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Economia
Legge Stabilità/ Renziani contro minoranza Dem: "Metodo antidemocratico"

Torna di nuovo alta la tensione nel Pd dopo una prima riconciliazione sul job act. Il ring è la legge di Stabilità, il casus belli 8 emendamenti presentati dalla minoranza Pd, la miccia la reazione dei fedelissimi renziani. Ernesto Carbone, responsabile Pubblica amministrazione nella segreteria del partito, parla di conferenza stampa “incredibile”, quella di Stefano Fassina e altri: “A parole si dice di volere il bene della casa comune, nei fatti ci si comporta come se non se ne facesse parte”. Andrea Marcucci, presidente della commissione Cultura al Senato, quasi sullo stesso spartito precisa: “A parole si dice di far parte della ‘ditta’, mentre nei fatti si lavora contro”. L’atmosfera si appesantisce anche perché due delle proposte di modifica presentate dalla sinistra Pd erano state scartate dal Pd, ma sono state “ripescate” e fatte proprie da Sel: un soccorso rosso che permetterà di discuterle in commissione Bilancio, una volta che comincerà la discussione sulla manovra.
 
”A presentare gli emendamenti sono stati oltre a Fassina Pippo Civati, Gianni Cuperlo, Alfredo D’Attorre e Margherita Miotto. Tra i punti sollevati il bonus degli 80 euro, il bonus bebè ai più poveri, misure per la messa in sicurezza del territorio, per il Mezzogiorno e per il contrasto alla precarietà. Un testo sottoscritto da una trentina di deputati: “E’ un coordinamento ‘per’, non un coordinamento ‘contro’ il governo”, dice Fassina, che parla di proposte con le quali “dichiariamo guerra a povertà a precarietà”. Ma questo non va bene all’ala renziana del Parlamento: “Fare conferenze stampa contro le misure del proprio partito e del proprio governo ha dell’incredibile. A parole si dice di far parte della “ditta”, mentre nei fatti si lavora contro” dice il senatore Marcucci. “Spettacolarizzare il dissenso – sottolinea – alla spasmodica e continua ricerca dello scontro con il premier Renzi va oltre ogni logica di buon senso”. Per Marcucci è addirittura “l’esatto contrario delle regole democratiche che presiedono il confronto all’interno di un partito”. Carbone aggiunge che “è davvero incredibile che parlamentari, che fino a prova contraria fanno parte di un gruppo politico, convochino una conferenza stampa per illustrare emendamenti” alla manovra senza tener conto della discussione interna al gruppo. “Altro che metodo democratico, altro che discussione e confronto interno – conclude Carbone – A parole si dice di volere il bene della casa comune, nei fatti ci si comporta come se non se ne facesse parte”.

Cosa chiedono i deputati della sinistra democratica? Tra gli emendamenti figurano due proposte per una ridefinizione del bonus Irpef “in relazione all’Isee, in modo da tener conto della composizione del nucleo famigliare e di eventuali altri redditi” e in modo poi “da allocare le risorse recuperate sul sostegno all’inclusione attiva”. Il limite per il reddito Isee, indicato nella presentazione degli emendamenti viene individuato in “15mila euro”. E anche per il bonus bebè, si prevede una ristrutturazione che lo concentri per i nuclei familiari fino a 15mila euro di reddito Isee. I deputati Pd hanno precisato come il limite Isee di 15mila euro corrisponde ad un reddito annuo di 39.900 euro per una famiglia monoreddito con due figli e a un reddito annuo pari a 47.400 euro per una famiglia con due figli e con entrambi i genitori lavoratori. “Concentriamo queste risorse su coloro che ne hanno più bisogno, alle famiglie numerose, chi ha 26.100 di reddito oggi non prende il bonus”, spiega Fassina.

In un ulteriore emendamento, viene individuato il finanziamento aggiuntivo al sostegno all’inclusione attiva per ulteriori 150 milioni attraverso l’innalzamento dell’1% dell’aliquota dell’imposta di successione. La minoranza Pd, propone inoltre la concentrazione del bonus Irpef sui lavoratori con contratto diverso da quello indeterminato: partite Iva, co.co.pro, contratti a tempo determinato. Tale requisito di addizionalità, spiegano i primi firmatari dell’emendamento, permetterebbe di recuperare circa il 60% delle risorse previste per l’intervento, destinando le risorse recuperate al finanziamento della riforma degli ammortizzatori sociali. E la minoranza, tra le sue proposte ne prevede anche una ad hoc per il Mezzogiorno, proponendo che la quota di risorse risparmiata con il dimezzamento del cofinanziamento nazionale nell’ambito dei fondi Ue, “non solo resti al Sud ma vada spesa immediatamente anche attraverso poteri sostitutivi delle amministrazioni centrali su quelle territoriali”, spiega Fassina.

 E per due di questi emendamenti è arrivato il “soccorso rosso”. Sel ha infatti sottoscritto e adottato due proposte della minoranza Pd – entrambi a firma Stefano Fassina – che la maggioranza del Pd “aveva escluso”. A illustrare la strategia dei vendoliani a sostegno della sinistra del Partito democratico è stato Giulio Marcon, capogruppo di Sel in commissione Bilancio. I due emendamenti – modulare l’erogazione del bonus degli 80 euro in relazione all’Isee e aumentare le risorse per gli ammortizzatori sociali – faranno quindi parte dei 267 già presentati, 45 dei quali evidenziati alla stampa come “principali”. “E’ quanto dovrebbe accadere in Parlamento: si parte da presupposti diversi per avere convergenze comuni sul merito”, dice Arturo Scotto, capogruppo dei deputati di Sel. “Abbiamo deciso di sottoscrivere quegli emendamenti che altrimenti non sarebbero stati discussi dalla commissione Bilancio”.

 Ma poi c’è un’ultima questione: quando si parla di minoranza Pd in realtà si tratta di minoranze. Il partito plurale è plurale soprattutto a sinistra. Sul Jobs act, per esempio, l’esempio plastico è stata la soddisfazione dell’accordo sull’articolo 18 che ha soddisfatto Cesare Damiano e il capogruppo Roberto Speranza, mentre Civati ha detto che voterà contro e Fassina prevede per i lavoratori un 2015 peggiore del 2014. E a chi chiede a Speranza una risposta su un eventuale coordinamento delle minoranze democratiche lui risponde: “In Parlamento c’è un confronto aperto sempre su tutto. Per me che come noto non sono renziano, il tema di fondo è come si sta in un partito plurale e anche il Pd come soggetto di cambiamento. C’è un confronto aperto con tutti”.

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