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Economia
Jobs act , la minoranza Pd si divide sull'articolo 18. Renzi apre a sindacati e su reintegro

Una Direzione infuocata in cui i protagonisti della vita del Partito Democratico non sono certo andati per il sottile nell'esprimere il loro dissenso fra i diversi punti di vista. Ma alla fine è stato un successo per il segretario e presidente del Consiglio Matteo Renzi che, con 130 voti a favore (86% dei consensi), 20 contrari e 11 astenuti, ha incassato il via libera della direzione dei Democrat alla sua riforma del lavoro, dopo la spaccatura della minoranza. Minoranza che fino a 5 minuti prima del voto finale aveva tentato la mediazione (portata avanti dal vicesegretario Roberto Guerini) sul punto 4 dell'ordine del giorno (articolo 18 e reintegro). I riformisti di Roberto Speranza, infatti, si sono astenuti, mentre i civatiani hanno votato contro. Durissimo, poi, l'attacco di Massimo D'Alema che ha apertamento deriso l'azione del premier e dell'ex segretario Pierluigi Bersani. 

Il documento prevede l'impegno a sostenere il governo nella messa in campo di "strumenti" per i seguenti obiettivi: una rete più estesa di ammortizzatori sociali ai precari; una riduzione delle forme contrattuali a partire dai Co.co.pro, favorendo il lavoro a tutele crescenti; servizi per l'impiego volti ad interesse nazionale e no a consorterie locali; una disciplina per i licenziamenti economici che sostituisca il procedimento giudiziario con indennizzo e non con reintegro; il reintegro resta per il licenziamento discriminante, ma ora contempla anche quello disciplinare. 

Durante le conclusioni, attesissime dopo gli affondi di D'Alema e Bersani, Renzi ha prima esordito con un preambolo tendente a ricompattare i delegati, anche in vista del passaggio parlamentare della riforma ("trovo che discussioni come quella di oggi siano discussioni belle, anche quando non siamo d'accordo. Trovo che questo sia per me un partito politico, un luogo in cui si discute. Poi, mi piace pensare che in Parlamento si voti tutti allo stesso modo. E' stata questa la stella polare quando ero opposizione nel partito, lo è a maggior ragione oggi", ha detto il presidente del Consiglio), ma poi ha replicato alle bordate di D'Alema e Bersani. "A me è capitato di governare quando non c'è crescita, il presidente D'Alema ha avuto una fortuna opposta". E ancora: "Esprimo tutta la mia solidarietà a Pierluigi (Bersani, ndr) se qualcuno ha usato con lui il metodo Boffo. Io al massimo ho usato un metodo buffo, magari a volte discutibile". Dopo aver aperto al confronto con i sindacati nel discorso d'apertura, Renzi ha definito poi "inaccettabile che non si dica che in questi anni hanno avuto una responsabilità drammatica" perché "hanno rappresentato una sola parte. Se non lo diciamo noi, facciamo un danno al sindacato",

Il numero uno del Nazareno aveva aperto i lavori con un discorso di 44 minuti, tentando la via della mediazione sulla spinosa questione dell'articolo 18 e della riforma del lavoro. Mediazione sia sul fronte interno, proponendo di lasciare in vita il reintegro in caso di licenziamento discriminatorio e anche disciplinare (quest'ultimo mai contemplato finora). Sia nei riguardi delle parti sociali, dichiarandosi disposto ad aprire un tavolo di confronto con i sindacati a Palazzo Chigi. 

I sindacati da parte loro appaiono divisi sull'apertura di Renzi al confronto. Mentre infatti la Cgil si dichiara pronta ad "accettare la sfida" e, pur apprezzando "i toni diversi dal passato" del premier, giudica la sua proposta ancora "indefinita", la Cisl definisce "interessante" la disponibilità al dialogo di Renzi.

IL DISCORSO DI RENZI IN APERTURA DEI LAVORI. "Vi propongo di votare con chiarezza al termine del dibattito un documento - ha esordito il segretario aprendo la riunione del partito - che segni il cammino del Pd sui temi del lavoro e ci consenta di superare alcuni tabù che ci hanno caratterizzato in questi anni". Renzi ha chiesto una posizione certa su "una profonda riorganizzazione del mercato del lavoro e anche del sistema del welfare". 

