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Più che uno studio, un bollettino di guerra. La crisi, in circa sei anni, "ha causato la distruzione" di una buona fetta "del potenziale manifatturiero italiano", pari a circa il 15%. Il settore "è in condizioni molto critiche" anche se il Paese ha ancora "ottime carte da giocare". Lo certifica il Centro studi di Confindustria nel rapporto che delinea gli scenari industriali. Dall'autunno del 2007, quando inizio' la prima delle due profonde recessioni che hanno investito l'economia, si sono registrati cali "del 40% negli autoveicoli" e "di almeno un quinto in 14 settori su 22". In Germania, invece, il potenziale manifatturiero e' salito del 2,2%, "anche se con alta varianza settoriale. In condizioni analoghe a quelle italiane, spiega ancora l'analisi, versano le industrie francesi e spagnole".

PERSI 540 MILA POSTI DI LAVORO - Dal 2007 al 2012 poco meno di 540 mila persone impiegate nel manifatturiero hanno perso il posto di lavoro. "In questa crisi la caduta di occupati ha già raggiunto le 539 mila persone e superato le -490 mila rilevate tra il 1990 e il 1994, e rischia di superare quella registrata tra il 1980 e il 1985 (-724 mila unita'); ma a differenza di quanto avvenuto nei primi anni Ottanta l'espulsione di manodopera in corso non appare corrispondere a un'esigenza di ricerca di maggiore efficienza nel settore", spiega l'analisi.

CHIUSE 54.474 IMPRESE - In quattro anni, dal 2009 al 2012, in Italia hanno cessato l'attività 54.474 imprese manifatturiere, il 19,3% del totale. Dal 2007, anno della prima delle due recessioni che si sono abbattute sul Paese, il numero totale delle imprese manifatturiere e' diminuito di oltre 32mila unita'. Le piu' colpite sono state le Pmi. A soffrire di piu', come numero di imprese chiuse, e' stato il settore dei 'prodotti in metallo (esclusi i macchinari)', che ha perso 9.009 aziende, seguito dal comparto dell'abbigliamento (-4.898), da quello dei macchinari e delle apparecchiature (-4.413) e da quello dell'industria alimentare (-4.030). La quota di maggiori cessazioni si e' avuta invece nel farmaceutico (-27,7%), nel tessile (-26,7%), nella pelletteria (-25,3%) e nell'abbigliamento (-25%).

CREDIT CRUNCH: FALLISCONO ANCHE LE IMPRESE SANE - i pestiti bancari erogati alle imprese si sono fortemente ridotti al punto che anche le aziende sane sono "a rischio di fallimento". Rispetto al settembre del 2011, nel marzo di quest'anno lo stock era inferiore del 5,5%, "corrispondente a una perdita di 50 miliardi di euro". I prestiti, spiega l'analisi, si sono ridotti soprattutto nell'industria (-26 miliardi di euro tra il 2011 e il 2013, pari a -10,1%), nelle costruzioni (-9 mld) e nelle attivita' immobiliari e professionali (-14 mld).

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