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ESCLUSIVO/ LEGGI LE SIMULAZIONI DELLA CGIA SUGLI EFFETTI DELL'INCREMENTO DELL'IVA


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"Quale sarebbe l'impatto sulle tasche dei cittadini di un aumento di un punto (dal 21 al 22%, ndr) dell'Iva? Abbiamo fatto una simulazione: si parla di una spesa aggiuntiva che va dai 103 ai 120 euro all'anno per famiglia". Lo spiega ad Affaritaliani.it Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia artigiani di Mestre, intervistato sull'incremento dell'imposta indiretta sui consumi che ormai, dopo il pressing dell'Unione Europea, sembra inevitabile. Ma Bortolussi va controcorrente e dice: " Alla fine, non l'aumenteranno. I costi per l'instabilità politica sarebbero elevatissimi. Serve solo un miliardo di euro da qui alla fine dell'anno, poco rispetto ai 694 miliardi complessivi di gettito fiscale e agli 810 miliardi di spesa pubblica".

Dopo il pressing dell'Unione Europea si allontana la possibilità di sterilizzare in maniera definitiva il primo ottobre l'aumento dell'Iva di un punto. Una brutta tegola per l'economia italiana?
"L'aumento è evitabilissimo".

Perché?
"Si parla di un miliardo di euro da qui alla fine dell'anno, che è 1/694 di 694 miliardi complessivi di gettito fiscale e 1/810 di 810 miliardi di spesa pubblica. Non mi dicano che non si riesce a trovare un miliardo per scongiurare l'aumento dell'Iva".

Ok, ma come trovarlo?
"In Italia ci sono ancora le pensioni baby e quelle d'oro, lo Stato poi ci rimette circa 3 miliardi sulla cedolare secca. Dal 2001 al 2011, infine, la spesa per gli stipendi dei dipendenti pubblici è aumentata di 40 miliardi. In più, ci sono le parole del ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni".

giuseppe bortolussi

Quali?
"Il 2 maggio, in un'audizione a camere riunite, Saccomanni ha fatto sapere che grazie all'uscita dalla procedura d'infrazione europea per deficit eccessivo, l'Italia sarebbe riuscita a svincolare e ad avere a disposizione circa 10-12 miliardi. Il problema, quindi, c'è solo per gli ultimi tre mesi del 2013, non per il 2014. Ci sarebbero sia i soldi per l'Imu, 4 miliardi sia i soldi per l'Iva, altri 4 miliardi e sia le risorse per la cassa integrazione in deroga e sia quelle per il cuneo fiscale. Non aumentare l'Iva non vuol dire risolvere i problemi dell'economia italiana, ma significa dare un segnale giusto al momento giusto. E cioè che si cambia rotta".

Quale?
"Che si vuole dire basta al rigore e ai sacrifici. E' importante dare un segnale alla collettività, perché quella che stiamo vivendo è una crisi di domanda, dei consumi generali che nel 2012 sono calati del 4,3%. Del 13%, invece, quelli di beni durevoli, come biciclette, macchine, moto, televisioni, arredamento. Aumentare l'Iva, vorrebbe dire quindi continuare a deprimere i consumi e disincentivare le imprese a produrre. Imprese che di conseguenza lascerebbero a casa i lavoratori, con il tasso di disoccupazione che, dal 12%, non potrà che aumentare. Caleranno poi le importazioni, perché l'Iva si applica sull'import, dinamica che farebbe bene al saldo della bilancia commerciale e alle aziende che esportano, ma non ai cittadini".

Quali sono, quindi, i motivi per cui non il governo Letta potrebbe non riuscire a evitare l'aumento dell'Iva? Forse il termine del primo ottobre, termine troppo vicino?
"No, il motivo è un braccio di ferro politico. Alla fine, non credo che aumenteranno l'imposta. Sarebbe demenziale. I costi per l'instabilità politica sarebbero elevatissimi. Lo spread tornerebbe a schizzare verso l'alto, gettando il Paese nello sconforto. Il governo, invece, deve resistere e fare la legge elettorale per mettere le basi per la governabilità futura".

Se l'Iva aumentasse di un  punto, quale sarebbe l'impatto sulle tasche dei cittadini?
"Abbiamo fatto una simulazione: si parla di una spesa aggiuntiva all'anno per famiglia che va dai 103 ai 120 euro".

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