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Economia
Lavoro, "allo studio nuovi sgravi. Meno tasse sui fondi pensione"

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

"Più investimenti e sostegno all'occupazione, perché non è automatico che la ripresa trascini anche il mercato del lavoro". Il governo Renzi assiste con preoccupazione al gap fra l'andamento della ripresa economica e un non diretto milgioramento delle condizioni dell'occupazione, come hanno dimostrato i dati di marzo. Così, secondo quanto spiega al quotidiano online Affaritaliani.it, il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta, Palazzo Chigi sta studiando altri "incentivi sul lavoro (oltre a quelli inseriti nella legge di Stabilità 2015, ndr)". In più, "i fondi pensione e le casse previdenziali stanno guardando al Piano Juncker per i loro investimenti".


L'INTERVISTA

Il governo venerdì varerà con molta probabilità il decreto sulle pensioni per assecondare la sentenza della Corte Costituzionale che ha cancellato il blocco della perequazione delle pensioni degli anni 2012-2013. Considerati i vincoli Ue di bilancio, si va verso una restituzione modulata dell'assegno. Con quali percentuali?
 "Ci stiamo ancora lavorando, non abbiamo ancora un quadro complessivo. Dobbiamo terminare tutti i conteggi e poi dobbiamo procedere con le simulazioni. Prima di mercoledì, non ci sarà niente di attendibile".

A marzo la disoccupazione è tornata a crescere, ma la produzione industriale in recupero. Il governo Renzi riuscirà a vincere la sfida dell'economia?
 "In Italia c'è una congiuntura particolare. Abbiamo una ripresa economica certa, ma non robustissima. Però, c'è sicuramente il rischio che l'occupazione non segua con lo stesso ritmo oggettivo la ripresa. Bisognerà quindi insistere in modo particolare sull'aumento dell'occupazione per riequilibrare i trend".

In che modo?
 "Con gli investimenti. I primi dati di quest'anno sulle assunzioni sono la conseguenza di un doppio intervento: quello dell'Irap dell'anno scorso in cui abbiamo ridotto  il prelievo e successivamente il Jobs Act. Bisogna continuare su questa strada. Ma resto convinto che se ripartiranno gli investimenti poi una parte si tradurrà in maggiore lavoro. Certo, non con le stesse proporzioni e bisognerà approfondire questo aspetto, perché c'è il rischio di una dicotomia di alta intensità di sviluppo e non altrettanta alta intensità di occupazione legata alle tipologie produttive. Se il governo sposterà l'asse irrobustendo gli incentivi sul lavoro, si potrebbero raccogliere prima i frutti della ripresa".

E il governo sta studiando nuovi interventi in questo senso?
"Sì, anche se al momento non abbiamo ancora niente di definito. Però questo è l'asse portante dei prossimi interventi. Più investimenti e sostegno all'occupazione, non dando per automatico che la ripresa trascini anche il mercato del lavoro. E' necessario sostenere ancora l'occupazione".

A proposito di investimenti: forse il governo Renzi, e basta leggere il Def, si è affidato troppo alla mano pubblica dell'Europa con il Piano Juncker, Piano per cui la bozza di regolamento dev'essere ancora sottoposta al vaglio del Parlamento Ue e che potrebbe slittare di un anno...
 "Sul Piano Juncker la sfiducia è un po' ingiustificata. Il governo sta lavorando anche con i fondi pensione e con le casse previdenziali affinchè dirottino una parte delle loro risorse proprio sul progetto del presidente della Commissione europea e su una parte dell'economia reale".

In che modo?
"Stiamo mettendo a punto un decreto applicativo della legge di Stabilità che neutralizza l'aumento delle imposte per le casse e i fondi pensioni che destinano una quota parte dei loro investimenti all'economia reale, risorse che invece che andare in strumenti classici di debito come le obbligazioni, finiranno per sostenere gli investimenti".

E com'è la risposta? I fondi pensioni stanno realmente guardando al Piano Juncker?
 "Sì. Si tratta di un incentivo concreto. Un tema su cui continueremo a lavorare nelle prossime settimane".

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