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Economia

Di Fabrizio Daverio, socio fondatore dello Studio Legale Daverio & Florio, specializzato in diritto del lavoro e della Previdenza Sociale

La riforma sulle “tuteli crescenti” ha quindi superato l’ultimo ostacolo e questo non era così scontato: i pareri delle Commissioni di Camera e Senato erano infatti volti a ripristinare la reintegrazione anche per i licenziamenti disciplinari, affidando al Giudice una valutazione di “proporzionalità” e anche per i licenziamenti collettivi (cioè per le operazioni più importanti di ristrutturazione). Se fossero passate queste idee la riforma sarebbe stata del tutto snaturata, diventando di fatto una Fornero-bis. Oggi si può dire che, per i nuovi assunti, l’Italia ha una normativa “europea” sui licenziamenti. La spaccatura comunque è evidente: il Governo ha agito sulla base di una delega del Parlamento, e ha tenuto ferma la propria lettura, nonostante i ripensamenti del delegante, e cioè dello stesso Parlamento.

Il giudizio sulla manovra a livello generale è positivo poiché cambia il volto della disciplina del rapporto di lavoro in Italia rendendola più vicina a quelle europee, anche se ci vorranno anni o decenni affinché si estenda alla maggioranza della popolazione italiana lavorativa. Anche quando il nuovo sistema andrà a regime, non credo ci saranno licenziamenti di massa nella platea dei nuovi assunti.”

L’obiettivo della riforma è quello di ridurre la precarietà e promuovere il contratto a tempo indeterminato come forma comune di contratto di lavoro. Il proposito è lodevole, ma la cancellazione totale dei contratti di collaborazione a progetto non sembra la soluzione corretta, soprattutto in questa fase in cui è necessario un mercato del lavoro dinamico. I contratti a progetto rappresentano nel nostro Paese una quota rilevante in termini occupazionali, e le 200.000 “assunzioni a tempo indeterminato” di co.co.pro. che il Governo ipotizza appaiono difficili. La loro eliminazione porterebbe molti a utilizzare le famigerate “false partite IVA” di cui tanto si parla. Si annunciano contenziosi sulle trasformazioni, perché saranno necessarie delle conciliazioni individuali, che potrebbero diventare onerose.”

C’è anche uno schema di decreto che raccoglie tutte le normative per le varie tipologie di lavoro. E’ il “Codice Renzi del Lavoro”. Renzi ha voluto riscrivere a proprio nome tutte le precedenti normative, anche se la ripubblicazione è più che altro estetica.

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