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Economia
Saccomanni

La Commissione europea striglia il governo italiano. "Vi è il rischio" che la Legge di Stabilità "non sia compatibile con i vincoli europei". A preoccupare è soprattutto "la riduzione del debito" che, salvo correzzioni, "non sarà rispettata".

Non solo: il documento diffuso dalla Commissione definisce "limitati" gli interventi raccomandati dal Consiglio europeo in materia di Fisco e "invita le autorità a prendere le misure necessarie". Dubbi che hanno portato Bruxelles a concludere che "l'Italia non può beneficiare della clausola sugli investimenti nel 2014 in quanto, sulla base delle previsioni, non farà gli aggiustamenti minimimi richiesti per portare il suo rapporto fra debito pubblico e Pil su un percorso di riduzione sufficiente".

Uno stop che, salvo nuovi interventi, rischia di bloccare quei 3 miliardi che il governo aveva individuato come spesa per investiementi. Il Tesoro, però, smorza: "Rischi già considerati, non è una bocciatura. La valutazione discende da una stima di crescita del prodotto che non coincide con quella del Governo italiano e comporta implicazioni per le proiezioni di finanza pubblica.

A chiedere di usufruire della clausola, che permette di escludere dal calcolo del deficit pubblico gli investimenti produttivi, per esempio quelli nelle infrastrutture che l'Unione europea ha definito prioritarie, sono state quest'anno Italia e Slovacchia, oltre a Bulgaria e Romania.

La Commissione ha stoppato le richieste dei primi due paesi, mentre le valutazioni sulla domanda di Bulgaria e Romania sono ancora in corso. "Nel caso di Italia e Slovacchia - spiega Bruxelles - l'opinione della Commissione sulle bozze dei piani di bilancio per il prossimo anno conclude che nessuno dei due paesi potra' beneficiare della clausola nel 2014 poiche' non rispetteranno i criteri necessari".

Immediata la replica del ministero dell'Economia alle stoccate di Bruxelles. Dopo la nota del Mef  interviene direttamente anche il ministro Fabrizio Saccomanni secondo cui le misure richieste dall'Ue sono gia' state prese in considerazione dal governo che e' determinato a rispettare i saldi. "Non c'e' bisogno di fare aggiustamenti sui bilanci in corso", spiega. Sulla crescita del debito afferma che "e' la risultante di due fattori: la recessione e l'accelerazione del pagamento dei debiti della Pa".

Anche il premier Enrico Letta difende la manovra e controbatte: "Abbiamo fatto i conti giusti e resteremo dentro le regole. I conti sono in ordine e troppo rigore fine a se stesso soffoca la crescita".

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