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Economia
Intesa, Messina: "150 mld di credito". Rumors : tagli salariali o esuberi

di Andrea Deugeni
twitter@andreadeugeni

Carlo Messina, l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, sa di avere la fiducia degli investitori istituzionali e del mercato. L'ingresso degli americani di BlackRock nell'azionariato della prima banca per numero di sportelli dietro alla Compagnia di San Paolo (primo socio col 9,7%) e un passo avanti alla Fondazione Cariplo (4,94%) di Giuseppe Guzzetti è soltanto un epifenomeno di questo gradimento che nella corsa del titolo Intesa, da quando Messina ha raccolto le consegne da Enrico Cucchiani (+50%), la sua manifestazione più significativa.

Sulla base di questa condizione, nel presentare oggi  il rapporto sui distretti industriali elaborato dall'ufficio studi dell'istituto, il banchiere romano ha tracciato a grandi linee i driver del prossimo piano industriale che verrà presentato alla comunità finanziaria venerdì 28 marzo. Driver fra cui vi è quello fondamentale di cercare di limitare al massimo le sofferenze e il costo del credito che possono trasformarsi in cause di erosione della redditività.

Volano dei ricavi sarà l'offerta del credito, che Messina, per i prossimi 4 anni, ha quantificato in 150 miliardi di euro, ovviamente al netto della domanda di finanziamenti.  "Il nostro impegno è sull'offerta" di credito e che quindi perchè si traduca in una effettiva erogazione servirà "domanda di credito, una domanda di credito che non generi sofferenze", ha spiegato il Ceo.

A proposito dell'attuale gestione dei non performing loans che, secondo le indiscrezioni dovrebbe avvenire attraverso la creazione di un veicolo ad hoc studiato con UniCredit e con il private equity americano Kkr, in cui far confluire buona parte dei suoi 55 miliardi di crediti deteriorati, Messina ha spiegato che le modalità della bad bank all'italiana verranno spiegate in sede di presentazione di piano industriale.

Il Ceo ha tenuto a sottolineare come il modello di business di Intesa sarà focalizzato ancora una volta sul retail della Banca dei Territori che in questi anni di crisi ha continuato ad "assistere il territorio, le imprese e le famiglie con oltre 400 miliardi di euro". Il piano industriale è stato stilato con una modalità concertativa, ha precisato il banchiere, che intende fare il più possibile squadra con tutti i livelli della banca. "Abbiamo conivolto nella rete oltre 6000 persone e circa 1000 dirigenti", ha detto.

Le settimane scorse, Messina aveva già anticipato che il nuovo progetto non conterrà esuberi (secondo rumors raccolti da Affaritaliani.it, però, il direttore operativo Francesco Micheli sta mettendo i sindacati di fronte alla scelta fra tagli salariali o l'individuazione di esuberi) e che punterà ad un Roe di oltre il 10% nell’arco di piano ovvero tre o cinque anni. A fianco di una focalizzazione sul core business, sono attese poi le dismissioni delle partecipazioni non bancarie (da Alitalia, in cui "AirFrance non è ancora fuori dai giochi" a Telecom passando per Rcs fino a Pirelli, Risanamento e Ntv). Cessioni che dovrebbero avvenire sempre nell’arco di tre e cinque anni, quando le condizioni di mercato lo renderanno possibile.

Infine, altro driver fondamentale sarà la semplificazione territoriale della struttura della banca e dei marchi che verranno accorpati secondo la geografia delle principali fondazioni presenti nell'azionariato del gruppo.

 

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