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Lusso/ Da Luciano Soprani a Bellora altre eccellenze del made in Italy potrebbero passare di mano

Lusso/ Da Luciano Soprani a Bellora altre eccellenze del made in Italy potrebbero passare di mano
Moda
Dopo Pomellato e Richard Ginori il gruppo Kering potrebbe continuare la sua “campagna d’Italia” con nuove acquisizioni. A fare gola, anche per rilanciare l’andamento delle vendite della divisione Lusso, sembrano marchi di nicchia in grado di affermarsi in tutto il mondo, come Luciano Soprani o Bellora. Ma il vero oggetto del desiderio sarebbero brand storici come Armani, Versace, Missoni o Dolce & Gabbana, magari attraverso un primo ingresso nel capitale come soci di minoranza

L’appetito vien mangiando e così il gruppo Kering (ex Ppr) potrebbe proseguire a breve la sua “campagna d’Italia” che l’ha già portato a rilevare il controllo di Pomellato e, tramite la controllata italiana Gucci, a rilevare dal fallimento Richard Ginori, tanto più che i primi tre mesi del 2013 per il gruppo francese hanno visto le vendite della divisione Lusso deludere le attese del mercato, con un giro d’affari cresciuto su base annua solo del 6,4% (mentre il consensus si attendeva un 10% di incremento e case d’affari solitamente prudenti come il Credit Suisse scommettavano comunque su un +9%).

Certo, anche la divisione Sport & Lifestyle non ha registrato un andamento brillante delle vendite in questo primo scorcio d’anno (anzi, il giro d’affari è calato del 2,5% annuo contro attese del Credit Suisse per un incremento attorno all’1%), ma mentre i problemi di Puma non sono una novità, commentano gli analisti rossocrociati in un recente report, “ora gli investitori si attenderanno una crescita inferiore alle attese per Gucci, Bottega Veneta e gli altri marchi del lusso, specie dopo diversi trimestri in cui il portafoglio di marchi di lusso di PPR ha battuto le attese”.

In effetti analizzando i conti del gruppo francese si nota per Gucci una frenata della crescita delle vendite (+4% annuo contro il +8% dei tre mesi precedenti) legata anche ad una razionalizzazione della rete distributiva in Italia e in Europa che ha compensato un incremento delle vendite al dettaglio (+6% con soli 3 nuovi negozi aperti nel trimestre), in Nord America (+9%) e in Asia (peraltro modesta, +3%), così come si è vista una frenata nella crescita del giro d’affari di Bottega Veneta (+9% dal +33% del quarto trimestre 2012).

Nuove acquisizioni di marchi di nicchia o anche già affermati, con buone prospettive di veder crescere il proprio giro d’affari grazie alla presenza mondiale del gruppo Kering, sembrano dunque una delle leve a cui Francois-Henri Pinault vorrà fare ricorso per non far ulteriormente decelerare la crescita del gruppo, anche perché al momento è ancora possibile trovare prede interessanti a valutazioni distanti dai picchi toccati ancora pochi anni fa, mentre si nota da alcune settimane una ripresa degli acquisti in Cina e più in generale in Asia rispetto a inizio anno e lo stesso Credit Suisse ha già indicato proprio nella ripresa delle vendite di orologi e gioielli, trainata dagli acquisti in Asia, il “leit motiv” del 2013 per il settore della gioielleria e del lusso.

*BRPAGE*

Ma quali potrebbero essere le prossime “prede” a cadere nel carniere di Kering (o delle rivali Lvmh o Hermes)? Non è un mistero che da anni il mercato si interroghi sul futuro del gruppo Armani dopo che lo stesso “re” Giorgio, da almeno cinque anni, si è detto disposto ad aprire il capitale a nuovi soci, purché non fondi di private equity, piuttosto che di Versace, che avrebbero già affidato a Intesa Sanpaolo e Goldman Sachs il mandato di cercare un partner azionario di minoranza (si parla di una quota tra il 30% e il 40%) o in alternativa studiare un’Ipo.

Se Armani e Versace sono già oggi molto presenti all’estero e per dimensioni potrebbero essere più oggetto di una partnership con l’acquisizione di una quota di minoranza, altri marchi come Luciano Soprani (interamente controllato dal management), Missoni (al 100% facente capo all’omonima famiglia) o Bellora (attivo nella biancheria di lusso, rilevato pochi anni fa dal gruppo indiano Himatsingka che ora sarebbe disponibile a passare la mano) potrebbero invece rappresentare il target ideale per chi come i grandi gruppi francesi del lusso cerca solitamente di acquisire il controllo delle aziende partecipate e sembra avere a medio termine un oggetto del desiderio neppure troppo “segreto”: mettere le mani su Dolce & Gabbana. Ci riusciranno?

Luca Spoldi