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Economia
Mediaset, confronto Gualtieri-Vivendi. Sul tavolo la norma incroci tlc-media

L'emendamento al Dl Covid, che prevede l'apertura da parte dell'Agcom di un'indagine sulle partecipazioni incrociate tra media e tlc, è stato oggetto, secondo quanto si apprende, di una telefonata tra il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri e l'amministratore delegato di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine. La media company francese, direttamente interessata dall'emendamento che deve ancora essere approvato alla Camera, è infatti azionista sia di Telecom Italia sia di Mediaset. Il gruppo ha anche scritto al Governo e a alla Commissione per protestare contro l'emendamento da alcuni chiamato Salva Mediaset.

"L'emendamento - si legge nella lettera al Governo italiano in possesso di Radiocor - cerca di perpetuare restrizioni sproporzionate, discriminatorie e non necessarie che la sentenza della Corte Ue ha ritenuto contrarie all'articolo 49 del Trattato di funzionamento della Ue, piegando all'interesse di una parte privata il processo legislativo". Inoltre, "l'emendamento porta Agcom a rivedere le partecipazioni rilevanti 'reintroducendo restrizioni sproporzionate alla liberta' di stabilimento in violazione al giudizio' della Corte Ue".

Dà, inoltre, "origine a un trattamento discriminatorio nei confronti delle aziende attive nel settore delle comunicazioni elettroniche e dei loro azionisti, nuovamente in violazione del giudizio" della Ue. L'emendamento "è chiaramente inutile, al fine di evitare un possibile danno al pluralismo dei media, anche alla luce delle disposizioni del Tusmar che gia' consentono all'Agcom di intervenire sulle concentrazioni e le posizioni dominanti che influenzano il pluralismo".

Inoltre espone Vivendi a "oneri procedurali ingiustificati" e a "un lungo periodo di incertezza legale". In piu' la norma "autorizza Agcom, in base alla sua discrezione, a privare ancora Vivendi del pieno godimento dei propri diritti di proprieta'". La lettera e' indirizzata al presidente del consiglio, Giuseppe Conte, al ministro dell'economia, Roberto Gualtieri, e al ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli.

Nella lettera al Governo italiano, i cui contenuti sono stati anticipati sabato dal Sole 24 Ore, si legge inoltre che l'emendamento "viola i principi della legalita' e della certezza legale e i diritti della proprieta' che sono protetti dalla legge europea e dalle convenzioni internazionali". Infine, Vivendi nota che l'emendamento e' "incompatibile con la Costituzione italiana perche' non rispetta i requisiti della necessita' e dell'urgenza per l'adozione di un decreto legge e i principi ben noti dell'uniformita' dei decreti legge". "La situazione di incertezza legale - prosegue la missiva-, che l'emendamento genera, scoraggia gli investimenti internazionali che potrebbero contribuire allo sviluppo economico del Paese".

Vivendi e' "un investitore strategico nell'economia italiana e ha sempre agito in una maniera consistente in sinergia con l'interesse pubblico italiano. Si aspetta che le autorita' italiane in maniera imparziale sostengano il ruolo della legge e il rispetto dei diritti che sono protetti dalla legge europea e dalla Costituzione". Con l'adozione dell'emendamento, Vivendi non avrebbe altra scelta, "nel senso di preservare i suoi diritti e i suoi interessi legittimi, con una denuncia formale alla Commissione europea". Per tutte queste ragioni, Vivendi "ha fiducia nel fatto che le autorita' italiane riconsidereranno la loro decisione".

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