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Economia

 

atene grecia

Siete abituati ai nomi blasonati dei maggiori money manager statunitensi, inglesi o al più francesi o tedeschi? Allora la classifica dei migliori gestori di fondi obbligazionari quest’anno potrebbe rivelarsi per voi una sorpresa, visto che salvo cataclismi in questi ultimi due mesi a vincere saranno, con ampio margine, due professionisti greci: Panos Simos, che per NBG Asset Management (società di gestione del gruppo National Bank of Greece) gestisce Delos Income Domestic Bond Fund, e John Gikas, di Eurobank Asset Management, responsabile dello Eurobank LF Greek Government Bond Fund, entrambi in grado di più che raddoppiare la quotazione dei rispettivi fondi.

Al momento, anzi, il fondo gestito da Simons può vantare uno stratosferico +128,58% rispetto alla quotazione di dodici mesi or sono ed un robusto +38,94% da inizio anno, mentre il più piccolo fondo gestito da Gikas (28,8 milioni di euro di patrimonio contro gli 81,8 milioni del concorrente) si deve “accontentare” di registrare un rialzo del 112,92% sui dodici mesi, ovvero del 36,18% da inizio 2013. Una differenza in parte spiegata dalle differenti commissioni di gestione (che pesano solo per l’1,1% annuo nel caso del Delos Income Domestic Bond Fund mentre sono pari al 2% nel caso dello Eurobank LF Greek Government Bond Fund) e in parte dal differente sottostante in cui investono i due fondi.

Panos Simos può infatti investire in strumenti obbligazionari “first tier” greci e strumenti monetari e di gestione della liquidità, mentre il suo collega John Gikas deve spaziare “principalmente” in titoli di debito trasferibile (tra cui titoli a tasso fisso o variabile) emessi o garantiti dallo stato greco e quotati su un listino ufficiale. Al netto di queste differenze e della maggiore o minore abilità del singolo fund manager, tuttavia, entrambi i fondi debbono la loro fortuna alla decisione (peraltro in buona parte inevitabile vista la tipologia degli investimenti effettuabili) di continuare ad acquistare titoli di stato greci e mantenerli in portafoglio mentre la crisi del debito sovrano esplodeva e la gran parte degli investitori cercava solo di vendere “al peggio” i titoli pur di non rimanere coinvolto nella ristrutturazione forzosa del debito pubblico di Atene.

Superato questo scoglio e affievolitasi di molto l’ipotesi di una traumatica uscita della Grecia dall’euro, il valore dei titoli di stato greci è in alcuni casi persino più che quadruplicato rispetto al minimo toccato nel giugno dello scorso anno, consentendo a chi ha avuto pazienza (o il coraggio di investire nel momento più difficile) di tornare a registrare performance più che importanti, se è vero che il migliore tra tutti i fondi obbligazionari che hanno investito nei “tranquilli” bond in dollari non supera al momento un guadagno del 35% su base annua.

Siccome però quando si parla di raffronto tra le performance di azioni, obbligazioni o fondi i risultati eclatanti rischiano di nascondere un’elevata volatilità delle quote che rende difficile ai singoli investitori ritrovarsi materialmente nella situazione descritta dalle varie “classifiche”, è bene notare che sui tre anni i risultati dei due prodotti sono decisamente meno eclatanti, per quanto non disprezzabili, essendo pari rispettivamente a un guadagno dell’11,7% (per il primo fondo) e del 13,88% (per il secondo fondo). Segno che a volte il gioco, per quanto rischioso, può effettivamente valere la candela.

Luca Spoldi

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