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Reazione a catena. Gli anelli deboli dell'Unione europea sono alle prese con equilibrismi finanziari per scongiurare il default. A Cipro il prelievo forzoso sui conti correnti oltre i 100 mila euro ha segnato l'esordio del "modello Nicosia". Neppure il tempo di metabolizzare quanto successo nell'isola che si allenta un altro anello, quello portoghese. Lisbona starebbe studiando la possibilità di pagare gli stipendi dei dipendenti statali e le pensioni non in contanti ma in titoli di Stato.

Sembra questa una delle poche strade percorribili per rientrare nei vincoli imposti da Bruxelles. La consulta ha infatti bocciato 4 delle 9, contestatissime, misure taglia-spesa. Niente decurtazione dei salariali, (con l'annullamento della 14esima), addio all'abolizione dell'indennità per le ferie dei dipendenti pubblici. Nessuna possibilità di tagliare i sussidi di disoccupazione. Una sfilza si niet che, di fatto, costringe il governo a riveder l'impianto della Finanziaria 2013. Perché, senza queste misure, Lisbona pregiudica la sua linea di austerity che avrebbe portato a un taglio della spesa pubblica di 1,3 miliardi. Una manovra fondamentale per ridurre il deficit e garantirsi i 78 miliardi concordati con la Troika.

Il premier portoghese Pedro Passos Coelho (nella foto) non ha molto tempo per individuare una soluzione. La Commissione europea si è già fatta sentire, affermando che monitorerà la situazione per far sì che Lisbona raggiunga gli obiettivi prefissati. E si è fatta sentire anche la Germania, fustigatrice delle "cicale" europee: il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble ha chiesto di introdurre altre misure di austerità: "Il Portogallo ha fatto molti progressi l'anno scorso per tornare sui mercati - dice Schaeuble - ma dopo la sentenza della Consulta si dovranno decidere altre misure".

 

 

 

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