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Economia
Wdf, Saipem, Beretta e Adr: i gioielli del made in Italy che piacciono all'estero

L’industria italiana, o almeno quel che ne resta, è sempre più in vendita: se Pirelli si prepara a salutare l’avvicendamento tra i soci russi di Rosneft, destinati a scendere dall’attuale 13,1% indiretto al 5% ante Opa, e i cinesi di China National Tire&Rubber (controllata da ChemChina), Pininfarina ha voluto precisare che sì, sono in corso trattative col gruppo indiano Mahindra & Mahindra, già cliente del designer piemontese, ma che per ora non ci sono “accordi vincolanti di qualsiasi natura”.

Visto però che il gruppo piemontese è uscito da una lunga crisi solo grazie a una decisa ristrutturazione, che ha tra l’altro visto la chiusura degli stabilimenti italiani e la concentrazione delle attività nelle sole fasi di design e ingegneria, e all’intervento a sostegno della famiglia (tuttora azionista al 77,3%) di un pool di 13 banche il cui parere è vincolante e che proprio il piano di ristrutturazione 2008-2018 (poi aggiornato nel 2012) prevede comunque l’uscita della famiglia (rimasta prima senza l’erede designato, Andrea Pininfarina, poi senza il leader storico, Sergio) sembra solo questione di tempo prima che il colosso indiano (4,15 miliardi di euro di fatturato contro i 90 milioni di circa del gruppo italiano nel 2014, una frazione degli oltre 800 milioni di dieci anni prima) “internalizzi” il designer con cui da tempo collabora per lo sviluppo di alcuni Suv e dell’auto sportiva elettrica Halo, presentata al Salone di Nuova Delhi lo scorso anno.

Altre potenziali prede quotate a Piazza Affari sono poi Saipem, che da tempo piace a Rosneft, finita sotto sanzioni Usa-Ue a causa della crisi russo-ucraina e dunque per il momento impossibilitata a muoversi ma il cui numero uno, Igor Sechin (già vice primo ministro del governo Putin nel 1999 e leader della fazione politica Siloviki, composta da ex agenti del Kgb come Sechin e lo stesso presidente russo), ha ribadito ancora in questi giorni di essere pronto a investire in Saipem e anche a rilevare una quota nella capogruppo Eni ove mai dovesse presentarsi l’opportunità. Nel frattempo, si noti, con Saipem ha siglato una joint venture con Petrochina, il che lascia supporre che i cinesi non intendano restare a guardare in un settore per loro strategico come quello delle fonti petrolifere.

Telecom Italia è da tempo in bilico tra la Spagna e la Francia: se Telefonica (che intanto ha ceduto per circa 14 miliardi di euro la britannica 02 a Hutchinson Whampoa) è pronta a cedere l’intera quota ancora detenuta nell’ex monopolista telefonico italiano in caso di via libera definitivo del Cade (l’Antitrust brasiliano) all’acquisizione di Gvt, operatore di banda larga cedutole da Vivendi (gruppo francese che fa capo al finanziere Vincent Bolloré, da tempo tra gli azionisti di Mediobanca), quest’ultima ha ricevuto in pagamento dagli spagnoli oltre a 4,66 miliardi di euro in contanti anche il 7,4% di Telefonica Brasil e il 5,7% di Telecom Italia, divenendo indirettamente azionista anche di Tim Brasil (motivo per cui dovrà uscire gradualmente dal capitale di Vivo, filiale brasiliana di Telefonica).

Prossima a cambiare bandiera, sempre in ambito telefonico, anche Wind, controllata dal gruppo VimpelCom del magnate russo Mikhail Fridman che piace a Hutchinson Whampoa. L’idea, che circola sui mercati almeno dalla scorsa estate ma parrebbe finalmente prossima alla concretizzazione, sarebbe quella di creare una Newco nella quale far confluire Wind e 3 e della quale il gruppo di Hong Kong che fa capo al miliardario Li Ka-shing avrebbe il 51%. Più complesso il quadro delle infrastrutture per la telefonia, giudicate un asset strategico dal governo. Se le torri di Wind sono già finite alla spagnola Abertis (che ha bruciato la concorrenza di American Tower, ma anche del fondo F2i di Cassa depositi e prestiti e di Ei Towers), il tentativo di Ei Towers (direttamente controllata da Silvio Berlusconi, già azionista di controllo di Mediaset) di mettere le mani sulle antenne di Rai Ways resta in bilico, dopo la decisione di Consob di sospendere l’Opas e chiedere ulteriori chiarimenti.

Il mercato stava comunque già ipotizzando una successiva cessione in blocco di Ei Towers a qualche colosso europeo (forse la stessa Abertis), ipotesi che resta in piedi anche per un’altra operazione che coinvolge la famiglia Berlusconi, quella dell’acquisto di Rcs Libri da parte di Mondadori (secondo alcuni per poter salire di massa in vista di un futuro “matrimonio” con Bertellsman o con Axel Springer). Quanto alla rete di nuova generazione che il piano per lo sviluppo della banda ultra larga da poco varato dal governo dovrebbe agevolare, il Cda di Telecom Italia ha appena deciso di riaprire il “dossier Metroweb” dopo che la scorsa settimana si era mossa Vodafone, siglando col fondo F2i una lettera d’intenti per Metroweb Sviluppo.

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