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Economia
Tsipras: "L'Ue ci provoca". Schaeuble nazista, vignetta scandalo

Venerdì scade l'ultimatum dell'Ue ad Atene, ma le parti restano distanti. "Non ci sono piani b". Tsipras: "Ci provocano ma la Grecia non è una colonia". Il giallo del documento di Moscovici. Bufera su una vignetta pubblicata sul giornale di Syriza.

Tra Eurogruppo ed Ecofin il destino della Grecia è appeso alle trattative di Bruxelles, dove non sembra sbloccarsi il muro contro muro tra Atene e i partner europei. Il piano di aiuti per Atene scade a fine febbraio e senza un prolungamento del programma sottoscritto con la Troika, la Grecia rischia di restare senza soldi a marzo. A questo punto l'uscita dall'euro potrebbe essere inevitabile, a meno che il neo eletto governo Tsipras non decida di rivedere tutte le promesse elettorali proseguendo una politica all'insegna dell'austerity.

In tutto questo si aggiunge la polemica su una vignetta pubblicata sul giornale di Syriza in cui viene ritratto Wolfgang Schaeuble in veste nazista. Il ministro delle Finanze italiano, Pier Carlo Padoan resta fiducioso: "L'uscita di Atene dall'euro è fuori discussione". Ma le indicazioni che arrivano dai falchi dell'Eurozona sembrano andare in un altro verso. Per il tedesco Schaeuble il "governo greco è irresponsabile", mentre per l'olandese Jeroen Dijsselblom, presidente anche dell'Eurogruppo, "la Grecia ha un paio di giorni per chiedere un'estensione del programma di aiuti e poi potremo applicare la flessibilità". Anche per il francese Pierre Moscovici, commissario Ue agli Affari economici, "è tempo che Atene chieda l'estensione del programma". Addirittura si arriva a prospettare che, qualora entro venerdì non arrivi una richiesta scritta in tal senso dal governo Tsipras, si potrebbe saltare il vertice straordinario fissato per ora in quel giorno, perché senza il passo avanti di Atene sarebbe inutile.

Ma proprio dalle parti del Partenonre hanno già rispedito al mittente la proposta, definendola "inaccettabile". La Grecia non firmerà un'estensione del programma di aiuti "nemmeno con una pistola puntata alla testa", dice un portavoce dell'esecutivo. Per di più, il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, ha svelato un retroscena sulla riunione di ieri: ha rivelato che avrebbe firmato volentieri un documento più 'aperto' alle istanze elleniche, inizialmente proposto da Moscovici, ma poi si è visto cambiare il comunicato ufficiale con toni più duri e ha bloccato la firma. La Commissione smentisce di avere posizioni diverse dall'Eurogruppo, ma il giallo resta.

La Commissione prova comunque a fare quadrato e indica che non ci sono alternative: "Il piano 'A' è che ci sia un accordo a 19 e questo è il solo piano sul tavolo", dice ad esempio il portavoce Margaritis Schinas su eventuali piani B in caso di mancata intesa sulla Grecia. "La decisione finale dovrà essere concordata da tutti i 19 stati membri dell'Eurozona, e questo l'ha reso chiaro ieri l'Eurogruppo". Una posizione che difficilmente si adegua a quella di Syiriza, il partito di Tsipras, secondo cui il governo greco non accetterà "ricatti" o "ultimatum" ma resta convinto che un accordo sul debito con i partner europei sia "del tutto a portata di mano".

Nel frattempo l'ex premier Antonis Samaras ha chiesto la formazione di un fronte comune tra le forze politiche filoeuropee in Grecia. La proposta per il momento è rimasta in sospeso in attesa della prossime mosse di Tsipras che oggi annuncerà il sua candidato alla presidenza della Repubblica.

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