di Nancy Squitieri
E’ orgogliosa del suo lavoro e non pensa proprio di tornare in Italia. E’ Roberta Gargiulo, trentenne laureata a Napoli e trasferitasi a Londra per lavorare nei prestigiosi “Kew Gardens”.
“Esattamente lavoro nel Jodrell Laboratory dei Royal Botanic Gardens, Kew. I giardini attualmente gestiti da un board of Trustee, che furono concepiti proprio dalla famiglia reale nel 1700”.
Non proprio un posto qualunque: i Kew Gardens rappresentano la più grande collezione di piante al mondo e il parco rappresenta una delle principali attrazioni turistiche di Londra: il giardino include palazzi reali, musei naturalistici e una caratteristica pagoda giapponese. Includono anche un Erbario tra i più grandi al mondo in cui sono conservati milioni di campioni essicati, il Jodrell Laboratory dove lavora Roberta e la Millenium Seed Bank, la collezione di semi più grande del mondo. Duecentocinquanta scienziati provenienti da tutto il mondo lavorano ai Kew Gardens, che è anche un sito di formazione per orticoltori e giardinieri.
Come sei arrivata qui?
“Dopo il dottorato in Biologia Avanzata all’Università “Federico II” di Napoli ho cominciato subito a cercare lavoro, e nel frattempo ho fatto piccole esperienze che non rappresentavano proprio il mio sogno. Poi un anno fa ho trovato il bando per la posizione Conservation Genetics Scientist sul sito web dei Kew Gardens e ho inviato la domanda con pochissime speranze; dato il prestigio dell’Istituzione non pensavo selezionassero proprio me. Dopo qualche giorno ho ricevuto l’invito per il colloquio. Ciò che ho trovato è stato un ambiente assolutamente accogliente, con persone umili, disponibili e amichevoli che mi hanno subito messa a mio agio. Il mio contratto ha una durata di tre anni e in genere questa è la durata dei contratti post-dottorato, perché si favorisce lo scambio e la mobilità. Mi occupo di genetica di popolazioni, cioè studio l’evoluzione di popolazioni di piante attraverso l’analisi del DNA, in modo da attuare strategie di protezione e conservazione. In sintesi l’ambiente di lavoro è eccellente, sia scientificamente che a livello umano, ed è realmente multiculturale”
Torneresti in Italia?
“L’Italia è meravigliosa, ma non penso di poter trovare un lavoro ugualmente gratificante, e la cosa che mi rende maggiormente soddisfatta è che sono arrivata qui da sconosciuta.
La città è aperta, senza pregiudizi, con mille attrazioni e cose da fare; i maggiori musei sono gratuiti, il verde pubblico è sterminato. Uno dei lati negativi della vita qui è il costo degli affitti, estremamente spropositato rispetto al resto d’Europa, ma per il resto mi trovo benissimo”.
Anche il suo compagno Maurizio Conza l’ha seguita, trovando subito a Londra una nuova occupazione.
“Ho sempre pensato di voler provare un’esperienza di lavoro all’estero, ma non ho mai cercato seriamente. Quando Roberta ha iniziato ad avere problemi a trovare un’occupazione decente in Italia ho capito che era il momento giusto, quindi dopo aver convinto Roberta che la cosa migliore era andare fuori è iniziata la ricerca.
Lavorando nel settore informatico sapevo di non avere molti problemi a trovare lavoro fuori. Lo si trova addirittura in Italia! quindi ho aspettato che Roberta trovasse il suo per poi seguirla.
Non abbiamo cercato solo a Londra ma alla fine il destino ha voluto Londra ed eccoci qui”.
La tua ricerca di lavoro si è rivelata poi difficoltosa?
“Per fortuna è andato tutto come speravo, appena un mese dopo che Roberta aveva trovato lavoro, sono stato assunto anche io. Sono stato contattato da un agente inglese che aveva decine di offerte, mi telefonava tutti i giorni per una proposta nuova, era quasi assillante! Alla fine al terzo colloquio andato bene, a me piaceva l’azienda e io piacevo a loro”.
Quali differenze con l’Italia?
“Un mese dopo la laurea in Informatica ho trovato lavoro e sono rimasto nella stessa azienda per cinque anni.
Lavoravo in un’azienda di consulenza che ha come cliente Boots, la più importante azienda farmaceutica al mondo. Ho iniziato che eravamo in dieci e ora l’azienda ha circa 100 dipendenti.
È stato il desiderio di una qualità di vita diversa, soprattutto per il futuro, magari per i figli.
Quella di oggi è invece una realtà lavorativa completamente diversa da quella precedente. Lavoro in una startup che si occupa di financial Technology, una piccola azienda nata da due anni con sole cinque persone me compreso. Per fortuna sono tutte persone fantastiche, quindi mi sono trovato subito bene.
Qui il dipendente viene considerato non come una macchina ma come uomo. Ci si preoccupa molto per lui perché è la risorsa fondamentale del progetto e si fa di tutto per renderlo felice, dalle piccole alle grandi cose.
Mi hanno fatto scegliere addirittura le sedie!!! In ufficio abbiamo una sala relax con tavolo da ping pong e Xbox, dove ogni tanto andiamo a giocare, con tutto il team. Il venerdì usciamo un’ora prima e il capo ci porta a bere qualcosa tutti insieme. Lo si fa per rafforzare l’armonia del gruppo, e la trovo una cosa veramente utile. Per la retribuzione riesco a mettere da parte più soldi qui di quanti ne mettevo in Italia vivendo a casa con mio padre e qui la vita non è affatto economica”
Vi mancherà qualcosa dell’Italia?
“Sì, la famiglia e gli amici, ma al momento non penso proprio di tornare, anzi sto facendo di tutto per convincere loro a trasferirsi qui”
Cosa consigli a chi vorrebbe andar via dall’Italia?
“Per le persone che hanno dei titoli, consiglio di farlo perché avranno molte soddisfazioni sia economiche che morali. A parte i legami e la lingua non avranno molti problemi qui. Per quelli che vengono a Londra per lavorare nei pub o ristoranti è un po’ più complicato. Dovranno fare molti sacrifici all’inizio, ma come succede spesso, potranno diventare manager di qualche bar, pub o pizzeria, perché qui anche il cameriere che vuole crescere, non resta a vita cameriere”.





