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Economia
Lavoro in Italia: caro Renzi , una rondine non fa primavera

di Pietro Garibaldi*

I dati Istat sulla disoccupazione nel mese di febbraio sono negativi. Presto per giudicare l’efficacia del Jobs act. Un conto sono le cessazioni di rapporti di lavoro, un altro i neoassunti dalle aziende. In attesa di capirne di più, bene che il Governo eviti comunicati trionfalistici.

Le previsioni in astronomia e in Economia…...

Con l’equinozio primaverile e l’eclissi solare, è arrivata ufficialmente la primavera. Mai, negli ultimi anni, tanta attenzione era stata riservata a questo consueto appuntamento annuale. In geografia astronomica, le previsioni si realizzano con grande precisione. L’eclissi è davvero arrivata ed è stata fotografata. In economia è tutto molto più difficile, particolarmente quanto alla difficoltà proprie delle previsioni, si aggiunge un po’ di propaganda governativa.
 Gli annunci del Governo sulla crescita dei contratti a tempo indeterminato di gennaio e febbraio 2015 lasciavano intravedere la primavera dell’occupazione. Il Presidente del Consiglio e il Ministro del lavoro parlavano di crescita di nuovi contratti a tempo indeterminato a due cifre, con ben 79 mila nuovi contratti stabili. Sia ben chiaro, le cifre diffuse erano assolutamente veritiere. Cifre vere, ma anche assolutamente parziali.

…e Il dato ufficiale

Il dato ufficiale pubblicato dall’Istat sull’occupazione italiana a febbraio 2015 ha gelato le aspettative. A febbraio in Italia sono stati distrutti 44 mila posti di lavoro, la disoccupazione è aumenta ed è tornata al 12,8 percento, il livello che aveva a novembre 2014. La disoccupazione giovanile è risalita al 42,6 percento, lasciando l’Italia in quel gruppo di Paese del sud Europa dove il tasso di disoccupazione giovanile è di 3 o 4 volte superiore alla media nazionale

Come si possono riconciliare le due cose?

L’aumento dei nuovi assunti a tempo indeterminato, annunciato dal Governo a marzo, è una buona notizia. Significa che un crescente numero di persone sta uscendo dalla precarietà. Il governo, nelle settimane passate, non ci aveva però comunicato il numero di cessazioni di posti di lavoro e nemmeno se i nuovi posti di lavoro erano stabilizzazione di rapporti di lavoro esistenti. Se un lavoratore precario viene stabilizzato dobbiamo rallegrarci, ma ai fini delle statistiche sul numero assoluto di occupati il dato è irrilevante. Ciò sembra essere quello che è avvenuto in Italia. I dati sul numero di contratti a tempo determinato non sono ancora disponibili e lo saranno soltanto con rilevazione trimestrale disponibile a fine aprile.

E il jobs act?

Il nuovo contratto a tutele crescenti è entrato in vigore il 7 marzo 2015. I dati diffusi dall’Istat si riferiscono al febbraio 2015. L’effetto del nuovo contratto non può quindi essere nelle statistiche del lavoro appena pubblicate. Dovremmo aspettare l’inchiesta di Marzo e di Aprile. Tuttavia, la decontribuzione per i nuovi assunti era già in vigore a gennaio e a febbraio 2015. I dati diffusi dal Governo sui nuovi posti di lavoro stabili lasciano pensare che le imprese ne abbiano beneficiato in modo massiccio. Tuttavia, dopo i dati dell’Istat, sembra che l’impatto sull’occupazione totale, sia per ora modesto o irrilevante. Dobbiamo quindi aspettare. Una rondine non fa primavera.

*Da Lavoce.info

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