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Economia
Calderone (consulenti del lavoro) ad Affari: "Autunno bollente"

Sarà un autunno bollente quello che si preannuncia sul fronte del lavoro. Parola di Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro, che al ternine del Festival di Fiuggi (che si è tenuto dal 26 al 28 giugno) fa il punto con il direttore di Affaritaliani.it, Angelo Maria Perrino.

"Dalla manifestazione (che ha avuto un grandissimo successo di partecipanti: in 220 hanno aderito come relatori delle tantissime tavole rotonde, ndr) è uscito un importante manifesto per sintetizzare le nostre posizioni su ciò che a nostro avviso non va. Questo documento è soprattutto una sollecitazione forte a voler ridefinire il titolo V della Costituzione", annuncia. "Un intervento necessario perché il trasferimento di competenze in materia di lavoro alle Regioni non ha funzionato. Abbiamo 20 mercati del lavoro, forse anche qualcosa di più. Lo denunciamo costantemente".

Solo che l'articolo 117 è sparito dal testo della riforma. "Per fortuna alcune forze politiche hanno accolto il nostro appello e presentato sub-emendamenti perchè il lavoro torni ad essere uno dei temi principali della riforma costituzionale", spiega ancora la Calderone, che dice candidamente di rivolgersi per questo "al Parlamento e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà che hanno il potere di cambiare le cose".

Ma perché sarà un autunno caldo? "Bisogna redistribuire le competenze, ridisegnare l'assetto del mercato e fare una riforma strutturale, dopo i tanti interventi non coordinati. E' necessario poi ridisegnare il percorso che accompagna i giovani dalla scuola al lavoro e soprattutto quello del riaccompagnamento al lavoro per chi l'ha perso", sintetizza.

Il tutto però senza pasticciare come si è fatto in passato. "L'invito è a fare della semplificazione non solo uno slogan". Già, perché in Italia paghiamo anche la frammentazione degli interventi. "E' mancata negli ultimi anni una linea da seguire per colpa anche di tanti ministri, di tanti governi. Basti pensare a tutti gli interventi fatti negli ultimi anni su apprenditato, flessibilità..."

Flessibilità appunto. Che cosa pensano i consulenti del lavoro del Jobs Act? "Il decreto 34 ha aperto la strada a una revisione della flessibilità, ma anche quello è stato oggetto di scontro ed è prevalsa una visione ideologica focalizzata solo sul numero delle proroghe e dei rinnovi e non sulla necessità di uno snellimento della normativa. Il contratto a termine, checché se ne dica, è in questo momento lo strumento principe per l'avviamento al lavoro".

Il giudizio complessivo sull'operato di Renzi è comunque "positivo", aggiunge, ma ora "è importantissimo ridisegnare l'assetto dei contratti di lavoro".

E qui veniamo ai nodi più duri. "C'è in questo momento un confronto all'interno del governo che risente però di alcuni tabù. Una cosa invece va rivista per prima ed è l'impostazione: quando si parla di riforma dei contratti si parte ancora dal presupposto che la forma principe è il contratto a tempo determinato". I tempi però sono cambiati: "Purtroppo l'impresa in questi tempi non ragiona in questi termini,: ha orizzonti temporali molto molto ristretti. Ecco perchè i contratti a tempo sono importanti e servono a fare investimenti e a ridare fiducia" senza tradursi in una sorta di cappio al collo.

La Calderone ama invece essere pragmatica: "Dovremmo tutti, soprattutto i tecnici, ragionare in un'ottica più pragmatica lasciando da parte le ideologie. Anche per l'accompagnamento al lavoro: il dramma non è se un lavoratore vive tre o più esperienze lavorative, il problema è se un lavoratore, dopo un'esperienza di tre anni, per altri 5 rimane a casa", avverte.

Per la presidente del Consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro è questo il vero tema. "Occupiamoci di questo in modo dinamico. Perchè oggi le nostre risorse, che sono già poche, sono allocate su politiche passive, come il sussidio, e non su quelle attive. Negli altri Paesi si potenziano i servizi per il riorientamento e il collocamento".

E per l'Italia si apre una grande opportunità: il semestre di presidenza europeo. "Sbaglierebbero governo e Parlamento a non fare una riforma strutturale in un momento in cui abbiamo l'opportunità di gestire anche la presidenza europea". Ed è chiaro il riferimento alla legge delega, "che vuol dire occuparsi di materie che dovranno essere riempite di contenuti attraverso la decretazione. Ecco perché già si dovrebbe pensare in maniera armonica a come strutturare i decreti successivi".

Quanto all'articolo 18, la Calderone non vuole nemmeno sentirne parlare ("E' un modo per non affrontare i problemi reali, perché riguarda il 5% delle nostre imprese"), mentre è cauta sull'Agenzia nazionale del lavoro che il ministro Poletti vuole creare ("Bene a patto che non diventi un luogo per ricollocare gli esuberi della Pa").

Le misure importanti sono altre. "Riduzione del costo del lavoro, attraverso l'abbattimento delle imposte che gravano sul lavoro in modo improprio come l'Irap; abbattimento anche della pressione fiscale, a livelli ormai inaccettabili; recupero delle risorse rendendo il sistema previdenziale più equo, riattivando anche la staffetta generazionale".

E la riforma Fornero? "Non è necessario abrogarla, ma bisogna  cogliere l'opportunità della delega interloquendo con chi, come i consulenti, si occupa di questo sul campo", raccomanda.

C'è poi il tema dei giovani. Secondo la Calderone "li salviamo dando loro delle opportunità. La sfida è difficile ma gli strumenti ci sono: penso al programma Garanzia Giovani, che può essere davvero un'opportunità. Il problema in italia non sono tanto i fondi ma piuttosto la capacità di spenderli".

Qui però entra in gioco il sindacato, secondo cui si tratta di precarietà e non di lavoro. "La flessibilità è uno strumento, non capisco perché nel resto del mondo viene utilizzato e funziona e qui deve diventare un tabù", afferma con decisione. "E' il momento che le grandi strutture di rappresentanza riflettano sul fatto che rappresentare vuol dire anche farsi carico di trovare soluzioni".

"C'è bisogno di un'alleanza tra tutti gli attori sociali in campo, anche con le nuove rappresentanze del lavoro autonomo e professionale. Bisogna quindi allargare il tavolo".

Andrebbero eliminati i contratti? "No, la contrattazione collettiva e la contrattazione di prossimità sono i momenti in cui si scrivono le regole, che devono essere chiare e rispettate. Piuttosto è necessario razionalizzare il sistema della rappresentanza o ridurre il numero dei contratti".

E la concertazione? "Se concertare vuol dire trovare le soluzioni, allora chi meglio di un consulente del lavoro può dire che concertare e conciliare è la strada giusta, noi lo facciamo ogni giorno. Ma ho qualche dubbio che tavoli con 50 o 60 rappresentanze possano portare a qualcosa. Meglio tavoli ristretti che producano soluzioni concrete".

E infine un giudizio sul decisionismo di Renzi. "La virtù sta nel mezzo. Apprezzo moltissimo la capacità di decidere e di assumersi le responsabilità, ma meglio se questo avviene dopo che ci si è consultati con i soggetti che hanno esperienza diretta del tema", conclude la Calderone.
 

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