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Economia

Oltre 15 milioni di persone in disagio economico. Disoccupati 'cronici' tanto da essere ormai sfiduciati. Potere d'acquisto delle famiglie e consumi ai minimi storici. Record di giovani che non sutdiano né lavorano. E' nero, nerissimo, il quadro dell'Italia che emerge dal Rapporto Annuale 2013 - La situazione del Paese targato Istat e incentrato sulla situazione economica delle famiglie e del Paese.

15 MLN IN DISAGIO ECONOMICO,POVERTA' MINACCIA CETI MEDI - Sono 15 milioni gli italiani che vivono una situazione di disagio economico e la poverta' minaccia anche il ceto medio, ormai "in seria difficolta'" .  "Le persone in famiglie gravemente deprivate, cioe' famiglie che presentano quattro o piu' segnali di deprivazione su un elenco di nove, raddoppiano in due anni passando dal 6,9% del 2010 al 14,3% (8.608.000) del 2012. Quelle che ne presentano tre o piu' sono il 24,8% (14.928.000)". E "la grave deprivazione materiale comincia a interessare non solo gli individui con i redditi familiari piu' bassi ma anche coloro che dispongono di redditi mediamente piu' elevati". Continua a crescere in modo consistente la quota di individui che dichiarano di non potersi permettere un pasto adeguato almeno ogni due giorni (16,6%), quota triplicata in due anni. Questo dato e' confermato dalla riduzione in termini di quantita' e/o qualita' del consumo di carne o pesce da parte delle famiglie (rispettivamente dal 48,3% del 2011 al 57% del 2012 per la carne e dal 50,1 al 58,2% per il pesce). Le persone, inoltre, che affermano di non poter riscaldare adeguatamente l'abitazione (21,1%) sono raddoppiate in due anni e coloro che dichiarano di non potersi permettere una settimana di ferie in un anno rappresentano ormai la meta' del totale (50,4% rispetto al 46,7% del 2011). Gli individui che vivono in famiglie che non possono sostenere spese impreviste di un importo relativamente contenuto raggiungono il 41,7% (erano il 38,6 per cento nell'anno precedente). Sostanzialmente stabili risultano, invece, l'indicatore relativo all'avere arretrati per il mutuo, l'affitto, le bollette o per altri debiti e quelli relativi alla possibilita' di accedere a beni durevoli di largo consumo. Il divario tra il Mezzogiorno e il resto del Paese continua ad aumentare anche nel 2012. Nelle regioni del Sud il peggioramento e' piu' marcato rispetto al Nord e al Centro: la deprivazione materiale, aumentata di oltre tre punti percentuali, colpisce il 40,1% della popolazione, mentre la grave deprivazione, con un aumento di oltre cinque punti, riguarda ormai una persona su quattro (25,1%). La condizione di deprivazione materiale e' piu' diffusa tra le persone che vivono da sole (il 27,5% e' deprivato, il 16,9% lo e' in maniera grave), specie se anziane (30,6% e 18,7%) e tra coloro che appartengono alle famiglie piu' numerose; nelle famiglie con cinque componenti, il 35,3% risulta deprivato e il 22,9% lo e' gravemente. I dati confermano, inoltre, che la deprivazione e' piu' elevata tra gli individui in famiglie monoparentali e in famiglie in cui la persona di riferimento e' giovane, ha conseguito un basso titolo di studio, lavora a tempo parziale o soprattutto se e' disoccupata o in cerca di prima occupazione (ben il 60,9% e' deprivata e il 41,1% vive in famiglie gravemente deprivate). Considerando la transizione tra i diversi gradi della condizione di deprivazione materiale in anni successivi si puo' osservare, nel biennio 2011-2012, una dinamica della "caduta in deprivazione" piu' graduale rispetto a quella registrata tra 2010 e 2011, quando il flusso piu' importante verso il gruppo di individui gravemente deprivati era costituito da quanti non erano affatto in una condizione di deprivazione. Nel 2011 tra le persone che si trovavano in grave deprivazione, la quota di coloro che l'anno precedente non erano deprivati risultava il 53,6%, mentre nel 2012 tale quota si riduce al 32,8%. D'altro canto, nel confronto 2011-2012, le persone appartenenti a famiglie che inizialmente manifestavano tre segnali di deprivazione e che, dopo un anno, ne manifestano quattro o piu' (deprivazione grave) sono in aumento (29,2%), rispetto a quanto osservato tra il 2010 e il 2011 (25,6%). Diminuisce, invece, la percentuale di persone in famiglie che inizialmente non erano deprivate e che entrano nella condizione di deprivazione materiale (16,1% tra il 2010 e il 2011, mentre e' il 13,3% tra il 2011 e il 2012) o direttamente in quella grave (rispettivamente 7,4% e 5,9%).

