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L’America stringe il cappio sull’Iran: nuove sanzioni per soffocare il regime. Ecco chi è finito nel mirino di Bessent

Bessent lancia l'”Operation Economic Outcast”: cinque settori colpiti, oltre 60 sanzionati e un avvertimento diretto a Pechino

L’America stringe il cappio sull’Iran: nuove sanzioni per soffocare il regime. Ecco chi è finito nel mirino di Bessent

Iran, annunciate le nuove sanzioni Usa: colpiti cinque settori e 60 bersagli

Sono state annunciate le nuove sanzioni secondarie degli Stati Uniti contro l’Iran, presentate dal segretario al Tesoro Scott Bessent come l’inizio dell’Operation Economic Outcast, definita nei giorni scorsi un “economico D-Day”. Le misure colpiscono cinque settori indicati come i canali vitali di sopravvivenza del regime – asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporti marittimi – allargando il rischio di sanzioni secondarie a chiunque continui a fare affari con Teheran. Oltre ai settori, l’OFAC ha colpito più di 60 tra entità, individui e imbarcazioni accusati di aver aiutato l’Iran a procurarsi tecnologia nucleare e missilistica, condurre operazioni cyber o generare entrate dal petrolio.

Bessent ha usato toni bellici nel presentare la misura, paragonandola allo sbarco in Normandia: “Nella Seconda guerra mondiale, il D-Day segnò l’inizio di una campagna con i nostri alleati per colpire il nemico e scacciarlo dalle sue posizioni, anche nei paesi terzi. Oggi, nello stesso spirito, lanciamo un’offensiva economica contro le connessioni finanziarie dell’Iran in tutto il mondo”, ha detto, promettendo di recidere ogni linea di vita che sostiene Teheran “fino a lasciarla completamente sola”. Chi favorirà il riciclaggio di denaro iraniano, ha avvertito, verrà “escluso” dal sistema del dollaro: “Non mettete alla prova la nostra determinazione”.

La Cina

Il segretario ha rivolto un avvertimento esplicito ai partner commerciali di Teheran, inclusa per la prima volta e senza mezzi termini la Cina, che secondo lo stesso Bessent acquista circa il 90% del petrolio iraniano. “Nessuno è al di sopra delle sanzioni secondarie americane”, ha detto rispondendo alle domande dei giornalisti. E ha rilanciato l’ultimatum a tutti i governi: “Nessuna nazione dovrebbe aspettarsi di godere dei benefici del nostro sistema mentre aiuta coloro che cercano di distruggerlo. È ora che i leader mondiali facciano una scelta tra prosperità e isolamento, pace e terrore, America e Iran. La campagna che iniziamo oggi andrà avanti con forza ogni giorno che seguirà e non terminerà finché questo regime non sarà rimasto completamente solo”.

Le sanzioni arrivano dopo quasi sei mesi di conflitto e il fallimento del memorandum d’intesa Usa-Iran firmato a giugno, la cui scadenza di 60 giorni per un accordo di pace più ampio è passata senza esito. L’obiettivo dichiarato di Washington resta la riapertura dello Stretto di Hormuz, dove proseguono intanto i negoziati tra Iran e Oman sulla gestione del traffico marittimo commerciale. Da Teheran, il ministro degli Esteri iraniano ha bollato la minaccia come “disperata”, mentre altre fonti riferiscono di un Iran pronto a rispondere “in modo sismico”. Non mancano le voci scettiche sull’efficacia reale della misura: Alan Eyre, ex diplomatico americano che ha fatto parte della squadra negoziale sul nucleare iraniano fino al 2015, ha osservato che gli Stati Uniti hanno già colpito “il frutto basso, quello medio, quello alto, e persino l’albero”, lasciando intendere che il margine per nuove sanzioni davvero incisive sia ormai ridotto.

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