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Si chiama staffetta generazionale o anche "ponte generazionale" con la trasformazione di contratti standard in part time per lavoratori prossimi al pensionamento da abbinare ad assunzioni di giovani. Istituto che, già previsto dal contratto nazionale, viene praticato già in alcuni settori industriali come quello dei chimici (ad alto successo concertativo) da cui proviene l'attuale presidente della Confindustria Giorgio Squinzi e in alcune Regioni come la Lombardia e l'Emilia Romagna, mentre altre come il Friuli Venezia Giulia, il Piemonte e le Marche vogliono avviare la sperimentazione.

E' una delle misure che la coppia Letta-Giovannini ha messo in cantiere per dare un taglio di 8 punti percentuali al tasso di disoccupazione giovanile (under 24 anni) che in Italia ha raggiunto quasi il 40% con punte di oltre il 50% al Sud. Livelli in stile Grecia e Spagna. Una misura da varare non nel breve periodo come l'allentamento dei criteri normativi e contributivi sui contratti in entrata che dovrebbe trovare posto in un nuovo decreto legge (il secondo dell'era Letta), ma in un pacchetto complessivo pro-lavoro che Palazzo Chigi darà alla luce dopo aver contrattato con l'Europa a fine giugno maggiori margini di sforamento sul rapporto deficit/Pil.

Già, perché i problemi che la staffetta generazionale pone al sistema Italia sono soprattutto finanziari perché bisogna riuscire a trovare le coperture per pagare i contributi di quei lavoratori prossimi alla pensione che accettano di lavorare di meno affiancando una nuova risorsa in azienda, ma senza subire una penalizzazione nell'assegno pensionistico futuro. In pratica lavorare di meno, il che non dipacerebbe a chi sta per ritirarsi, ma senza rimetterci di tasca propria in termini di flussi di redditi futuri. Un problema non da poco per il nostro Paese. Soprattutto in Europa dove vigono i parametri di Maastricht e in tempo di austerità fiscale e di allungamento progressivo della speranza di vita.

disoccupazione giovani

Ma andiamo per ordine. Come funzionerebbe la staffetta generazionale? In cambio di meno ore lavorate fino alla pensione attraverso il passaggio da un contratto full time a uno part time, l'azienda assumerebbe un giovane con un contratto a tempo indeterminato o due con un contratto a termine. Opzione, questa, che avrebbe un effetto maggiore nel ridurre la disoccupazione fra gli under 24 e i tempi di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Variabile rilevante per prevenire e fenomeni di "scoraggiamento" nella ricerca di un nuovo impiego da parte delle nuove leve. Un'altra possibilità prevede invece che il lavoratore anziano non vada in part time circa 20 mesi prima dell'uscita dal mercato del lavoro, ma in pensione prima della scadenza naturale, intervenendo in questo caso sulla riforma Fornero che ha progressivamente innalzato l'età pensionabile.
 
Secondo punto, fondamentale come detto. Introdurre su tutto il territorio nazionale la staffetta generazionale che vige già in alcune grandi imprese, avanti dal punto di vista del welfare aziendale come le Poste, Banca Intesa e Luxottica, è il costo: assumere, affiancandoli, 100 mila nuovi lavoratori costa circa 1 miliardo di euro. Un quarto del gettito Imu 2012 sulla prima casa. Risorse non da poco, considerando il fatto che da qui a luglio bisogna trovare un altro miliardo per scongiurare l'aumento dal 21 al 22% dell'Iva e se poi il Governo vuole aumentare l'efficacia dell'intervento allargando la platea dei beneficiari.

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disoccupazione giovanilestaffetta generazionale
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