Leonardo Maria Del Vecchio cerca un nuovo finanziatore per rinegoziare un’esposizione superiore a un miliardo di euro. I contatti con Apollo possono garantire liquidità alle sue partecipazioni industriali e rafforzarne la posizione prima delle nuove decisioni su Delfin.
Apollo può rilevare i prestiti esistenti, ma il private debt avrebbe un costo più alto
Leonardo Maria Del Vecchio sta lavorando al rifinanziamento di debiti superiori a un miliardo di euro. L’esposizione comprende 650 milioni concessi da UniCredit, 350 milioni da Indosuez e altri 110 milioni di leasing.
Il giovane imprenditore, attivo attraverso Lmdv Capital, avrebbe avviato contatti con Apollo. Il fondo statunitense potrebbe sostituire integralmente gli attuali creditori e concedere nuova finanza. Leonardo Maria avrebbe così liquidità immediata, ma dovrebbe sostenere un costo superiore rispetto ai tradizionali prestiti bancari. Le risorse servirebbero innanzitutto a finanziare le partecipazioni industriali riconducibili a Lmdv Capital. Il rifinanziamento permetterebbe inoltre a Leonardo Maria di presentarsi con maggiore disponibilità finanziaria alle prossime decisioni sulla proprietà di Delfin.
Uno dei possibili obiettivi riguarda lo 0,4% della holding attribuito a Rocco Basilico. Il Tribunale del Lussemburgo ha valutato quel pacchetto 149 milioni di euro dopo la richiesta di Basilico di trasferirlo in un proprio veicolo o di cederlo agli altri soci. Leonardo Maria ha un’opzione per acquistare la partecipazione, anche se non è certo che decida di esercitarla. L’imprenditore ha inoltre contestato in tribunale la legittimità della quota. Anche gli altri azionisti hanno mostrato interesse per quel pacchetto.
Il ricorso ad Apollo era già stato valutato durante il tentativo di Leonardo Maria di acquistare il 25% di Delfin messo in vendita dai fratelli Luca e Paola Del Vecchio. Il progetto prevedeva un finanziamento da circa 10 miliardi di euro, ma le banche avevano chiesto garanzie aggiuntive e l’operazione non era stata completata. I contatti con Apollo sono proseguiti. Il fondo potrebbe ora intervenire su un’operazione più limitata, sostituendo UniCredit e Indosuez nell’esposizione già esistente e fornendo risorse utilizzabili per nuovi investimenti.
Leonardo Maria possiede il 12,5% di Delfin, come ciascuno degli altri sette eredi del fondatore di Luxottica. Il valore netto di mercato della holding supera i 40 miliardi di euro, ma lo statuto impedisce ai soci di utilizzare direttamente le azioni come garanzia per ottenere prestiti. Questo vincolo obbliga gli eredi a costruire finanziamenti attraverso altre attività, partecipazioni personali o veicoli societari. Il Tribunale del Lussemburgo deve pronunciarsi sulle richieste presentate dai soci per trasferire le rispettive quote Delfin in holding personali.
Dopo l’assemblea del 30 giugno, gli azionisti attendono settembre per riprendere le discussioni sulla struttura della cassaforte. Tra le proposte resta la divisione delle attività in due società distinte. Delfin Uno manterrebbe il 32,4% di EssilorLuxottica, considerato il principale investimento strategico della famiglia. Delfin Due raccoglierebbe invece le partecipazioni in Monte dei Paschi di Siena, Generali e UniCredit.
La separazione permetterebbe agli azionisti di vendere le quote bancarie e assicurative senza intervenire sulla partecipazione in EssilorLuxottica. Gli eredi potrebbero così ottenere liquidità e finanziare accordi interni, acquisizioni o investimenti personali. Alcuni soci stanno anche cercando un consulente indipendente, probabilmente un giurista con un profilo condiviso, incaricato di elaborare una proposta capace di raccogliere il consenso di un’ampia maggioranza. La successione di Leonardo Del Vecchio, morto nel 2022, non è ancora stata definita dopo quattro anni.
Leonardo Maria arriverà al confronto di settembre con un’esigenza immediata. Deve sostituire o rinegoziare oltre un miliardo di finanziamenti e ottenere risorse senza poter offrire direttamente in garanzia il proprio 12,5% di Delfin.

