La parabola di Electrolux, il gruppo pronto a esuberi massicci
“Chi ha spostato il mio formaggio?” si chiedevano i manager americani negli anni Novanta. Oggi la domanda, nel mondo degli elettrodomestici europei, è un’altra: chi ha spostato il mercato? La risposta è semplice e brutale: la Cina. O meglio, i colossi asiatici che hanno deciso di combattere una guerra industriale fondata quasi esclusivamente sul prezzo, comprimendo i margini, saturando la distribuzione e mettendo sotto pressione un settore che in Italia è stato per decenni uno dei simboli della manifattura.
La notizia degli oltre 1.700 esuberi annunciati da Electrolux in Italia – quasi il 40% della forza lavoro nazionale – non è un fulmine a ciel sereno. È il punto di arrivo di una crisi lunga anni, fatta di rallentamento della domanda europea, aumento dei costi energetici e soprattutto concorrenza asiatica sempre più aggressiva. Electrolux ha motivato il piano parlando apertamente della pressione dei produttori asiatici a basso costo.
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Il problema è che il cosiddetto “bianco” – lavatrici, frigoriferi, forni, cappe – non è più un settore protetto dalla qualità europea. I cinesi hanno imparato rapidamente. E soprattutto hanno scelto una strategia chiarissima: margini bassissimi, volumi enormi e presidio totale della distribuzione. Una guerra industriale che sta cambiando gli equilibri mondiali del comparto.
I numeri raccontano bene la profondità della trasformazione. Secondo Applia Italia, nel 2024 la produzione italiana di elettrodomestici è crollata del 14%, mentre l’export è sceso del 9,1% in volume. Dopo gli anni del boom post-lockdown, il settore ha registrato il terzo calo consecutivo dei volumi produttivi. E tra le cause indicate dagli operatori compare esplicitamente “l’aggressività dei competitor asiatici”.
Eppure stiamo parlando di una filiera enorme. L’associazione Applia rappresenta in Italia un comparto che vale oltre 19 miliardi di euro di fatturato. Solo il grande elettrodomestico resta una delle voci più importanti della manifattura italiana, con migliaia di addetti distribuiti nei distretti storici del Nord e del Centro Italia.
Il paradosso è che l’Italia è stata una superpotenza mondiale del bianco. Negli anni Sessanta e Settanta era il primo produttore europeo di elettrodomestici e uno dei maggiori esportatori globali. Oggi quello stesso settore vive una pressione competitiva senza precedenti.
Anche perché la concorrenza asiatica non si limita più ai prodotti entry level. I grandi gruppi internazionali stanno salendo di gamma, investono in tecnologia, design e marketing globale. E possono contare su dimensioni industriali enormemente superiori rispetto ai produttori europei.
In questo quadro, la vera sfida per l’Europa non è soltanto difendere l’occupazione. È capire quale modello industriale vuole avere nei prossimi dieci anni. Perché inseguire la Cina sui prezzi è impossibile. L’unica strada è puntare su innovazione, efficienza energetica, qualità produttiva, sostenibilità e prodotti sempre più integrati con la casa intelligente.
E proprio per questo il piano industriale di Beko approvato al Mimit rappresenta un segnale importante. Il gruppo ha confermato investimenti per circa 110 milioni di euro sugli stabilimenti italiani, puntando su automazione, ricerca e digitalizzazione. In una fase complessa per tutto il settore europeo del bianco, la scelta di continuare a investire sull’Italia assume un valore industriale e strategico che va riconosciuto.

