più laddove si consideri che il premio del 12,5% dell’Opas era stato invece criticato nel comunicato stampa di Mps del 16 luglio scorso perchè ritenuto ‘inferiore al livello medio di premio osservato in offerte pubbliche volontarie di acquisto e/o scambio comparabili nel settore bancario italiano’”. La banca mette poi sotto esame le distribuzioni prospettate da Mps ai propri azionisti. Il Monte indica benefici legati a 16 miliardi di euro di distribuzione cash durante il piano e a 3 miliardi di distribuzione in natura una tantum.

Intesa osserva però che Mps prospetta “benefici che deriverebbero da 16 miliardi di euro di distribuzione cash in arco di piano e da 3 miliardi di euro di distribuzione in natura una tantum. Si tratta, tuttavia, di risorse il cui valore è già riflesso nelle azioni che appartengono agli azionisti di Mps: i 16 miliardi di euro sono già previsti dal piano MpsMediobanca e non rappresentano, pertanto, un valore aggiuntivo generato dalle Ops; la distribuzione in natura consiste nell’assegnazione agli azionisti di attivi già presenti nel patrimonio di Mps e già incorporati nel corso del titolo”.

Se passa una sola Ops cambia il gruppo costruito da Mps

Per Intesa, il risultato industriale sarebbe molto diverso anche nel caso in cui Mps riuscisse a completare soltanto una delle due acquisizioni. La banca osserva che il progetto “avrebbe impatti sensibilmente diversi: nel caso in cui andasse in porto solo Bpm, il Monte incrementerebbe le proprie dimensioni di banca commerciale, ma sarebbe priva della componente di wealth management che invece caratterizza il progetto osservato nel suo insieme; nel caso in cui andasse a buon fine Banca Generali, Siena aggiungerebbe una rete di consulenti finanziari alla propria struttura senza l’annunciato salto dimensionale nella banca commerciale; secondo i dati pubblicati da Mps con il comunicato del 14 settembre 2026, le sinergie sarebbero limitate a 0,4 miliardi di euro (un importo, peraltro, superiore rispetto agli 0,3 miliardi di euro indicati da Mediobanca nel comunicato relativo all’Ops lanciata a suo tempo su Banca Generali)”.

L’intero progetto richiederebbe inoltre l’integrazione “simultanea di quattro entità distinte (Mps, Banco Bpm, Banca Generali e Mediobanca con le rispettive società controllate) con esigenze di business e dinamiche diverse, anche sotto il profilo della gestione dei rischi”. Le osservazioni sono state diffuse dopo il consiglio d’amministrazione straordinario di Intesa Sanpaolo, convocato anche in vista dell’assemblea Mps del 29 ottobre. Intesa ha contemporaneamente annunciato l’aumento della componente cash della propria Opas sul Monte, subordinandolo al mancato via libera degli azionisti al progetto presentato da Luigi Lovaglio.

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