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Economia

 

christian miccoli

Di Sergio Luciano

La vera notizia, naturalmente passata un po' in sordina nelle ultime settimane ed oggi apparentemente archiviata per l'imminente "piano industriale" della "nuova Mediobanca", è che Christian Miccoli due mesi fa ha lasciato il ruolo di amministratore delegato di CheBanca!, la rete di sportelli di Mediobanca, ed è stato confinato nella dorata sinecura della presidenza. Al suo posto, il bravo Gianluca Sichel, attuale amministratore delegato di Compass, società finanziaria controllata da Mediobanca specializzata nel credito al consumo, in cui il gruppo opera dal 1960.

Un normale avvicendamento? Tutt'altro, anche se questa è la tesi che viene accreditata. La verità è che Miccoli, un curriculum brillantissimo di "innovatore" nel settore delle banche dirette ovvero "online", aveva disegnato un business plan per Chebanca! Che è stato clamorosamente toppato. Dopo aver collaborato al lancio di Rasbank, nell'omonimo gruppo tedesco, ed aver portato alla cifra record di un milione di conti correnti il mitico "Conto Arancio" del gruppo olandese Ing (poi travolto dalla crisi dei derivati e nazionalizzato), Miccoli aveva risposto all'appello di Mediobanca, che con una sua banca diretta s'illudeva di ovviare alla penuria di raccolta finanziaria subentrrata alla rottura degli storici rapporti di privativa con le tre banche d'interesse nazionali, sue azioniste storiche: Comit, Credit e Banca di Roma.

 

mediobanca

Il piano-Miccoli, però, non ha mantenuto le sue promesse. I conti di Chebanca! sono rimasti in rosso, troppo alti i costi di provvista ed eccessive le spese nel marketing. Il che, per l'amministratore delegato del gruppo Alberto Nagel, non è precisamente un trionfo. Ecco perchè il piano industriale che Mediobanca presenterà giovedì prossimo sarà quantomeno a due facce. A onore del merito va detto che l'istituto ha un Core Tier 1 solidissimo, oltre l'11 per cento, e ha incrementato nettamente l'attività internazionale; si può convenire che dall'uscita di scena (leggi: defenestramento da parte dei suoi ex delfini appoggiati da alcuni soci) dell'ex numero due di Cuccia Vincenzo Maranghi ad oggi, quindi dal 2004 in poi, l'attività di banca d'affari ha quasi raddoppiato i suoi ricavi, gli impieghi sono saliti quasi altrettanto e i costi sono rimasti sotto controllo. Ma in compenso, le cessioni di partecipazioni, per complessivi 3,3 miliardi, hanno riguardato in alcuni casi situazioni critiche e generato minusvalenze, come Fonsai ceduta a Unipol (da un debitore a un altro), o Pininfarina, quasi fallita, come Commerzbank.

E soprattutto restano sul gobbo del gruppo partecipazioni come quelle in Telco (Telecom) ed Rcs che sono state e saranno due bagni di sangue, o molto impegnative come Unipol; c'è poi Generali, il "gioiello" della corona, dove però Piazzetta Cuccia dovrà ridurre la quota sotto il 10 a causa delle nuove regole internazionali sugli investimenti delle banche e i loro limiti patrimoniali. Insomma, e paradossalmente, la Mediobanca "d'affari" è andata bene ma senza quella "di sistema", che non a caso è stata in realtà mantenuta in vita in tutti i modi, sarà una realtà forse dinamica ma piccola e comunque poco presente fuori Italia. Insomma, ciò che è nuovo funziona ma è asfittico, ciò che era grande ha causato tanti dispiaceri e va ormai liquidato, più per necessità di mercato e di epoche che per quella scelta deliberata e strategica che oggi, a posteriori, viene raccontata. E il tutto, sempre a patto che la gestione di Chebanca! trovi al più presto la via del profitto. Scenario tutto da verificare.

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