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Economia

di Massimo Puricelli


L'articolo di Danilo Taino pubblicato oggi 5 gennaio sul Corriere della Sera vuole spiegare a noi "profani" cosa sia la globalizzazione dei mercati, come funzionano e come primeggiare in quegli ambiti senza subirli, ma anzi sfruttarne le varie opportunità.
Viene preso come esempio lampante, meglio come "totem" della globalizzazione economica, la Nutella.
Sì, sì, la famosa crema di casa Ferrero, fiore all'occhiello dell'industria dolciaria di Asti che è stata definita dall'Ocse come :"rappresentativa della catena del valore del settore agro-alimentare", in altre parole viene considerata come esempio positivo di catene di valori del commercio mondiale. Il perchè di questo riconoscimento, ci viene spiegato, è dato dall'utilizzo dei prodotti che compongono la Nutella, uno dei prodotti dolciari più famosi al mondo.
Negli stabilimenti disseminati in ogni continente, dove si producono 250 tonnellate di Nutella all'anno, il latte è il solo ingrediente che proviene dal luogo dove è situata la fabbrica, gli altri, invece, sono acquistati in ambito mondiale (il cacao dalla Nigeria, lo zucchero dal Brasile, le nocciole dalla Turchia, ecc.).
Lo studio Ocse ci dice che la Nutella è il solo prodotto italiano strutturato nelle catene mondiali, nelle filiere globalizzate, a fronte di un mercato di produzione italiano che è tra i più bassi in Europa per inserimento nella catena mondiale di produzione
Insomma, noi non sappiamo sfruttare la globalizazione , non siamo in grado di far parte di un processo di sviluppo, siamo troppo ancorati al chilometro zero, alla difesa dei marchi d'origine.
Noi cittadini italiani poco avvezzi alla globalizzazione e alle opportunità del mercato mondiale, tuttavia, vorremmo obiettare allo "statistical editor" (appellativo a me ignoto, ma chiedo venia visto che sono poco global) che la globalizzazione senza regole voluta fortemente da Clinton e Blair ha prodotto la crisi globale del 2008 di cui ci lecchiamo ancora le ferite e di cui non si vede ancora una via d'uscita.
Soprattutto per le famiglie italiane che poco conoscono i principi macroeconomici, ma che hanno compreso cosa sia stato per la loro vita l'introduzione dell'euro e la sfrenata corsa verso i mercati liberi e l'ingresso nel WTO della Cina, dell'India e la mancanza di "ammortizzatori" per attutire l'impatto di questo "Far West" economico mondiale.
Le famiglie italiane , ma anche europee, hanno compreso cosa sia la globalizzazione allorché le aziende delocalizzano gli impianti di produzione a scapito di milioni di lavoratori che perdono il loro posto di lavoro perdendo una larga fetta del loro reddito e cadendo sotto la soglia di povertà.
A favore della globalizzazione, il welfare conquistato con decenni di battaglie si sta sgretolando sempre più creando una situazione sociale simile a quella di inizio secolo scorso dove la manodopera veniva considerata alla stregua di poco più che servitù senza diritti e dignità.
Le famiglie hanno compreso che le "catene mondiali" le "filiere globali" stanno distruggendo valori dell'economia nazionale a vantaggio di speculatori internazionali che non vedono l'ora di acquistare a prezzi stracciati le ultime eccellenze industriali italiche e considerare il popolo italiano solo come manodopera a basso costo schiavizzata a livello dei paesi del Terzo e Quarto Mondo.
Da questo studio dell'Ocse ripreso dal noto editorialista del Corsera probabilmente sfugge un altro dato da non sottovalutare che le famiglie italiane ed europee hanno a cuore.
Un fattore vitale, che, probabilmente, la globalizzazione e l'alta finanza non vogliono nemmeno considerare nei loro progetti di "colonizzazione": la sicurezza igienico-sanitaria riguardo la provenienza dei prodotti soprattutto in ambito alimentare.
E sì, perchè chi garantisce la qualità, la sicurezza e la genuinità (genuinità che termine obsoleto per i moderni capitani d'industria, per gli economisti della new wave) delle materie prime o dei prodotti che provengono da Paesi poco inclini ai controlli sanitari o alla difesa dell'ambiente o al rispetto delle ecologia ?
Ma forse questi vocaboli non sono considerati valori importanti perchè la globalizzazione li considera ormai obsoleti, troppo anacronistici legati al territorio, alle tradizioni, alla rispetto e alla difesa della famiglia, o forse anche la famiglia è un Valore obsoleto per la globalizzazione; forse il nostro pianeta, il rispetto della nostra terra è un valore obsoleto, ma solo quello abbiamo dove vivere; ma forse l'Ocse ci troverà o ha già trovato un nuovo pianeta in un' altra costellazione dove trasferirci in massa perchè la Terra è un luogo ormai obsoleto, vecchio, anacronistico non in linea con la globalizzazione futura.
 
 

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