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Economia
In 4 anni persi 500mila posti. Nei call center i lavoratori più insoddisfatti

Dal 2008 al 2012 il numero di occupati e' diminuito di oltre 500 mila unita'. Il dato emerge dall'indagine sulle professioni condotta da Istat e Isfol, secondo cui i piu' colpiti sono gli artigiani e gli operai specializzati, che perdono 555 mila occupati, mentre le professioni impegnate in attivita' elementari sia di produzione che di servizio aumentano di 358 mila unita'.
Anche il grande gruppo che comprende dirigenti e imprenditori subisce, nei quattro anni considerati, un deciso calo dell'occupazione, con 449 mila unita' in meno (pari a -42,6 per cento), di cui quasi 100 mila solo nell'ultimo anno. Nel 2012 la contrazione di questo grande gruppo professionale interessa quasi esclusivamente gli imprenditori e direttori di grandi (-54 mila unita') e piccole imprese (-40 mila unita'). Al calo dell'occupazione nelle professioni operaie e in quelle imprenditoriali si contrappone la forte crescita nelle professioni non qualificate e in quelle impegnate nelle attivita' commerciali e dei servizi. In entrambi i raggruppamenti il numero di occupati aumenta in modo significativo nel periodo considerato: le professioni impegnate in attivita' elementari sono cresciute di 358 mila unita' e quelle dedite alle attivita' commerciali e di servizi di 372 mila.

Sono i telefonisti e gli addetti ai call center (24,5), il personale domestico (30) e i venditori a distanza (30) i lavoratori meno soddisfatti della propria condizione in Italia. Seguono, a poca distanza, le professioni tecniche nei musei (32,6), negli uffici giudiziari (34,6) e nell'ambito dei servizi statistici (37), alcune professioni non qualificate come i bidelli (36,6) e gli addetti al lavaggio dei veicoli (37,2), oltre agli addetti ai distributori di carburanti (37,6). Il dato emerge dalla ricerca sulle professioni condotta da Istat e Isfol, secondo cui tra gli occupati che percepiscono maggiormente l'insicurezza del proprio lavoro vi e' una netta predominanza degli addetti ai call center (11,3 in una scala da 0 a 100 dove 0 indica molto insicuro e 100 molto sicuro) e le professioni dello spettacolo (20,7). All'estremo opposto, l'insicurezza minima si registra nelle professioni universitarie (82,9 per cento), nella magistratura (89,1), gli ambasciatori (78,5) e le professioni della pubblica sicurezza (88,8).

Tra le professioni che offrono buone possibilita' di realizzare le aspirazioni professionali si annoverano quelle dell'artigianato, come ad esempio gli artigiani coinvolti nella lavorazione del legno, delle pelli e del cuoio. Chi le svolge riceve anche un buon riconoscimento dei propri meriti (58,2 in una scala da 0 a 100), certamente piu' di quanto accada a chi svolge una professione di elevata specializzazione (55.2). Queste ultime, infatti, rispetto al riconoscimento dei propri meriti, sono penultime in graduatoria, seguite solo dalle professioni operaie non qualificate. Oltre 14 milioni di occupati esprimono la necessita' di aggiornare le conoscenze e competenze acquisite o di apprenderne delle nuove. A fronte di questa esigenza, tuttavia, solo poco piu' della meta' delle professioni previste dalla classificazione (il 52,7 per cento) svolgono almeno una volta l'anno attivita' di manutenzione e sviluppo delle professionalita' acquisite.

Le professioni a maggiore contenuto di elasticità, creatività e resilienza, sono i ricercatori nell?ambito delle science mediche (86,5 in una scala da 0 a 100) e i docenti universitari in scienze biologiche (84,4). Tali caratteristiche risultano inoltre essere tipiche di Capi e i vice capi della polizia di Stato, questori e alti responsabili della sicurezza pubblica, per i quali è molto forte la componente della resilienza.

Tra le professioni che offrono buone possibilità di realizzare le aspirazioni professionali si annoverano quelle dell?artigianato, come ad esempio gli artigiani coinvolti nella lavorazione del legno, delle pelli e del cuoio. Chi le svolge riceve anche un buon riconoscimento dei propri meriti (58,2 in una scala da 0 a 100), certamente più di quanto accada a chi svolge una professione di elevata specializzazione (55.2). Queste ultime, infatti, rispetto al riconoscimento dei propri meriti, sono penultime in graduatoria, seguite solo dalle professioni operaie non qualificate.

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