La guerra tra Usa, Israele e Iran spaventa i mercati con Piazza Affari che ha cancellato tutti i guadagni del 2026, una situazione che richiama quella registrata con la pandemia. Ma in questo caso a spaventare è l’aumento delle quotazioni del petrolio con il Wti americano balzato del 33% in una settimana e il gas europeo, scambiato ad Amsterdam (Ttf), in rialzo di oltre il 67%. In questi casi gli analisti suggeriscono prudenza e di non stravolgere gli investimenti ma ovviamente il cosiddetto “portafoglio di guerra” deve essere provvisto di titoli del settore difesa e energia e da titoli, per loro natura difensivi, come le utility. A Piazza Affari infatti sia Eni sia Leonardo non sono mai arretrate fin dall’inizio del conflitto nonostante le perdite pesanti in altri settori come banche e assicurazioni.
In Europa titoli simili sono Shell e TotalEnergies. Ma se il conflitto dovesse trasformarsi da shock energetico in recessivo, anche l’energia smetterebbe di essere immune dal crollo dei mercati. Tra i top pick degli analisti c’è Galp che ha una limitata dipendenza diretta dalle infrastrutture del Medio Oriente e una generazione immediata di flussi di cassa grazie ai prezzi elevati del greggio. Anche la britannica Bp è interessante perché, come Eni, ha una dipendenza modesta dalle rotte di esportazione del Golfo che sono ferme a causa del blocco dello stretto di Hormuz. Quanto alla difesa, vista la sicura escalation delle spese in armamenti, scendono in campo i titoli delle maggiori società del settore europeo. Oltre a Leonardo c’è il gigante tedesco Rheinmetall, Thales e Bae Systems. Più aggressiva (come profilo di rischio si intende) è Csg, gruppo ceco quotato ad Amsterdam. Mentre l’inglese Bae Systems produce missili e di sistemi di guerra elettronica e con Leonardo ed Airbus è proprietaria di Mbda, il consorzio europeo di sistemi missilistici. Di dimensioni minori c’è Avio che però dispone di un nuovo impianto per motori di missili a propulsione solida negli Usa.
Mentre la norvegese Kongsberg è coinvolta nella produzione del sistema di difesa aerea Nasams. Tra le utility, considerati titoli difensivi, ci sono Enel, Italgas, Terna A2a con attività regolate e flussi di cassa relativamente stabili ma se la pressione sui prezzi del gas europeo continuerà potrebbero subirne le conseguenze. In un panorama così incerto, secondo gli esperti, ci potrebbero essere buone possibilità di resilienza per i titoli delle tlc come Tim che sono per così dire “protetti”, perché offrono servizi necessari, da un rallentamento del ciclo economico. Come del resto quelli legati all’acciaio, come Danieli, che potrebbero (purtroppo) beneficiare di una guerra prolungata. Anche i settori dei beni di consumo di prima necessità e quello farmaceutico possono essere considerati difensivi. Sanofi, secondo gli esperti, potrebbe ben performare grazie alla presenza in settori ad alta crescita, come immunologia e vaccini, al buyback da 1 miliardo di euro, e al farmaco Dupixent (35% delle vendite) che supporterà gli investimenti nella ricerca nei prossimi 5-6 anni. Guardando ai giganti del settore Merck offre un modello di business diversificato che in periodi di incertezza è molto apprezzato dai mercati finanziari.

