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Economia
L'Azienda Calcio fallita da anni: 4,6 mld di debito e perdite crescenti
Ibrahimovic - Lukaku (Lapresse)

IL DISASTRO ROMA

La scorsa annata è stata disastrosa per la Roma con le perdite salite a ben 204 milioni su ricavi per soli 141 milioni Perdite dovute ai costi elevatissimi. 155 milioni sono gli stipendi cui si aggiungono costi operativi per altri 70 milioni. Il profondo sbilancio non è mitigato dal portafoglio giocatori che ha portato ricavi netti per solo 16 milioni. Una goccia nel mare visto che solo di ammortamenti dei cartellini la Roma l’anno scorso ha spesato 104 milioni. Il debito netto per la società giallorossa è volato a 300 milioni.

nicolò zaniolo roma
 

A stemperare il quadro delle pesanti perdite e dei debiti elevatissimi non bastano i risultati delle poche squadre in salute finanziaria, prima tra tutte l’Atalanta che ha raddoppiato nell’ultimo anno i profitti portandoli a 51 milioni. Seguita dal Napoli e dalla Lazio che hanno bilanci non così critici.

SCISSIONISTI PIU' ROMA: PERDITE PER 600 MILIONI E DEBITI PER 1,4 MILIARDI 

A conti fatti solo per le tre scissioniste della Superlega abortita (Juve, Milan, Inter) e per la Roma il saldo delle perdite complessive sfiora i 600 milioni con debiti netti finanziari che valgono quasi 1,4 miliardi.

Sono le situazioni più esplosive e non è un caso che Juve, Inter e Milan siano state fortemente suggestionate dai miraggi dei ricchi ricavi della Superlega. Una via d’uscita al dissesto sempre più pronunciato. Ma è tutta l’industria del calcio italiano che ormai balla sul filo del rasoio. E da anni, con il Covid che ha solo aggravato una situazione da punto di non ritorno.

L’AZIENDA CALCIO: OGNI 100 EURO INCASSATI NE PERDE ALMENO 10. DA ANNI

Come riporta l’ultimo report annuale della Figc e di Pwc sul calcio italiano professionistico (serie A B e C) nelle ultime 5 annate dal 2014 al 2019 quindi pre-Covid le perdite cumulate sono state di 1,6 miliardi. L’ultima annata, il 2018-2019, ha visto perdite per le tre serie professionistiche di 395 milioni su ricavi totali di 3,85 miliardi.

Ogni 100 euro incassati 10 diventano perdite secche. Solo gli stipendi si mangiano il 60% dei ricavi, e gli ammortamenti annui dei calciatori sono costi per quasi un miliardo. Dai diritti Tv arriva il grosso del fatturato circa 1,4 miliardi l’anno. Con i ricavi da biglietti che anche in era pre-Covid valgono ormai meno del 10% delle entrate, l’altra gamba dei ricavi dopo i diritti televisivi sono proprio le plusvalenze da calciomercato che solo nel 2018-2019 sono state di ben 753 milioni. 

Spesso solo numeri contabili dato che con gli incroci di scambio tra club su valori spesso artificiosi, soldi veri in cassa non entrano. Sono, in virtù degli acquisti e cessioni concordate tra club solo numeri scritti a bilancio. Transazioni figurative che gonfiano i ricavi, quel tanto che basta a evitare una Caporetto definitiva. 

Senza quei ricavi aggiuntivi lo sprofondo del calcio italiano varrebbe ogni anno oltre un miliardo di euro, rendendo la situazione debitoria ancora più grave. Già oggi i debiti cumulati, saliti a quota 4,6 miliardi, superano ampiamente i ricavi complessivi. Poche aziende si possono permettere debiti superiori ai fatturati senza fallire. Per il calcio questa regola pare non valere. Alla faccia di qualsiasi fair play finanziario che prevede l’equilibrio di bilancio. Per il calcio una chimera.

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