Non c’è scampo. Se fosse stata una correzione da un miliardo al rapporto deficit/Pil per il 2017, il governo avrebbe potuto procedere con una semplice manutenzione contabile delle poste di bilancio inserite nella legge di Stabilità varata 20 giorni fa dal Parlmanento.
Invece, stando a quanto confermano fonti del Mef a commento della lettera arrivata da Bruxelles negli uffici del Tesoro, l’aggiustamento richiesto da parte di Bruxelles è di almeno 0,2 punti di Pil e cioè tre miliardi di euro. Troppi per agire con piccoli aggiustamenti in grado di produrre soltanto una mini-dote insufficiente a sanare lo scostamento a cui fanno riferimento le autorità comunitarie sul deficit strutturale (da riportare dal 2,4% al 2,2%). Bruxelles, quindi, ci spinge a prevedere nuove voci di entrata, dato che le privatizzazioni sono congelate per evitare le svendite del patrimonio dello Stato (è attesa un’altra quota del capitale di Poste) i margini per fare ulteriore spending review sono minimi. Peraltro, c’è da considerare che i tagli di spesa hanno per loro natura effetti recessivi e quello che il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, vuole evitare in primis è quello di uccidere la flebile ripresa in atto nel nostro Paese che oltretutto il Fondo monetario internazionale ieri ha stimato essere quest’anno dello 0,7% e non dello 0,9%.
“Da novembre dello scorso anno la Commissione europea ritiene che il bilancio dell’Italia per il 2017 possa farci deviare dal percorso pluriennale di riduzione del rapporto debito/Pil e ci ha trasmesso una richiesta di intervento per assicurare la conformità del nostro bilancio“, spiegano le fonti di Via XX Settembre.
“Lo scostamento che, secondo la Commissione, andrebbe corretto è stimato in due decimi di punto di Pil. Siamo in contatto con la Commissione e nei prossimi giorni faremo le valutazioni del caso. Se, come e quando intervenire verrà deciso dal Governo nei prossimi giorni”.
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La risposta, sollecitata dalla Commissione, dovrà essere “pubblica” e “comprendere un pacchetto sufficientemente dettagliato di impegni specifici e un calendario chiaro per una loro adozione legale rapida”. Risposta, da recapitare a Bruxelles entro il primo febbraio.
Cosa s’inventerà, e anche velocemente, il duo Padoan-Gentiloni che in questo avvio di mandato pensava di doversi occupare soltanto di banche e di legge elettorale? Anche se, secondo alcune fonti parlamentari del Pd, il governo, cercherà di giocarsi ancora la carta delle riforme messe in campo in tre anni, più numerose, di quelle di qualsiasi altro Paese europeo, carta che nel 2016 potrebbe aver dato risultati maggiori a quello dello 0,8% di crecita del Pil stimato da Palazzo Chigi, all’interno del ventaglio di possibilità al vaglio dei tecnici del Tesoro ci sono anche il taglio degli investimenti previsti per quest’anno (circa due miliardi) nella ex Finanziaria e una sorta di patrimonialina attraverso un inasprimento dell’imposizione fiscale sul mattone, tenendo conto del valore dell’immobile. Oppure un aumento del prelievo che già grava sugli altri immobili, anche in questo patendo da quelli di valore più elevato.
Tra le tasse che potrebbero aumentare finiscono anche le solite accise su carburanti e alcol, quelle sulle sigarette e le tasse sui giochi.
