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Economia
"La ripresa italiana passa dal mare": la ricetta di Deandreis di Srm

E’ dal mare che passa l’internazionalizzazione dell’economia nazionale e in particolare meridionale. Con il 27,3% delle merci trasportate il mare è, infatti, tra le principali modalità dell’export nazionale. Un valore che sale al 50% (oltre 20 mld di euro) se si considera il Mezzogiorno. Ciononostante, in un prossimo futuro questa modalità di trasporto potrebbe subire dei contraccolpi. Lo spiega ad Affaritaliani.it  Massimo Deandreis, direttore generale di Srm, il centro studi legato a Intesa Sanpaolo.

Direttore, perché questa previsione? “Purtroppo nel Mezzogiorno il trasporto via mare non è preso nella giusta considerazione. I porti italiani che si affacciano nel bacino del Mediterraneo non hanno ancora una vera consapevolezza dell’importanza di questa modalità e non hanno una vera strategia geo-economica per valorizzare una loro collocazione di piattaforma logistica, dimenticando che la competitività logistico-portuale è la chiave di volta di tutte le strategie verso l’area Med”.

All’estero invece si investe. I traffici per il Pireo sono cresciuti del 20%, Tangeri vola addirittura con un incremento del 40% e con una minore percentuale vola Algesiras che ha superato Valencia nel traffico container. Come si collocheranno i porti italiani coinvolti in queste rotte? Soprattutto per il fatto che saranno sempre più le grandi navi a varcare i mari? “I numeri delle commesse a luglio 2014 sono eloquenti: delle 133 navi ordinate di stazza superiore ai 10mila teu, 95 sono superiori ai 13.300. Senza considerare le 20mila già in circolazione. Da qui l’esigenza per i porti italiani di non rinviare gli interventi previsti per ammodernare ed adeguare le proprie strutture e passare ad un livello superiore. L’Italia ha già ceduto traffico al Pireo ed a Tanger Med e non può permettersi di perdere anche le opportunità che si presenteranno in futuro. La Spagna investirà quest’anno 844 milioni di euro nel rafforzamento dei porti ed anche questo deve lasciar riflettere. Ciò che più lascia perplessi è che il traffico ceduto non rappresenta un segnale di maggiore competitività degli altri porti ma è solo demerito dovuto alla burocrazia, alla lentezza, a pochi metri di dragaggio davanti al quale il Belpaese è rimasto fermo”.

E’ dunque solo un problema di infrastrutture? “I grandi gruppi armatoriali sono sempre più interessati ad accorciare le distanze ed i tempi di consegna delle merci. Al riguardo, Srm stima su un panel di 14 porti un’esigenza infrastrutturale per un valore di circa 4 miliardi di euro da spendere secondo una scala di priorità. L’analisi rileva inoltre tutta l’importanza che il trasporto marittimo riveste per l’economia italiana. Cina e Stati Uniti sono i due partner più rilevanti con un interscambio complessivo quantificabile in quasi 35 miliardi di euro. Restringendo il campo d’osservazione all’area europea, si rileva invece come i principali rapporti commerciali avvengano con Spagna e Francia, due paesi che pure stanno investendo sull’adeguamento dei propri porti. Il dato sull’interscambio è comunque solo uno dei possibili parametri da considerare per valutare l’impatto del settore marittimo sull’economia nazionale. Non va infatti tralasciato che l’Italia conta oltre 2mila imprese impegnate nello shipping e che le principali aziende del comparto fanno registrare un fatturato complessivo che sfiora i 50 miliardi di euro. E se per Sicilia e Sardegna la movimentazione delle merci via mare è di primaria importanza, è rilevante anche per gli introiti commerciali in aree come Lazio, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto dove sono dislocate diverse centinaia di aziende”.

La base di partenza è dunque ancora una volta rappresentata dagli investimenti. “La crescita delle dimensioni delle navi impone una selezione degli scali di riferimento. Ne deriva anche la capacità di fornire servizi adeguati alla nave e alla movimentazione delle merci; operazione questa che dev’essere quanto più efficiente possibile per garantire una sempre crescente fluidità nella catena logistica. Quanto più un porto potrà garantire queste condizioni, tanto maggiore sarà la sua capacità di attrarre traffici e, quindi, tanto maggiore sarà la possibilità di allargare le dimensioni dei mercati serviti“.

Eduardo Cagnazzi

Tags:
massimo deandreissrmintesa sanpaoloportitrasporti
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