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Sante poltrone/ Ior, il belga De Corte verso la presidenza. E in Vaticano i giochi sono fatti

 

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Bernard De Corte, banchiere belga, sarebbe secondo le indiscrezioni molto vicino alla nomina come presidente dello Ior. Il Vaticano non conferma e Oltretevere non sembra esserci sollievo. C’è infatti chi osserva ad Affaritaliani.it che: “Mi pare strano che la Santa Sede abbia scelto una società di head hunting per la scelta del nuovo presidente dello Ior. E mi pare altrettanto strano che ci sia qualcuno deciso ad accettare una presidenza che fra 15-20 giorni potrebbe essere messa in discussione“. Qualcunaltro, invece, rileva: “E’ un segno di trasparenza”. Ma le fonti sentite Oltretevere tengono a precisare ad Affari: “Bertone sta seguendo tutto, del resto il Camerlengo – che tra poco dovrà dare il via alla successione a Joseph Ratzinger – è lui”. Ed è anche presidente della Commissione Cardinalizia di vigilanza sulla Banca vaticana.

DARA’ LE DIMISSIONI APPENA ELETTO?- Ma torniamo alle possibili dimissioni del nuovo presidente. Anche se il presidente della banca del Papa non perde la sua carica in caso di morte o dimissioni del Pontefice (cosa che invece accade a tutti i titolari dei dicasteri della Curia romana eccetto Camerlengo, Penitenziere Maggiore, Vicario per la diocesi di Roma, Arciprete della Basilica Vaticana e Vicario Generale per la Città del Vaticano: un vero e proprio sistema di spoils system), esiste almeno un precedente storico in cui il presidente dello Ior, all’atto della morte del pontefice, ha rassegnato le dimissioni. Stiamo parlando di Angelo Caloia, presidente della banca papale dal 1990 al 2009, che alla morte di Giovanni Paolo II – il 2 aprile 2005 – presentò le sue dimissioni (venne poi confermato da Benedetto XVI). Il neopresidente potrebbe (dovrebbe?) quindi attenersi a questa prassi, tenuto presente che il nuovo Pontefice potrebbe decidere di destituire il presidente dello Ior (il Papa, infatti, nomina la commissione cardinalizia che a sua volta nomina il presidente della banca e comunque, avendo la potestà piena, suprema e immediata potrebbe intervenire in prima persona se ce ne fosse bisogno).

ACCORDO FATTO PER IL PROSSIMO PAPA?- Ma non è tutto. C’è chi dice ad Affari che: “Una decisione del genere presa adesso significa un colpo di mano. Se così fosse, chiunque avesse tentato il colpo di mano la pagherebbe cara in Conclave”, perdendo quindi l’elezione o vedendo la sconfitta del proprio candidato di bandiera. Per cui delle due l’una: “O qui c’è un tentativo dei bertoniani di chiudere la partita – ma poi vedremo col futuro Papa che cosa succederà – oppure c’è già un’idea, una quasi certezza su chi sarà il successore di Benedetto XVI e quindi ci si arrischia a fare una mossa simile sicuri che il prossimo Papa sarà d’accordo”.
 

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ENIGMA CONCLAVE– Infatti: ed è qui che la vicenda Ior trova un punto di contatto col Conclave, che dovrebbe iniziare tra il 15 e il 19 marzo. Osserva la fonte, calendario alla mano: “Dal 15 al 30, giorno di Pasqua, con 3 votazioni al giorno ci sono 45 scrutini. Più che sufficienti, se ci sono le idee chiare, per l’elezione di un Pontefice. Padre Lombardi (il portavoce vaticano, ndr) ha fatto l’ipotesi di Pasqua, per cui potrebbe benissimo succedere che verso il 20-25 marzo ci sarà il successore di Joseph Ratzinger. Ma un conto è eleggere un Papa col predecessore morto, ed uno col predecessore vivo e vegeto”.

Il motivo è presto spiegato: “Non è difficile immaginare che i cardinali vadano a salutare il Papa e ringraziarlo, chiedendogli poi: ‘E per il futuro di chi avremo bisogno?’. E non è difficile immaginare il Papa che risponde: ‘Di un uomo di cultura, che dialoghi con le altre religioni, abbia prestigio internazionale, venga da una grande diocesi mitteleuropea e abbia ampia esperienza pastorale’. Un identikit molto chiaro e che allude chiaramente a un nostro cardinale italiano. Devo anche farti il nome, o basta così?”. Basta così, grazie.

Antonino D’Anna