Come da procedura, il Documento programmatico di bilancio approvato ieri dal cdm è stato trasmesso a Bruxelles per il vaglio Ue. Nella premessa del ministro Pier Carlo Padoan, però si legge nero su bianco quanto già detto a voce dal titolare dell’Economia sui motivi che hanno spinto il governo a rinviare ancora il pareggio di bilancio.
“Se non si interviene – si legge nel DPB, come riporta il Corriere della Sera – i paesi europei rischiano di avvitarsi in una spirale di stagnazione e deflazione, in cui l’alta disoccupazione e la bassa crescita dell’economia renderanno più difficile la sostenibilità del debito e il recupero di competitività”.
Ecco dunque che l’Italia ha deciso di rinviare “rinviando il pareggio strutturale al 2017”. “Il governo farà uso della flessibilità disponibile per attuare un ambizioso programma di riforme tese a riportare la crescita dell’economia su un sentiero sostenuto”. Le riforme faranno salire il pil dello 0,1% nel 2015 e dello 0,4% a fine periodo, nel 2018, dice il governo. Quindi hanno quell’impatto “effettivo” richiesto dalla regole Ue per giustificare, in virtù della loro attuazione, a volte costosa, un risanamento dei conti più lento. Quanto al deficit, Padoan sostiene che “c’è un margine di sicurezza garantito rispetto al limite del 3%”, e che sarebbe sbagliato e controproducente fare, l’anno prossimo, più dello 0,1% di aggiustamento strutturale.

