Avvio debole per le Borse europee, ad eccezione di Milano, con l’escalation delle tensioni in Medio Oriente che frena la propensione al rischio, mettendo a repentaglio la tregua di quattro settimane tra Stati Uniti e Iran. Le forze statunitensi hanno respinto gli attacchi iraniani mentre scortavano due navi battenti bandiera statunitense attraverso lo Stretto di Hormuz, mentre il porto di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, sarebbe stato colpito da un attacco con droni iraniani. I prezzi del petrolio sono nuovamente saliti, alimentando i timori di inflazione e rafforzando le aspettative che le banche centrali potrebbero dover inasprire ulteriormente la politica monetaria per tenere sotto controllo le pressioni sui prezzi. L’indice Cac 40 di Parigi cede lo 0,19% a 7.961,11 punti, il Dax 30 di Francoforte arretra dello 0,15% a 23.998,44 punti e l’Ftse 100 di Londra registra una flessione dello 0,97% a 10.265,74 punti. L’Ibex di Madrid perde lo 0,13% a 17.334,25 punti e l’indice Ftse Mib di Milano segna un +0,53%.
Prime fasi in rialzo per la Borsa di Milano con il Ftse Mib a +0,50% e 47.717 punti. Sul listino, in evidenza Unicredit (+2,83%) dopo la presentazione dei dati del primo trimestre. Tra gli altri finanziari, Intesa Sanpaolo +0,37%, Mps -0,33%, Generali lima lo 0,10%. Tim sale dello 0,46%. Stellantis cede lo 0,25%. Tra gli energetici, Eni +0,48% ed Enel a +0,16%.
La guerra in Iran non è vicina a una svolta, i negoziati restano in salita e nello Stretto di Hormuz regna il caos. Tutto questo sta provocando gravi conseguenze sui mercati, ieri Wall Stret e le Borse europee hanno chiuso in calo e oggi il risveglio non è stato migliore. Pesano anche le parole di Trump che ha paragonato la guerra in Iran a quella in Vietnam, dicendo che “due mesi sono pochi”, visto che “in Vietnam siamo rimasti 19 anni”. Un messaggio che ha agitato ulteriormente gli investitori. Il prezzo del petrolio infatti resta alto, anche se cala leggermante, ma 113 dollari al barile per il Brent restano un valore preoccupante.
Trump continua a parlare di “affari d’oro per gli Usa”, ma i mercati continuano a perdere e la crisi energetica peggiora ogni giorno di più. Scambi azionari in Asia a scartamento ridotto per la chiusura festiva dei mercati in Giappone, Cina continentale e Corea del Sud. Da segnalare il calo della Borsa australiana (0,24%) dopo l’aumento dei tassi di interesse da parte della Reserve Bank. La Rba ha rialzato, come previsto, i tassi di interesse di 25 punti base, il terzo intervento di questo tipo quest’anno, e ha messo in guardia sui rischi di inflazione. Giù dell’1,29% anche l’indice Hang Seng di Hong Kong, che risente del calo dei titoli tecnologici, che hanno seguito le perdite registrate a Wall Street durante la notte.