CROLLA POTERE D'ACQUISTO, CONSUMI MAI COSI' GIU' DA '90 - Il calo del potere d'acquisto delle famiglie, causato soprattutto "dall'inasprimento del prelievo fiscale", ha provocato la piu' forte riduzione dei consumi dagli anni Novanta. "Il potere d'acquisto delle famiglie e' diminuito del 4,8%. Si tratta - si legge nel rapporto - di una caduta di intensita' eccezionale che giunge dopo un quadriennio caratterizzato da un continuo declino". A questo andamento hanno contribuito soprattutto "la forte riduzione del reddito da attivita' imprenditoriale e l'inasprimento del prelievo fiscale", spiega l'Istituto di statistica. Per far fronte al calo del reddito disponibile, le famiglie hanno ridotto dell'1,6% la spesa corrente per consumi: cio' corrisponde a una flessione del 4,3% dei volumi acquistati, la piu' forte dall'inizio degli anni Novanta.

QUASI 2 FAMIGLIE SU 3 HANNO RIDOTTO SPESA ALIMENTI - Quasi due famiglie su tre, l'anno scorso, hanno ridotto la spesa di prodotti alimentari. L'Istat sottolinea che "nel 2012 aumenta al 62,3% il numero delle famiglie che hanno adottato strategie di riduzione della quantita' e/o qualita' dei prodotti alimentari acquistati (quasi nove punti percentuali in piu' rispetto all'anno recedente). La punta massima del fenomeno, spiega l'Istituto, "si e' verificata nel Mezzogiorno (al 73%), ma in termini incrementali si sono avute variazioni anche piu' ampie al Nord, dove il salto e' stato di quasi 10 punti percentuali, e al Centro. Aumenta, inoltre, di circa due punti percentuali la quota di famiglie che acquistano generi alimentari presso gli hard discount, soprattutto nel Nord". Le tipologie familiari che nel 2012 hanno modificato maggiormente i comportamenti di consumo alimentare in senso restrittivo sono le coppie con figli, le famiglie di monogenitori e le famiglie con membri aggregati (piu' del 64% di tali famiglie).

OLTRE 2 MLN GIOVANI NON STUDIANO NE' LAVORANO, MOLTE MAMME - Sono oltre due milioni (2.250.000) i Neet in Italia, cioe' i giovani tra i 25 e i 29 anni che non lavorano e non studiano, e in molti casi si tratta di mamme. Stando ai dati Istat l'occupazione e' in calo soprattutto per i ragazzi under 30. L'Italia ha la quota di Neet piu' alta d'Europa (23,9%). Nel solo 2012 il numero di Neet e' ulteriormente aumentato di 95 mila unita' (4,4%) mentre dal 2008 l'incremento e' stato del 21,1% (+391mila giovani). I Neet sono piu' diffusi tra le donne, lo sono molte casalinghe italiane con figli nelle regioni del Sud e le straniere con figli al Centro-Nord, soprattutto marocchine e albanesi. Tra i giovani che vivono ancora in famiglia, l'incidenza e' piu' alta tra gli uomini. Nel complesso, negli ultimi quattro anni sono stati gli uomini a mostrare una crescita maggiore. La quota di essi rappresentata dai disoccupati e' particolarmente elevata tra gli uomini (49% contro il 33,1% delle donne), mentre le donne sono piu' presenti nella componente dell'inattivita' e in particolare in quella distante dalla partecipazione. Il 40% dei Neet e' alla ricerca attiva di lavoro (49% tra gli uomini, 33,1% tra le donne), circa un terzo appartiene alle forze di lavoro potenziali, il restante 29,4% sono inattivi che non cercano lavoro e non sono disponibili a lavorare. La situazione nel Mezzogiorno rimane quella piu' critica: in questa area e' Neet un giovane su tre (contro uno su sei nel Nord e uno su cinque nel Centro) e sono anche meno numerosi i Neet alla ricerca attiva di lavoro (36% contro il 46% circa del Centro-Nord). L'incidenza dei Neet tra i giovani stranieri e' pari al 33%, con una forte differenza di genere (21,4% gli uomini e 43,6% le donne). Tuttavia il fenomeno assume caratteristiche diverse per le straniere. Infatti, il 58% delle Neet e' madre (8,9% tra i maschi stranieri) e si tratta soprattutto di marocchine e albanesi.

