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Economia

 

letta hollande 500

I conti sono in equilibrio, almeno fino al 2015 secondo Banca d'Italia; il grosso dell'aggiustamento fiscale, per ammissione di Carlo Cottarelli, direttore del dipartimento affari fiscali del Fondo monetario internazionale (Fmi), è già stato fatto come in Germania (e a differenza di Francia o Usa che ancora devono prendere il toro per le corna); alternative al governo di "coalizione" non se ne vedono all'orizzonte tra la crisi interna al Pd e i problemi giudiziari di Silvio Berlusconi. Così Enrico Letta deve trovare il coraggio di buttare il cuore oltre l'ostacolo e andare in Europa a chiedere che, quanto meno, si scorpori dal computo del deficit/Pil quella parte di spesa pubblica "produttiva" destinata a investimenti in infrastrutture.

Ottenuto questo risultato giocando fuori casa Letta dovrà poi chiudere la partita in casa, accantonando possibilmente ogni discussione sull'Imu (o circoscrivendola il più possibile, ad esempio ad una sola riduzione del prelievo sulla prima casa), così da non deconcentrarsi in una battaglia più di forma che di sostanza, e affrontare i due veri temi che da anni restano solo appuntati sull'agenda economica del paese: avviare la riduzione del cuneo fiscale sui redditi da lavoro (magari studiando forme incentivanti per nuove assunzioni a tempo indeterminato nel settore privato), stendere una nuova "lenzuolata" di semplificazioni burocratiche e di aperture dei troppi settori economici ancora ultraprotetti (come banche e assicurazioni). Senza dimenticare l'abolizione della tanto odiata Irap che scatta anche quando l'impresa è in perdita.

Se riuscirà a farcela potrà agganciare quella ripresa che quasi tutti i grandi previsori mondiali si attendono tra la seconda metà di quest'anno e l'inizio del 2014, altrimenti non basterà qualche sforbiciata agli stipendi di ministri e sottosegretari, né promettere (nuovamente) l'abolizione delle Provincie e degli enti "inutili", il risparmio sulle auto blu e simili manovre "di fino" che piacciono tanto ad alcuni movimenti ma che spostano di poche centinaia di milioni il risultato dell'ultima riga di bilancio, quando la sola riduzione di un altro mezzo punto d'interesse, nel caso di un ulteriore favore dei mercati a fronte dell'avvio di una autentica stagione di riforme, potrebbe far risparmiare alle casse dello stato almeno altri 8,5 miliardi di euro di interessi.

Una cifra pari all'equivalente della "manovrina" che si stima necessaria per garantire la copertura della cassa integrazione e dell'eventuale slittamento dell'Iva e azzeramento dell'Imu sulla prima casa, che se derivasse da riforme strutturali, riqualificazione della spesa pubblica e ridefinizione del parametro delle attività dello stato sociale libererebbe infinitamente più energia e "spinta" per la crescita che non solo un incremento di imposte coniugato a una serie di tagli più o meno lineari. Molte altre alternative non ve ne sono, dunque Presidente Letta coraggio: butti il cuore oltre l'ostacolo. Ora o mai più che in Europa c'è già chi aggancia la ripresa.

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