twitter @andreadeugeni

Il grande Satana è il precariato.  L'obiettivo, ambizioso, è quello di fare del contratto a tempo indeterminato una regola. Con un nome preciso: il contratto indeterminato di inserimento. Ma a un costo: rendere più facili i licenziamenti

E' questo, secondo quanto filtra dal Partito democratico a gestione Renzi,  il cuore dello Job Act del neo segretario del Nazareno, provvedimento annunciato proprio dal numero uno dei Democratici e che inizierà domani il suo iter con la discussione all'interno della segreteria. La sfida di Renzi è quella di gettarlo fra un mese nell'arena del dibattito delle larghe intese per riscrivere le regole del mercato del lavoro e archiviare la tanto criticata riforma Fornero. Ma come?

CONTRATTO INDETERMINATO D'INSERIMENTO E STOP AI CO.CO.PRO. L'alternativa alla precarietà e ai contratti a progetto (introdotti dalla legge Biagi che verrebbero aboliti) si chiama contratto indeterminato d'inserimento per chi è al di sotto di una determinata soglia di età e che non prevedrebbe la tutela dell'articolo 18 nella tradizionale dicotomia del reintegro o dell'indennizzo in caso di licenziamento illeggittimo, ma solo l'opzione indennizzo. Un contratto flessibile che varrebbe solo per i futuri ingressi dei giovani nel mercato del lavoro (non alternativo al tradizionale contratto a tempo indeterminato) e non per i vecchi contratti per cui rimarrebbero invece in vigore le vecchie regole. L'articolo 18 resterebbe dunque valido per tutti i contratti in essere e quelli futuri al di sopra di una certa soglia d'età, in alternativa a quelli flessibili.

Indipendentemente dall'età, poi, la flessibilità sui neoassunti, inoltre, potrebbe anche lasciare un margine di negoziazione alle parti: il lavoratore potrebbe accettare dal datore meno protezioni in cambio di una retribuzione più alta.

Svimez lavoro
 

REDDITO MINIMO E FLEXSECURITY. Il Job Act renziano prende come modello di riferimento quello dei Paesi nordici e in particolare quello danese, dove la protezione sociale per i lavoratori disoccupati è particolarmente elevata: il reddito minimo è considerato sia come misura di assistenza sociale che come contributo per l'avviamento di una vita autonoma e impone al beneficiario, temporaneamente senza lavoro, di partecipare a corsi di formazione o altri programmi di incentivazione all'occupazione. Un modo per fornire sostegno al mondo dei disoccupati attraverso proposte formative di riqualificazione professionale per rilanciare la competitività dei profili sul mercato del lavoro.

 In sostanza, si vuole abolire il meccanismo che fa sì che la cassa integrazione copra solamente una parte dei lavoratori in difficoltà e non tutti.

SEMPLIFICAZIONE DEL CODICE DEL LAVORO. Il Pd lavora anche a una semplificazione del codice del lavoro, mettendo mano a mano a circa 1000 atti normativi di fonte nazionale che incidono sulla regolazione dei rapporti fra datore e dipendente. L'obiettivo è quello di arrivare, come ha sottolineato più volte Renzi, a "70 articoli leggibili anche da un quindicenne e facilmente traducibili in inglese".

matteo renzi ol 500 (3)
 

RILANCIO DEI CENTRI PER L'IMPIEGO.  Il neosegretario del Pd ha più volte ripetuto che i centri per l'impiego non funzionano.

Un dato su tutti: intermediano tra il 3% e l'1% dei contratti di lavoro, contro il 20% dell'Inghilterra. In più, secondo Renzi, non hanno professionalità adeguate e non sono collegati in modo appropriato al mondo del lavoro, non dando risposte al problema del mancato matching of job.

Infine, il segretario del Pd vuole intervenire sul sistema complessivo di formazione del lavoro e dar luogo ad investimenti mirati e non a pioggia per far ripartire la crescita del Paese.

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Il grande Satana è il precariato.  L'obiettivo, ambizioso, è quello di fare del contratto a tempo indeterminato una regola. Con un nome preciso: il contratto indeterminato di inserimento. Ma a un costo: rendere più facili i licenziamenti

E' questo, secondo quanto filtra dal Partito democratico a gestione Renzi,  il cuore dello Job Act del neo segretario del Nazareno, provvedimento annunciato proprio dal numero uno dei Democratici e che inizierà domani il suo iter con la discussione all'interno della segreteria. La sfida di Renzi è quella di gettarlo fra un mese nell'arena del dibattito delle larghe intese per riscrivere le regole del mercato del lavoro e archiviare la tanto criticata riforma Fornero. Ma come?

CONTRATTO INDETERMINATO D'INSERIMENTO E STOP AI CO.CO.PRO. L'alternativa alla precarietà e ai contratti a progetto (introdotti dalla legge Biagi che verrebbero aboliti) si chiama contratto indeterminato d'inserimento per chi è al di sotto di una determinata soglia di età e che non prevedrebbe la tutela dell'articolo 18 nella tradizionale dicotomia del reintegro o dell'indennizzo in caso di licenziamento illeggittimo, ma solo l'opzione indennizzo. Un contratto flessibile che varrebbe solo per i futuri ingressi dei giovani nel mercato del lavoro (non alternativo al tradizionale contratto a tempo indeterminato) e non per i vecchi contratti per cui rimarrebbero invece in vigore le vecchie regole. L'articolo 18 resterebbe dunque valido per tutti i contratti in essere e quelli futuri al di sopra di una certa soglia d'età, in alternativa a quelli flessibili.

Indipendentemente dall'età, poi, la flessibilità sui neoassunti, inoltre, potrebbe anche lasciare un margine di negoziazione alle parti: il lavoratore potrebbe accettare dal datore meno protezioni in cambio di una retribuzione più alta.

Svimez lavoro
 

REDDITO MINIMO E FLEXSECURITY. Il Job Act renziano prende come modello di riferimento quello dei Paesi nordici e in particolare quello danese, dove la protezione sociale per i lavoratori disoccupati è particolarmente elevata: il reddito minimo è considerato sia come misura di assistenza sociale che come contributo per l'avviamento di una vita autonoma e impone al beneficiario, temporaneamente senza lavoro, di partecipare a corsi di formazione o altri programmi di incentivazione all'occupazione. Un modo per fornire sostegno al mondo dei disoccupati attraverso proposte formative di riqualificazione professionale per rilanciare la competitività dei profili sul mercato del lavoro.

 In sostanza, si vuole abolire il meccanismo che fa sì che la cassa integrazione copra solamente una parte dei lavoratori in difficoltà e non tutti.

SEMPLIFICAZIONE DEL CODICE DEL LAVORO. Il Pd lavora anche a una semplificazione del codice del lavoro, mettendo mano a mano a circa 1000 atti normativi di fonte nazionale che incidono sulla regolazione dei rapporti fra datore e dipendente. L'obiettivo è quello di arrivare, come ha sottolineato più volte Renzi, a "70 articoli leggibili anche da un quindicenne e facilmente traducibili in inglese".

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RILANCIO DEI CENTRI PER L'IMPIEGO.  Il neosegretario del Pd ha più volte ripetuto che i centri per l'impiego non funzionano.

Un dato su tutti: intermediano tra il 3% e l'1% dei contratti di lavoro, contro il 20% dell'Inghilterra. In più, secondo Renzi, non hanno professionalità adeguate e non sono collegati in modo appropriato al mondo del lavoro, non dando risposte al problema del mancato matching of job.

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