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Economia
Le regioni contro la manovra: "Tagli inaccettabili. Sarà colpita la Sanità"

"Così com'è, è insostenibile". Le Regioni salgono sulle barricate dopo il varo della legge di Stabilità da parte del Governo. In una conferenza stampa convocata ad hoc, il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino ha infatti denunciato che "al taglio prospettato di 4 miliardi di euro vanno sommati quelli decisi dai governi Monti e Letta pari a circa 1,750 miliardi. Si arriva così a 5,7 miliardi. Tagli insostenibili - ha sottolineato - a meno che non si incida sulla spesa sanitaria o con maggiori entrate".

Nel chiedere al governo un incontro urgente per trovare una soluzione, il governatore del Piemonte ha spiegato che, agendo così, l'esecutivo "incrina un rapporto di lealtà istituzionale e di pari dignità". "Abbiamo dato intesa sul Patto per la Salute e il Fondo sanitario: il Patto viene così meno. Il Governo fa delle legittime e condivisibili manovre di politica economica ma usando risorse che sono di altri enti", ha aggiunto, spiegando che "vi sono margini per rendere le cose più sostenibili".

Il sottosegretario Graziano Delrio ha prontamente replicato che "sono in corso anche in questi giorni tavoli di lavoro del Governo con le Regioni" per "proseguire in un patto di autonomia e responsabilità, tra Governo centrale e regioni, per i cittadini e la soluzione dei problemi dei territori", ma Chiamparino ha smentito: "Io non so quali sono questi tavoli".

Di certo, almeno Chiamparino è assolutamente contrario all’aumento delle tasse: "Piuttosto che aumentare l’Irap lascio l’incarico: farlo significherebbe dare un colpo mortale all’economia. Nessuno di noi vuole" alzare le imposte, "siamo consapevoli che il sistema paese ha bisogna del contrario". Di quale entità sarebbero, però, i problemi di bilancio delle Regioni? "Non abbiamo fatto dei calcoli, mi sono permesso di lanciare un allarme su sanità e trasporto pubblico. Crediamo che in una logica di collaborazione sono possibili correzioni per evitare aumenti".

Anche Nicola Zingaretti ha commentato amareggiato:"È semplice abbassare le tasse con i soldi degli altri. Le Regioni sono chiamate ora a finanziare scelte che non abbiamo preso noi ma il governo, al raggiungimento di obiettivi di finanza pubblica dettati dall’Unione europea". In Lazio entro il 2016 dovrebbe essere completata la fase della riduzione dell’Irpef e dell’Irap ma "se passassero questi tagli i cittadini vedrebbero vanificata l’ipotesi di abbassare le tasse perché i soldi finanziano altre scelte di politica economica".

D'altro canto il ministro dell'Economia cerca di rassicurare sulle risorse. Le "preoccupazioni" relative alle coperture previste nella legge di Stabilità "sono senza fondamento", ha detto Pier Carlo Padoan nel corso della trasmissione Radio anch'io. Le coperture "sono garantite da ulteriori progressi nella spending review e nella lotta all'evasione" ha aggiunto Padoan, sottolineando che il Governo ha "esaminato tutte le voci di tagli ai ministeri, alle regioni e agli enti locali".

Una risposta a chi ha subito fatto notare che un conto è programmare una spesa frutto di efficientamento dei processi e degli acquisti, un conto è indicare sommariamente degli obiettivi di risparmi da affidare - per altro - per buona parte agli enti locali, che potrebbero ribaltarli in tassazione ulteriore. Attraverso Twitter è intervenuto anche il presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi che ha scritto: "Abbassare le tasse, come tagliare gli sprechi, non è di destra nè di sinistra: in Italia è semplicemente giusto".

Dalle parole del ministro, invece, si dovrebbe dedurre che i 4 miliardi di risparmi affidati alle Regioni, e gli 1 e 1,2 rispettivamente di Province e Comuni (più i 6,1 miliardi dello Stato), verranno non con tagli lineari ma con un processo di selezione sui capitoli di risparmio. Però non è escluso l'aumento della tassazione locale: "Le regioni aumenteranno il loro prelievo? Può darsi - ha precisato il ministro - Ma c'è sempre un appostamento di risorse a fronte di un aumento del prelievo e poi saranno i cittadini a giudicare". Il pressing sugli enti locali "non è" comunque "a che aumentino le tasse, ma perchè aumentino l'efficienza. Siamo convinti che i margini ci siano. Si tratta di dare gli stimoli giusti, a partire dal governo".

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