Strage Viareggio, condannati Moretti ed Elia. Leonardo: “Fiducia al ceo”
Il bis come amministratore delegato di Leonardo? Per Mauro Moretti, in scadenza di mandato, mancava l’ultimo miglio. E invece, dopo la pesante condanna a sette anni per la strage di Viareggio, con molta probabilità il Ceo, ex ferroviere come viene scherzosamente definito dagli investitori, dovrà dire addio alla riconferma. A meno che l’ex sindacalista Cgil con una laurea in ingegneria non decida di fare subito un passo indietro subito, dimettendosi motu proprio, nonostante i buoni risultati di bilancio, la rivoluzione della struttura societaria dell’ex Finmeccanica in One Company e i tentativi di rilancio d’immagine con il rebranding Leonardo portati avanti dal top-manager nel triennio di guida del gruppo.
Fra poco più di un mese, infatti, l’azionista di maggioranza, ovvero il Tesoro, dovrà presentare la lista per l’assemblea (appuntamento che dovrebbe svolgersi a metà aprile, in concomitanza con le assise delle altre grandi partecipate da Via XX Settembre e quotate in Borsa) che avrà all’ordine del giorno il rinnovo delle cariche sociali.
Ebbene, visto che a metà 2014 quando i soci elessero il nuovo board consegnando le chiavi della nuova Finmeccanica alla coppia De Gennaro-Moretti, Pier Carlo Padoan chiese d’inserire nello statuto societario anche la “clausola di onorabilità” degli amministratori (poi bocciata dai fondi internazionali), è molto probabile che, spiegano alcune fonti politiche, il numero uno del Tesoro non riconfermi Moretti in maniera coerente con la posizione assunta allora.
La “clausola di onorabilità” prevede infatti l’obbligo di non eleggere o di far decadere gli amministratori della società nel caso di condanne di primo grado o anche solo di rinvio a giudizio a loro carico. Il responso del giudice, con i sette anni inflittigli, non lascia scampo a Moretti. A meno di ripensamenti dell’ultima ora di Padoan che si esporrebbe così a critiche. Soprattutto politiche e, con le elezioni alle porte, è difficile che i Dem vogliano correre questo rischio.
Il cambio dello statuto delle grandi quotate pubbliche, per cui serve il voto favorevole della maggioranza qualificata (il 75%) in assemblea, modifica che Renzi e Padoan riuscirono ad introdurre in Enel (ma non in Eni e Finmeccanica), fu proprio un atto “politico” per rispondere alla campagna moralizzatrice in atto grillina. E’ vero che oggi i Pentastellati, per convenienza, sono diventati più garantisti, ma Padoan, spiega chi lo affianca quotidianamente, non è certo uomo abituato ai dietrofront. Specie quando c’è in ballo la reputazione.