"Serve un paese che vuole investire e dare risposte ai nuovi deboli che sono tanti e hanno bisogno di risposte diverse da quelle date finora - ha continuato Renzi -  La rete di protezione si è rotta, non va eliminata ma ricucita, sapendo che c'è uno Stato amico che li aiuta". "Siamo l'unico partito - ha proseguito- che discute al proprio interno con una certa animosità, ma questo non può fare venire meno il reciproco rispetto. Chi non la pensa come la segreteria non la pensa come i Flintstones. Chi la pensa come la segreteria non è emulo di Margaret Thatcher". E ha aggiunto: "Le mediazioni vanno bene, il compromesso va bene, ma non si fanno a tutti i costi i compromessi. Non siamo un club di filosofi ma un partito politico che decide, certo discute e si divide ma all'esterno è tutto insieme. Questa è per me la ditta". 

A maggio "gli elettori ci hanno chiesto di cambiare l'Italia e l'Ue", ha spiegato il segretario. "Non mi preoccupano le trame altrui, di coloro che si sentono spodestati, non chiamateli poteri forti, e nemmeno poteri immobili - ha aggiunto- chiamateli, forse con eccesso di stima, poteri aristocratici". E a chi lo accusa di fare solo annunci, ha risposto: "Abbiamo dato vita a uno straordinario processo di riforme, alla faccia degli annunci. Riforme che si sono impostate o approvate in presenza di un consenso, smentendo chi dice che se si fanno riforma si perde consenso".

"Riformare il diritto del lavoro è sacrosanto - ha insistito Renzi - E a chi mi dice che eliminando l'articolo 18 togliamo un diritto costituzionale, rispondo che il diritto costituzionale non sta nell'articolo 18, ma nell'avere almeno un lavoro.  Se fosse l'art.18 il riferimento costituzionale allora perchè per 44 anni c'è stata differenza tra aziende con 15 dipendenti o di più?". 

"Il lavoro non è un diritto in Italia, il lavoro è un dovere - ha affermato poi il segretario - L'articolo 1 della Costituzione dice che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, ma in realtà è affondata sulla rendita di posizione. Il lavoro si crea innovando, non difendendo le regole di 44 anni fa. Dobbiamo avere il coraggio di andare all'attacco, di cambiare, sennò ci affideremo per sempre al predominio della tecnocrazia. Bisogna avviare una riforma dello statuto che estenda a tutti il welfare e elimini contratti come i co.Co.Pro".

Chiarisce inoltre che il governo sta lavorando perchè "il tfr possa essere inserito dal primo gennaio 2015 nelle buste paga, attraverso un protocollo tra Abi, Confindustria e governo per consentire un ulteriore scatto del potere di acquisto", ipotesi però bocciata da Rete Imprese. E poi la proposta: "L'attuale sistema del reintegro va superato, certo lasciandolo per discriminatorio e disciplinare. Quello che vi propondo è di cambiare. Questa riforma è di sinistra, se la sinistra serve a difendere i lavoratori e non i totem. Se serve a difendere il futuro, e non il passato. Se serve a difendere tutti, non qualcuno già garantito".

Infine ha stupito la platea con un annuncio: "Sono pronto a confrontarmi con i sindacati a Palazzo Chigi. Li sfido- conclude - su tre punti: una legge sulla rappresentanza sindacale, la contrattazione di secondo livello e il salario minimo".

L'AFFONDO DI D'ALEMA. "L'articolo 18 non c'e' piu'...ma da due anni". Massimo D'Alema interviene alla direzione Pd e ribatte punto per punto alle parole del premier Matteo Renzi. "Le parole devono essere ancorate alla realta' - ha detto D'Alema - non e' obbligatorio sapere i fatti ma sarebbe consigliabile per governare". L'ex premier ha ricordato che la diminuzione del costo del lavoro fu fatta dal governo Prodi, che la riforma del mercato del lavoro e' stata fatta due anni fa e che l'articolo 18 e' ormai residuale. "Semmai bisognerebbe monitorare gli effetti della norma Fornero ed intervenire per precisare la casistica. Dopodiche' non e' neppure vero che nessuno ha fatto nulla per estenderlo, abbiamo cercato di farlo con un referendum ma non ci siamo riusciti". "Non si racconta che la riforma non e' stata fatta per 44 anni, qualcuno che le cose le sa ancora c'e'". "Il dibattito politico deve mantenere un forte aggancio alla realta', e io potrei fare un lunghissimo elenco di affermazioni prive di fondamento".

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