QUASI 3 MLN SENZA LAVORO,LO CERCANO IN MEDIA DA 21 MESI - Sono quasi 3 milioni (2.744.000 nel 2012) i disoccupati in Italia e cercano lavoro in media da 21 mesi. Lo rileva il rapporto secondo cui un disoccupato su due lo e' almeno da un anno e piu' della meta' dei nuovi senza lavoro nel 2012 ha tra i 30 e i 49 anni. Le persone in cerca di lavoro da almeno 12 mesi aumentano dal 2008 di 675 mila unita', raggiungendo il 53% del totale. La durata media della ricerca si e' portata a 21 mesi nel 2012 - 15 mesi nel Nord e 27 mesi nel Mezzogiorno - e arriva ai 30 mesi per le persone in cerca di prima occupazione.

IMMIGRATI,PER 62,9% CITTADINI NON RUBANO LAVORO A ITALIANI - Il 61,4% dei cittadini italiani crede che gli immigrati siano "necessari per fare il lavoro che gli italiani non vogliono fare" mentre il 62,9% e' poco o per niente d'accordo con l'idea che "tolgano lavoro agli italiani". La posizione degli italiani verso gli immigrati appare comunque risentire della crisi: superano il 50% del campione coloro che sostengono che, in condizione di scarsita'? di lavoro, i datori di lavoro dovrebbero "dare la precedenza agli italiani rispetto agli immigrati". In generale, spiegano i ricercatori dell'istituto, "l'opinione per cui il lavoro degli immigrati va a sostituire la forza lavoro locale sulle mansioni evitate dagli italiani sembra prevalere sulla percezione di una rivalita' tra italiani e immigrati sul mercato del lavoro". Alcune fasce della popolazione avvertono uno stato di competizione nell'aggiudicarsi risorse scarse, in particolare il posto di lavoro, ma l'86,7% degli intervistati e' d'accordo nel ritenere che ogni persona dovrebbe avere il diritto di vivere in qualsiasi Paese del mondo. E' il titolo di studio che, tra le caratteristiche individuali considerate, influenza maggiormente la probabilita' di percepire gli immigrati come dei 'competitor' e il conseguente riconoscimento per gli italiani di un diritto di precedenza nell'accesso al mercato del lavoro: i meno istruiti - cioe' quanti hanno al piu' conseguito la licenza media - hanno una probabilita' piu' che doppia di quella dei laureati di essere d'accordo piuttosto che contrari (la stessa probabilita' diventa pari a 1,5 per i diplomati). Per un lavoratore straniero appare piu' probabile avere un lavoro poco qualificato nei servizi, mentre per gli italiani questo avviene nell'industria: e' nelle regioni settentrionali e in particolare nel Nord-est che la probabilita' di affermare un diritto di precedenza per gli italiani e' maggiore rispetto a chi vive nel Centro. La stessa modalita', invece, non risulta significativa nel Mezzogiorno, dove gli stranieri lavorano soprattutto in agricoltura e nei servizi, attivita' percepite come poco attraenti dagli italiani.

