Mentre Carlo Messina e Gian Maria Gros-Pietro si preparano ad incassare la riconferma con un nuovo mandato, Intesa Sanpaolo chiude il 2018 con 4,05 miliardi di euro di profitti, in crescita del 6,1% rispetto ai 3,81 dell’anno precedente. Il risultato è depurato dal contributo pubblico da 3,5 miliardi ottenuto per l’acquisizione degli asset delle ex Popolare di Vicenza e Veneto Banca (considerando questa voce la variazione sarebbe -44,6%). Il quarto trimestre batte le stime con un utile netto di 1,03 miliardi, anche se fa segnare però un -27% rispetto all’utile di 1,04 dello stesso periodo del 2017.
La prima banca italiana ha proposto il pagamento di 3,45 miliardi di dividendi cash pari all’85% del payout ratio indicato nel piano d’impresa, monte-dividendi che corrisponde alla distribuzione di 19,7 centesimi di euro per azione.
Tornando ai conti 2018, i proventi operativi netti si sono attestati a 17,87 miliardi (+2,3% e +0,2% considerando il contributo delle banche venete per l’intero 2017), con interessi netti a 7,3 miliardi (+0,2% e -2,2%) e commissioni nette a 7,9 miliardi (+0,3% e -2,1%). I costi operativi sono pari a 9,47 miliardi (+2,5% e -3,6%), per un rapporto cost/income al 52,9%.
Il gruppo prevede per il 2019 – recita una nota dell’istituto di credito – un aumento del risultato netto rispetto al 2018, conseguente a una crescita dei ricavi, una continua riduzione dei costi operativi e un calo del costo del rischio. La politica di dividendi per l’esercizio 2019 prevede la distribuzione di un ammontare di dividendi cash corrispondente a un payout ratio pari all’80% del risultato netto.

