Il conflitto in Iran entra nei bilanci delle famiglie italiane. Secondo Facile.it, in tre mesi gli aumenti di carburanti, bollette e mutui variabili hanno generato quasi 2,6 miliardi di euro di costi extra. Il conto più alto arriva dalla pompa: benzina e diesel valgono da soli circa 2 miliardi.
Il pieno costa fino a 16 euro in più rispetto a febbraio, rate variabili in salita entro dicembre
. A poche ore dal chiudersi del terzo mese dallo scoppio del conflitto in Iran, Facile.it ha calcolato quanto hanno pesato gli aumenti di bollette, carburante e mutui sulle tasche degli italiani. Tanto: quasi 2,6 miliardi di euro di costi extra a causa dell’aumento del prezzo del petrolio e delle materie prime.
Bollette luce e gas
La prima voce di spesa finita sotto la lente è quella delle bollette luce e gas. Secondo le stime di Facile.it, le famiglie con un contratto di fornitura a prezzo indicizzato nel mercato libero spenderanno, tra marzo e maggio, circa 50 euro in più a causa dell’aumento delle tariffe.
Guardando nel dettaglio i costi, si scopre che la bolletta del gas è quella destinata a salire maggiormente: una famiglia tipo (consumi annui pari a 1.100 smc), per le utenze di marzo, aprile e maggio spenderà oltre 300 euro, vale a dire circa il 15% in più (40 euro) rispetto a quanto avrebbe speso se le tariffe non fossero aumentate.
Minore l’impatto sulle bollette della luce; per una famiglia tipo (2.000 kWh l’anno), le bollette di marzo, aprile e maggio arriveranno a pesare quasi 160 euro, in aumento del 5% rispetto a quanto avrebbero speso se le tariffe fossero rimaste stabili.
Numeri alla mano, è possibile stimare che gli aumenti di luce e gas di questi soli tre mesi peseranno sulle tasche degli italiani con un contratto variabile, complessivamente, circa 600 milioni di euro.
Secondo gli analisti di Facile.it, stando alle attuali previsioni sul prezzo dell’energia, nei prossimi 12 mesi gli italiani con contratto di fornitura indicizzato spenderanno 2.120 euro tra luce e gas, vale a dire l’8% in più (+172 euro) rispetto ai 1.948 euro previsti prima che scoppiasse il conflitto.
Mutui variabili
Anche i tassi dei mutui variabili hanno risentito del conflitto; nonostante la BCE non sia ancora intervenuta sugli indici, sembra ormai prossima a farlo e proprio per questo l’Euribor, l’indice di riferimento per i mutui variabili, è in fase di aumento.
Da prima dello scoppio del conflitto ad oggi è salito di circa 20 punti base, con picchi di +28 punti base (Euribor a 3 mesi). Questi movimenti hanno determinato un aumento, calcolato su un finanziamento variabile standard sottoscritto negli ultimi anni (126.000 euro da restituire in 25 anni a copertura del 70% del valore dell’immobile), di circa 5 euro nella rata di aprile e di ulteriori 5 euro in quella di maggio.
Secondo gli esperti, la prospettiva è di un ulteriore rincaro nei prossimi mesi; guardando ai Futures aggiornati al 25 maggio 2026 si scopre che l’indice potrebbe continuare a crescere e la rata del mutuo potrebbe arrivare entro fine anno a circa 655 euro. Se si considera che a gennaio 2026 la rata era pari a 615 euro, nel 2026 l’aumento complessivo della rata media sarebbe di circa 40 euro.
Guardando ai tassi offerti ai nuovi mutuatari, per un finanziamento da 126.000 euro in 25 anni al 70%, oggi i migliori Tan disponibili partono dal 2,99% per il fisso e dal 2,37% per il variabile. Possibile immaginare che se la situazione di crisi continuerà, i valori cambieranno nei prossimi mesi.
Benzina e diesel
La voce di spesa che ha avuto l’impatto negativo maggiore sui budget familiari è senza dubbio quella per il carburante. Nonostante l’intervento del Governo, da marzo a maggio gli italiani spenderanno circa 2 miliardi di euro in più rispetto a quanto avrebbero fatto se i prezzi fossero rimasti uguali a quelli pre-conflitto.
Guardando più da vicino i prezzi alla pompa in modalità self, si scopre che quello della benzina è passato da 1,65 euro/litro di febbraio ad oltre 1,9 euro/litro di maggio, rincaro che, nei tre mesi, si tradurrebbe in un aggravio di circa 500 milioni di euro. Per il diesel, invece, il prezzo medio è salito da 1,70 euro/litro ad oltre 2 euro/litro, valori che potrebbero pesare sulle tasche degli italiani per oltre 1,5 miliardi di euro in costi extra.
L’analisi è stata realizzata prendendo in considerazione i consumi di carburante rilevati sulla rete e le variazioni settimanali del prezzo di diesel e benzina.
Per un pieno di benzina (50 litri), la spesa media è passata da 83 euro di febbraio a 97 euro di maggio; per un pieno di diesel, invece, il costo è passato da 85 euro di febbraio a 101 euro di maggio.
Secondo le stime di Facile.it, considerando il prezzo del carburante aggiornato al 26/5/2026 e una percorrenza di 10.000 km, un automobilista spende in benzina, in un anno, circa 1.299 euro, vale a dire il 18% in più (+202 euro) rispetto alle previsioni pre-conflitto (23 febbraio 2026). Se si considera il prezzo del diesel, invece, la spesa annua è di 1.131 euro, in aumento del 20% (+191 euro).
L’effetto, in valori assoluti, è ancora più visibile se si guarda al settore degli autotrasporti: per percorrere una tratta di 3.000 km prima del conflitto un camion spendeva 1.283 euro di diesel, oggi, invece, ne spende 260 in più, vale a dire 1.543 euro.