C'E' LA CRISI MA ITALIANI GUARDANO IN POSITIVO AL FUTURO - Un atteggiamento tendenzialmente positivo, nonostante gli effetti della crisi. Gli italiani si sentono soddisfatti per i propri aspetti relazionali, la salute e il tempo libero. E guardando al futuro, malgrado l'insoddisfazione per la situazione economica, ci si sente piu' positivi e sono soprattutto i giovani fino a 34 anni a essere i piu' ottimisti. Nel 2012, si legge, nonostante la recessione, i cittadini hanno continuato a tracciare un bilancio prevalentemente positivo della propria qualita' della vita: 6,8 e' il punteggio medio da essi espresso. Rispetto agli anni precedenti, tuttavia, l'incertezza della situazione economica e sociale si riflette sulla soddisfazione espressa per la vita in generale. Diminuisce la quota di persone di 14 anni e piu' che dichiara alti livelli di soddisfazione (associati a un punteggio tra 8 e 10), che passa in un solo anno dal 45,8% al 35,2%. Tra il 2011 e il 2012 la soddisfazione dei cittadini per la propria situazione economica e' diminuita di 5,7 punti percentuali. Nel 2012 ha dichiarato di essere soddisfatto per questo aspetto solo il 42,8% della popolazione di 14 anni e piu'. Inoltre e' aumentata la percentuale dei poco soddisfatti (dal 36,1% al 38,9%) e soprattutto quella dei per niente soddisfatti (dal 13,4% al 16,8%). La soddisfazione per la propria situazione economica, oltre a riguardare quote decisamente inferiori di popolazione rispetto a quanto invece si riscontra per altri ambiti di vita, e' in declino dal 2001, con punte particolarmente negative in occasione delle fasi recessive, al ricorrere delle quali si e' anche ampliato il divario tra regioni settentrionali e meridionali. La quota di residenti soddisfatti della propria situazione economica e' molto differente tra aree del Paese e passa dal 50% del Settentrione, al 44,3% del Centro e al 32% del Sud e Isole. Anche dai dati sulla fiducia dei consumatori emerge che una quota crescente di cittadini sta dando indicazioni pessimistiche sulle condizioni economico-finanziarie proprie e del sistema economico nel complesso, raggiungendo livelli minimi a partire dal 1993. Le analisi presentate nel Rapporto mostrano che esiste una relazione tra livello della spesa per consumi e valutazioni dei cittadini sulla situazione economica propria e del Paese. Emerge inoltre una forte sensibilita' di tali valutazioni individuali alle modifiche nella composizione delle scelte d'acquisto indotte dalla circostanze economiche. In particolare, se le difficolta' economiche inducono i cittadini a privarsi di parte di quelle spese che, pur non rientrando tra quelle considerate strettamente necessarie, sono ritenute importanti, il loro sentimento sulla situazione generale del Paese ne risente negativamente. Diverso e' l'andamento delle altre componenti del benessere individuale dei cittadini. Rispetto al 2011, nel 2012 aumenta la soddisfazione per le relazioni familiari e amicali: le persone di 14 anni e piu' che nel 2012 si dichiarano molto soddisfatte per le relazioni familiari sono il 36,8% (nel 2011 erano il 34,7%), per le relazioni amicali tale quota e' pari al 26,6% (24,4% nel 2011). La soddisfazione per la salute e' molto diffusa nonostante l'elevata eta' media della popolazione: l'80,8% degli individui di 14 anni e piu' esprime un giudizio positivo, percentuale sostanzialmente stabile nel tempo nonostante l'invecchiamento della popolazione.

FIDUCIA ALTA NEI VIGILI FUOCO, AI MINIMI NEI PARTITI - Si salvano solo vigili del fuoco e forze dell'ordine: secondo l'Istat la fiducia dei cittadini nelle istituzioni "e' su livelli bassi" e bassissimi nei confronti dei partiti e vi e' una "diffusa insoddisfazione" verso la politica e le istituzioni pubbliche. In una scala da 0 a 10 - si legge nel Rapporto Annuale - il voto da 8 a 10 viene attribuito dal 66,2% della popolazione di 14 anni e piu' ai vigili del fuoco (punteggio medio 8,1), dal 34% alle forze dell'ordine (punteggio medio 6,5). Il Parlamento ottiene un punteggio medio di 3,6 e i partiti politici di 2,3. Solo l'1,5% della popolazione da' un voto alto ai partiti. Fiducia leggermente piu' alta per gli enti locali: il punteggio medio di governo regionale e provinciale e' pari a 3,7 e quello comunale e' 4,5.

DEBITI COMMERCIALI P.A. A QUOTA 63,1 MLD NEL 2012 - Nel 2012 i debiti commerciali delle amministrazioni pubbliche ammontano a 63,1 miliardi, e oltre la meta' appartiene al comparto sanita'. L'integrazione di fonti non omogenee, spiega l'istituto di statistica, comporta che le stima debbano essere considerate provvisorie e corrispondenti a una valutazione di massima del fenomeno. "La dinamica dello stock dei debiti commerciali delle amministrazioni pubbliche - spiega il rapporto - risulta in aumento tra il 2009 e il 2011 (rispettivamente, 56,9 e 65,7 miliardi). Nel 2012 l'ammontare registra una riduzione (63,1 miliardi), che puo' essere attribuita agli effetti dei tagli imposti dalla cosiddetta spending review, il cui impatto risulta particolarmente evidente nella riduzione della spesa corrente per le amministrazioni centrali e la Sanita'". Il comparto sanita' "presenta lo stock piu' consistente dei debiti commerciali delle amministrazioni pubbliche, con una quota nel 2012 pari a circa il 57% del totale". D'altro canto, "i pagamenti che si effettueranno nel corso del 2013 e del 2014 per regolare debiti riguardanti spese in conto capitale (in particolare opere pubbliche) peseranno per i corrispondenti anni sull'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche poiche', come in precedenza ricordato, gli investimenti fissi lordi di tale settore istituzionale sono registrati nei conti nazionali sulla base dei pagamenti effettuati".

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