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Economia
Kors e gli altri invadono il mercato. Pinault: "Il lusso accessibile non è lusso"

Michael Kors, Marc Jacobs, Tory Burch, Kate Spade, Diane Von Furstenberg... Il successo dei marchi americani e del loro lusso accessibile non sembra preoccupare affatto i colossi del fashion d'alta gamma del Vecchio Continente. Almeno stando a quanto dice il numero uno di Kering, François-Henri Pinault, a Le Figaro.

Il colosso francese infatti non ha mai avuto in portafoglio una griffe americana (Kering controlla, tra gli altri, Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta e Pomellato) e non sembra sentirne la mancanza, nonostante i risultati record e le fette di mercato che tali marchi stanno portando via (soprattutto in Europa e Asia). "Non sono marchi di lusso - assicura Pinault -. Sono realizzati in Cina e non soddisfano il nostro criterio di qualità, creatività e scelta dei materiali. Sono solo marketing".

Dopo aver abbandonato la fetta di mercato delle borse che vanno dai 500 agli 800 euro per evitare di inflazionare i marchi, Louis Vuitton e Gucci si sono concentrati sul lusso esclusivo (raggiungendo Chanel, Hermes e Bottega Veneta). Solo che una tale mossa ha aperto un'autostrada ai marchi americani di lusso 'accessibile' che vendono le loro bag a partire dai 300 euro.

"Preferiamo lasciare loro quote di mercato piuttosto che scendere al loro livello", spiega Pinault, secondo cui "la vera sfida del lusso è mantenere la sua esclusività. Gucci non può offrire una gamma di prezzi troppo ampia per le borse". Sull'esempio di Hermes, il marchio fiorentino preferisce offrire prodotti più accessibili in altre categorie (scarpe, accessori, foulard) e diversificare in altri segmenti come quelli dell'abbigliamento, degli degli accessori per bambini e dei cosmetici.

Ma il successo di Michael Kors e Marc Jacobs potrebbe incoraggiare Kering, che controlla solo marchi italiani francesi e inglesi (con l'eccezione dei gioielli cinesi Qeeling), ad espandere il proprio portafoglio, acquistandone uno? "Abbiamo troppo da fare con il lusso per acquistare un altro marchio da inserire in un altro segmento", taglia corto  Pinault.

Non la pensa così il rivale di Pinault, Bernard Arnault, amministratore delegato di LVMH, che ha appena festaggiato il successo di Marc Jacobs, la seconda griffe della sua scuderia dietro a Louis Vuitton. Non solo:  il boss del gruppo del lusso più grande al mondo ha anche espresso il suo rammarico per aver ceduto nel 1990 la sua partecipazione in Michael Kros, fondata dall'ex direttore artistico di Céline, altra griffe del gruppo.

 

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