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Ipo, aria di lockdown per l’e-commerce? L’Amazon kazaka sbanca la Borsa

Gli affari di Kaspi che offre anche servizi fintech. Ipo a Londra

Ipo, aria di lockdown per l’e-commerce? L’Amazon kazaka sbanca la Borsa
Kaspi.kz

Mentre soffiano venti gelidi di lockdown sul Vecchio Continente c’è chi può permettersi di brindare con un buon liquore dalla steppa (anche perché anche lì soffiano venti gelidi, seppur di altro tipo): è la Kaspi.kz, già ribattezzata “Amazon kazaka”, che ha concluso la collocazione alla borsa di Londra (Lse), raccogliendo oltre un miliardo di dollari e raggiungendo una capitalizzazione complessiva di 6,5 miliardi di dollari. Si tratta della quarta più grande in Europa per quest’anno e della seconda sul listino londinese. È naturale che gli investitori abbiano scelto di dare credito a un’azienda che ha beneficiato – e continuerà a farlo – della pandemia.

La provenienza kazaka (non tra le più abituali) non deve ingannare: il capitale è detenuto per il 4% da Goldman Sachs, che ha anche avuto la funzione di advisor. La cosa interessante è che proprio il Coronavirus abbia avuto un ruolo di catalizzatore per l’azienda: lo scorso anno, infatti, l’Ipo si era fermata dopo che i potenziali acquirenti non avevano raggiunto una valutazione complessiva di 4 miliardi. Oggi ottengono il 60% in più. Nei primi giorni di collocazione, il titolo di Kaspi.kz ha guadagnato il 18%, segno che a mano a mano che i contagi crescono, gli investitori si rifugiano negli operatori specializzati in vendite in rete. 

Kaspi.kz ha una quota di mercato nel paese di origine del 46%, in una nazione che conta 18 milioni di abitanti significa toccare ogni mese oltre 7,8 milioni di utenti, che possono impiegare la app per svolgere le funzioni più disparate. Oltre all’e-commerce, infatti, il sito può esser usato per pagare le bollette, per ottenere, gestire pagamenti tra privati e organizzare le proprie finanze. D’altronde, l’azienda può contare su una solida presenza nel mondo bancario: è il terzo istituto del paese che gestisce il 65% dei pagamenti digitali kazaki.

Proprio il fintech è l’arma più interessante in prospettiva nell’arsenale di Kaspi.kz, che – secondo Bloomberg – ha aumentato del 50% i fatturati nel primo semestre di quest’anno. I nuovi sistemi di pagamento, d’altronde, rappresentano un ulteriore anello della trasformazione digitale che è stata forzatamente accelerata dal Coronavirus. In Kazakistan le transazioni effettuate via smartphone sono aumentate di 2,3 volte lo scorso anno, con un valore di 34,9 miliardi. 

Una tendenza che si registra anche in Italia dove il contante viene visto sempre di più con sospetto. Ad esempio, perché le banconote rappresentano un veicolo di trasmissione di potenziali agenti patogeni. Per questo nel 2020, nonostante un calo delle transazioni soprattutto nei negozi fisici, si è registrato un incremento del 17% rispetto allo stesso periodo del 2019 per quelle effettuate in modalità contactless, per un totale di 760 milioni di operazioni e 31,4 miliardi di euro, raggiungendo gli 80 miliardi – e una penetrazione del 37% sul totale delle transazioni con carta.

I soli pagamenti tramite smartphone con tecnologia contactless nfc hanno invece superato gli 1,1 miliardi di euro di valore (+96%), e le stime sulla fine dell’anno parlano di un valore compreso tra i 3 e i 3,3 miliardi di euro per una crescita rispettivamente del +97% o del +117% e una penetrazione sui pagamenti contactless fino al 4%.

Anche il nostro paese, dunque, è in fermento da questo punto di vista e l’e-commerce – come il fintech – è il settore su cui puntare maggiormente. L’Italia, secondo il consorzio Netcomm chiuderà il 2020 con un dato in crescita di oltre il 31%, per un controvalore di 23,3 miliardi di transato per i prodotti (mentre i servizi, per ovvie ragioni, crolleranno in modo verticale).

A guidare il cibo, ovviamente, che è divenuto oggetto acquistabile online mentre fino a qualche mese prima dell’avvento della pandemia questa attività era bollata come turpe. Ora dunque che la possibilità concreta di trascorrere sempre più tempo a casa si fa nuovamente sentire, chi ha migrato il proprio business in rete dorme forse sonni un po’ più tranquilli dei lavoratori “tradizionali”. Dal Kazakistan all’Italia, la nuova via della seta corre lungo le arterie digitali.