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Economia
Licenziamenti facili, Landini ad Affaritaliani.it: "Totale monetizzazione dei diritti"

di Andrea Deugeni
twitter11@andreadeugeni

Lavoro, Renzi mette una bomba sotto l'albero di Natale e i sindacati preparano la guerra. Secondo indiscrezioni, nel primo dei decreti attuativi che approderà domani al Cdm di Natale, il governo è pronto a calare la mannaia sui casi di reintegro ex articolo 18 e, in particolare, sui licenziamenti disciplinari, di fatto vanificando l'ipotesi di reintegro da parte del giudice.

La bomba che farà sussultare i sindacati, la minoranza Pd e anche altri esponenti dei Democrat non troppo lontani da Matteo Renzi è "l'opzione aziendale" che darà la possibilità all'impresa di superare il reintegro pagando un indennizzo più alto. Insomma, tutela smontata mettendo sul piatto più soldi.

Oltre che per i licenziamenti discriminatori, cioè quelli decisi per motivi politici o razziali, il reintegro nel posto di lavoro con sentenza del giudice resterà possibile solo per alcuni licenziamenti disciplinari e cioè quelli decisi sulla base di un "fatto materiale insussistente".

Fino a un paio di settimane fa sembrava che il reintegro potesse scattare solo quando l'azienda mandava via il dipendente accusandolo di un reato che non aveva commesso. I paletti del reintegro si sono allargati dunque, ma inserendo la "poison pill" dell'opzione aziendale il governo li ha ristretti nuovamente dando la possibilità all'impresa di evitare il reintegro pagando un indennizzo fino a 30 o 36 mensilità, contro le massime 24 previste negli altri casi. A questo punto, l'unica possibilità che resterebbe al lavoratore sarebbe quella di dimostrare che le intezioni del datore di lavoro erano mosse da motivi discriminatori.

"Premetto che il decreto attuativo ancora non c'è e si tratta soltanto di indiscrezioni. Un giudizio definitivo lo darò soltanto quando vedrò il testo. Detto questo, quello che sta circolando conferma che siamo di fronte a una totale monetizzazione dei diritti delle persone", commenta con Affaritaliani.it il segretario generale della Fiom Maurizio Landini. "Ormai qualsiasi diritto viene messo in discussione e viene data una manleva alle imprese che con pochi soldi possono tranquillamente liberarsi di chi vogliono", aggiunge.

landini ape
 

Landini sottolinea poi che si tratta di "una logica che, in una fase di disoccupazione dove il problema è il lavoro porta indietro il Paese". Cosa potrà fare il sindacato se questa opzione diventerà legge domani? "Innanzitutto le leggi si possono cambiare", spiega Landini che aggiunge: "E' evidente poi che valuteremo tutte le iniziative. Abbiamo detto in modo molto chiaro che l'ultimo sciopero generale non era un atto di testimonianza finale. Valuteremo, sia sul piano giuridico, legale, della mobilitazione e dell'azione contrattuale dentro le fabbriche, tutte quelle che sono le azioni da mettere in campo. Le imprese non possono chiedere responsabilità, intelligenza e creatività ai lavoratori, potendoli poi licenziare quando vogliono. Non funziona così. Ci troviamo di fronte a una regressione sia culturale sia dei diritti".

 

 

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