I tedeschi spingono su von Der Leyen per regole meno rigide a favore delle imprese: la mossa di Merz apre nuovi scenari per l’Italia
Forse il fronte dei cosiddetti “paesi frugali europei“, quelli che da anni tengono il punto sulle rigide regole di Bruxelles, sta cominciando a sfaldarsi. Secondo quanto riferisce l’autorevole rivista Politico, sarebbero proprio i tedeschi – che di quel gruppo sono la guida – ad avere chiesto un urgente incontro con Ursula Von der Leyen, Presidente della commissione europea, per parlare dell’ipotesi di ridurre l’eccessivo peso delle regole burocratiche di Bruxelles, che stanno limitando la competitività delle imprese tedesche ed europee.
Secondo alcune fonti, sarebbe stato decisivo, in questo netto cambio di passo, l’incontro a Cipro della scorsa settimana tra la premier Giorgia Meloni e il cancelliere Friedrich Merz, durante il quale i due hanno discusso di questi temi. Insomma, dopo avere ottenuto lo scorso anno un allentamento delle regole di bilancio per le spese in armi, ora la Germania sembra intenzionata a chiedere ulteriori passi avanti verso una maggiore flessibilità e semplificazione delle regole.
Si tratta di quella politica basata, appunto, su semplificazione e flessibilità, che il vicepresidente esecutivo della Ue e responsabile della coesione, Raffaele Fitto, sta portando avanti dall’inizio del suo mandato. E non è un caso se proprio Fitto sta diventando ormai un interlocutore tra i più affidabili per i popolari di Manfred Weber, che lo ha sempre stimato e ha perorato più volte la sua causa, in occasione della difficile trattativa in corso dopo la sua nomina. Ma ora i tedeschi, stando a quanto sostiene Politico, vorrebbero che alle parole seguissero fatti concreti.
La decisione tedesca, che ha sorpreso olandesi e paesi scandinavi, arriva mentre Merz e i suoi conservatori al governo si trovano ad affrontare la crescente urgenza di mantenere le promesse elettorali di rilanciare l’economia tedesca, da tempo in difficoltà, attraverso riforme radicali, tra cui la riduzione della burocrazia sia a livello nazionale che a Bruxelles. “Finora, però, i loro sforzi sono stati in gran parte infruttuosi. La scorsa settimana, il governo tedesco ha dimezzato le previsioni di crescita per il 2026, poiché l’economia si trova ad affrontare ulteriori difficoltà a seguito delle ripercussioni della guerra in Iran”, scrive Politico.
“Questa macchina della Commissione europea continua ad andare avanti senza sosta”, ha dichiarato Merz nel corso di un evento economico a Colonia nel settembre scorso. “Permettetemi di esprimermi in termini piuttosto vividi e figurati: dobbiamo mettere i bastoni tra le ruote a questa macchina a Bruxelles, ora, in modo che si fermi”. E sono in molti, ormai, che definiscono i suoi rapporti con la presidente della Commissione, che fa parte del suo stesso partito, ai minimi termini. In altre parole, le misure messe in campo fino ad ora dalla Commissione non sarebbero state giudicate sufficienti dai conservatori tedeschi, che ora pretendono che sia fatto di più, anche alla luce dei drammatici sviluppi internazionali in Medio Oriente.
E questo non potrebbe che essere un assist per il governo italiano, ancora sotto procedura per deficit eccessivo per poche centinaia di milioni di euro, dopo gli sforzi disumani per ridurre il deficit dall’8% del 2022 al 3,07% attuale. La premier è arrivata a chiedere uno stop al Patto di stabilità, proposta sulla quale ha ricevuto aperture da diversi paesi, tra i quali Francia e Spagna. Ma la mossa di Merz potrebbe adesso aprire nuovi scenari, perché indica che anche il fronte dei rigoristi comincia a vacillare sotto il peso della crisi economica, resa ancora più pesante dall’eccessiva rigidità delle regole europee. Un passo importante riconosciuto da tutti i leader europei è stato fatto con l’approvazione, il 18 marzo scorso, da parte della Ue del “28° regime”, un quadro normativo europeo unico che permetterebbe alle imprese innovative di operare in tutta l’Unione senza doversi scontrare con 27 burocrazie diverse, facilitando così l’accesso ai capitali e lo sviluppo tecnologico.
Parallelamente, la presidente von der Leyen ha confermato che a marzo presenterà la tabella di marcia operativa con scadenze precise per ogni pilastro. All’incontro informale di Alden Biesen,Giorgia Meloni aveva organizzato un pre-vertice con Germania e Belgio, durante il quale la premier italiana e il cancelliere tedesco avevano attribuito la colpa delle scarse prestazioni economiche dell’UE ai regolamenti di Bruxelles, ma la presidente della Commissione aveva risposto un po’ piccata, puntando il dito contro gli Stati membri. “Dobbiamo guardare anche al livello nazionale: c’è troppa ridondanza, troppi strati aggiuntivi di legislazione nazionale che rendono la vita più difficile alle imprese e creano nuove barriere nel nostro mercato unico”, ha affermato all’epoca.
Ma ora per la Germania (che ovviamente, in questo, ha nel nostro Paese un naturale alleato) sembra arrivato il momento delle decisioni importanti per ridare competitività alle imprese, come ha anche sostenuto oggi in un’intervista al Messaggero, spronando l’Europa ad agire subito sulle regole perché “non servono pannicelli caldi, ma interventi radicali”. Ecco allora che gli ottimi rapporti tra Italia e Germania, e il nuovo corso che il cancelliere sembra voler imprimere alla politica europea per favorire le proprie imprese e quelle europee, potrebbero finalmente essere l’inizio di quella svolta auspicata sia dal rapporto Draghi che da quello di Letta, per ridare slancio a un’economia europea sempre più asfittica.

