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Economia

 

fondiaria sai 1

Di Lorenzo Lamperti
e Andrea Deugeni 

Per ora è venuta fuori la superficie, ma da raschiare sul fondo dell'inchiesta della Procura di Torino su FonSai c'è ancora molto. Più che una sensazione è una certezza, almeno secondo quanto si legge nell'ordinanza del gip del tribunale di Torino di cui Affaritaliani.it è venuto in possesso e di cui pubblica alcuni stralci.


UNICREDIT PRETESE PELUSO COME DG

Un particolare inquietante è la "pretesa" esplicita da parte di UniCredit (il gip Silvia Salvadori riporta le deposizioni dell'amministratore delegato di UniCredit Federico Ghizzoni ascoltato come persona informata dei fatti), come "condizione per la partecipazione" all'aumento di capitale di FonSai da 450 milioni deliberato nel maggio 2011, della "modifica nella governance della compagnia". Un passaggio chiave, quasi un'imposizione, nella storia della gestione di FonSai che ha portato Piazza Cordusio a inserire, oltre a tre nuovi amministratori delegati nel Cda, soprattutto un nuovo direttore generale, nella persona di Pier Giorgio Peluso, prima responsabile del corporate di UniCredit. Una figura che, "proprio perché munita di plurime deleghe, ha finito col sovrapporsi al responsabile gerarchicamente sovraordinato ossia l'amministratore delegato Emanuele Erbetta". E, di fatto, governando l'azienda. Un innesto voluto da Piazza Cordusio a cui non bastava la semplice sostituzione di Fausto Marchionni con Emanuele Erbetta in relazione alla fallimentare gestione fino all 2010 e grazie al quale la compagnia ha cambiato marcia per risalire la china prima del lancio del piano Unipol.

peluso 500

E gli inquirenti lo riconoscono in due passaggi. Nel primo, in cui riportano che l'entrata di Peluso "ha determinato l'ingresso in Fondiaria di un gruppo di manager", sempre ex UniCredit, (tra cui Gianandrea Perco, condirettore generale con responsabilità sulla parte immobiliare e su altre partecipazioni della compagnia e Claudia Motta, vice direttore generale responsabile della pianificazione strategica anche con riferimento alla previsione di bilancio) "che ha dato impulso al processo di riorganizzazione auspicato dalla banca". Nel secondo, in maniera specifica sulla parte delle rivalutazione delle riserve, voce prima artificialmente manovrate dalla gestione Ligresti per garantire un flusso di pay-out alla controllante Premafin, quando scrivono che "l’inversione di tendenza all’interno di Fonsai, anche con riferimento alle modalità di determinazione attuariale della riserva sinistri, sia stata in realtà determinata dall’assunzione, in qualità di direttore generale, di Peluso Pier Giorgio e di altri manager da lui selezionati, i quali hanno dato un significativo impulso in tale direzione e non grazie ad Erbetta", come lui invece ha voluto far credere agli inquirenti. 

ligresti

MARCHIONNI E LA CONTROPRESTAZIONE. ECCO COME HA RETTO IL SILENZIO SULLA GALASSIA LIGRESTI

Un altro particolare inquietante è il silenzio comprato, secondo gli inquirenti, da parte dei Ligresti a Fausto Marchionni, ex amministratore delegato, ora agli arresti domiciliari. Nelle carte vengono riportate una serie di conversazioni telefoniche del manager. Marchionni parla più volte di un impegno esistente tra lui e il gruppo che lo impegna a "non far casino" in cambio di una "controprestazione". Marchionni ha alle spalle 47 anni di militanza in Sai di cui otto da amministratore delegato di FonSai. Viene da sempre considerato un "fedelissimo" di Salvatore Ligresti. Marchionni ne ha viste e passate tante, questo è certo. Nel 2011, quando si dimette dal ruolo di amministratore delegato per i risultati fallimentari del gruppo assicurativo, non torna a casa. Le caselle da lui riempite all'interno della galassia Ligresti sono parecchie. Le elenca tutte il gip Salvadori, riferendosi alla primavera del 2011: presidente e ad di Siat, presidente di Atahotels, di Auto Presto&Bene, di Bim Vita, di Pronto Assistance Servizi, di Sistemi Sanitari, di The Lawrence Re Ireland. Non è finita: consigliere di Alitalia, di Ania, di Assonime, Ddor-Novi Sad, di Irsa, di Hines Italia e di Milano Assicurazioni.

