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Manager / Chi è Leonardo Ferragamo, il presidente della maison di moda che da 17 mesi copre il posto lasciato vacante da Marco Gobbetti

Nel secondo trimestre i ricavi della maison sono cresciuti di quasi il 5%, trainati dal Nord America. Dopo l’addio di Gobbetti, i poteri esecutivi sono nelle mani di uno dei figli del fondatore

Manager / Chi è Leonardo Ferragamo, il presidente della maison di moda che da 17 mesi copre il posto lasciato vacante da Marco Gobbetti

Manager / Chi è Leonardo Ferragamo, il presidente della maison di moda che da 17 mesi guida la maison di moda (rimasta senza l’Ad)

Il secondo trimestre di Salvatore Ferragamo segna un’accelerazione positiva: i ricavi sono cresciuti di quasi il 5% a cambi costanti, contro il calo dell’1% registrato nei primi tre mesi dell’anno. Il miglioramento ha portato con sé anche margini più solidi, sia lordo sia operativo. Nonostante questo, il titolo ha perso il 5,32% nella seduta di lunedì 4 agosto. A trainare la crescita è soprattutto il Nord America, dove le vendite sono salite del 13%, anche se in rallentamento rispetto al +19% del trimestre precedente. Bene anche la pelletteria, cresciuta di circa l’1%: un segmento strategico per il posizionamento del marchio, perché tipicamente associato a prezzi più alti e margini migliori. Il miglioramento arriva anche grazie al lavoro di razionalizzazione del canale wholesale, che nel primo trimestre aveva pesato sui conti riducendo drasticamente il numero di clienti serviti, per poi stabilizzarsi nei tre mesi successivi.

Secondo l’analisi di Morningstar firmata da Jelena Sokolova, però, il confronto con il resto del settore lusso non è favorevole: la maggior parte dei competitor coperti dalla società di ricerca ha chiuso il trimestre con una crescita media intorno al 6% a cambi costanti, superiore a quella di Ferragamo. Morningstar conferma una stima di fair value a 6,40 euro per azione, un giudizio che si traduce in un rating a una sola stella: il titolo, secondo l’analisi, resta sopravvalutato dai prezzi di mercato attuali. Le previsioni per l’intero 2026 indicano una crescita organica delle vendite vicina al 2,5% e un margine operativo intorno al 4%, mentre resta un nodo strutturale la scarsa visibilità del brand rispetto ai grandi gruppi del lusso, che dispongono di budget marketing molto più ampi per sostenere l’immagine dei propri marchi.

Chi guida davvero Ferragamo

Dietro questi numeri, a decidere la rotta della maison fiorentina non è però un amministratore delegato: la carica è vacante da marzo 2025, da quando Marco Gobbetti ha lasciato l’incarico con una buonuscita di 4,5 milioni di euro. Da allora i poteri esecutivi sono nelle mani del presidente Leonardo Ferragamo, quinto figlio dei fondatori della maison, affiancato da un comitato ristretto di consiglieri interni tra cui James Ferragamo, Ernesto Greco e Michele Norsa.

Leonardo Ferragamo, classe 1953, si è formato in Business Administration and Finance tra l’Imede di Losanna e la Columbia University di New York. È entrato in azienda giovanissimo, occupandosi inizialmente del settore produzione pelle, per poi fondare nel 1976 la divisione Scarpe Uomo e, cinque anni dopo, l’intera Divisione Uomo, ampliata ad abbigliamento e accessori. Dal 1986 si è occupato dello sviluppo internazionale del gruppo, guidando fino al 2000 la divisione Europa-Asia. Parallelamente ha costruito un ruolo autonomo nella galassia della famiglia: dal 2000 è amministratore delegato di Palazzo Feroni Finanziaria, la holding immobiliare della famiglia, ed è presidente dal 1995 della catena alberghiera Lungarno Alberghi.

Per rafforzare la squadra che lo affianca nella scelta del prossimo CEO, la famiglia ha chiamato come consulente strategico Fabrizio Freda, ex amministratore delegato di Estée Lauder fino a dicembre 2024, che avrà voce in capitolo anche sulla nomina del futuro vertice esecutivo.

È un assetto insolito per un gruppo quotato di queste dimensioni, eppure negli ultimi dodici mesi il titolo Ferragamo ha messo a segno una performance del 105%, tra le migliori di tutto il comparto lusso in Europa. Un andamento che alcuni osservatori leggono proprio come effetto della continuità garantita da un gruppo di manager di lunga esperienza che conosce l’azienda dall’interno, piuttosto che come un rischio legato all’assenza di una guida esecutiva unica. Resta da vedere quanto questo equilibrio potrà reggere se, come segnala oggi Morningstar, il gap di crescita e di visibilità del brand rispetto ai grandi conglomerati del lusso dovesse allargarsi ulteriormente.

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