famiglia ligresti 500

Il gip scrive che dalle conversazioni "è dato evincere come in realtà Marchionni è depositario di importanti verità sulla storia del gruppo Fondiaria che si è impegnato a non divulgare". In cambio di che cosa? "Dell'incarico di presidenza del consiglio di amministrazione di Siat, e non certamente per un indennizzo che non lo tutelerebbe rispetto al suo futuro professionale", spiega il gip. In un'intercettazione dell'8 gennaio 2013 Marchionni cita direttamente il suo incarico in Siat e fa intendere l'esistenza di un accordo ben preciso tra lui e il gruppo. "Io ci ho anche un po' le scatole rotte perché adesso se continua così poi uno racconta un po' di cose eh, insomma, diventa anche fastidioso", si sfoga lui. "Però io c'ho il contratto che ti dice che devono farlo", sostiene Marchionni, alludendo al suo ruolo nel Cda di Siat. "Soprattutto per un motivo, perché la controprestazione è quella, non parliamo con nessuno e beh, allora comincio a parlare e allora le cose diventano difficili per tutto.

"Per l'Ingegnere ero il signor No". Carlo Ciani (ex Sai e Premafin) racconta ad Affari la gestione Ligresti. Di Andrea Deugeni

L'ex ad di FonSai parla del "proprio incarico di presidente del Cda di Siat, società facente parte del gruppo Fondiaria, incarico che è messo in discussione dalla nuova proprietà". Unipol, dunque. Ma Marchionni, si legge nelle carte, insiste che la presidenza è stata "a lui assegnata quale benefit per un asserito impegno a 'non fare casino', e quindi come non sia corretto chiedergli ora tale rinuncia". Qualche mese prima, a fine novembre 2012, durante una telefonata Marchionni legge al suo interlocutore una lettera che ha intenzione di mandare a Carlo Cimbri, alla guida di Unipol. Nella bozza di lettera indirizzata a Cimbri, Marchionni cita gli accordi "del quale non so sei a conoscenza, capirai che non posso dimettermi dagli incarichi oggi ricoperti e pattuiti con il consiglio al momento delle dimissioni da FonSai". Di più: "Non ti sfuggirà che sono quelli che impegnavano a non far casino. Inoltre non ti sfuggirà che mentre per altri si tratta di rinunciare a un modestissimo emolumento, per me le conseguenze indotte sono ben diverse". Il messaggio è chiaro: se comincio a parlare viene giù tutto. E ora questo i magistrati lo sanno.


IL 29 MAGGIO 2013 MARCHIONNI E ERBETTA INTERCETTATI DA UN AGENTE IN BORGHESE AL CAFE' NORMAN DI TORINO

Oltre alle numerose intercettazioni telefoniche in cui i due ex ammnistratori delegati di FonSai si preoccupano di costruire la loro difesa nei confronti dei magistrati sulla politica di sottoriservazione della compagnia, la piena consapevolezza degli ammanchi in bilancio da parte di Erbetta e Marchionne emerge anche da un'intercettazione ambientale, in cui un'agente in borghese del Nucleo di Polizia Tributaria li ha pizzicati al Cafè Norman di Torino in piazza Solferino 3, dove i due manager si erano dati appuntamento poco più di un mese fa.  Erbetta dice esplicitamente: "Noi lo sapevamo già che nel 2008 c'erano 500 milioni di sottoriservazione che poi nel 2012 sono diventati 800....". Mentre Marchionni, dopo aver chiesto a Erbetta della possibilità che il commissario ad acta faccia anche un sequestro preventivo, sbotta: "Madonna, non finisce più sta storia, speriamo che ci si fermi a queste ipotesi qua e che non salti fuori tutta la storia della parte immobiliare e della corruzione, altrimenti viene fuori un casino". Ed Erbetta aggiunge: "Eh, lì è Milano (la Procura, ndr), è Orsi (Luigi, del pool sui reati finanziari, ndr)".

twitter@LorenzoLamperti
twitter@andreadeugeni

 

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