
Mario Monti lascia il testimone al prossimo governo spiegando che “solo se l’Italia resta fuori dalla procedura di deficit eccessivo potrà avere spazi per sostenere in modo intelligente e focalizzato la ripresa economica“. Le parole del premier sono arrivate alla presentazione del Documento di economia e finanza, al termine dell’approvazione del Consiglio dei ministri, un documento che contiene le linee programmatiche di contabilità pubblica del nostro Paese. Le decisioni che verranno prese a Bruxelles, con la quale è iniziata una dialettica dopo la decisione di sbloccare 40 miliardi di crediti per le imprese, che peseranno sul deficit italiano, saranno dunque fondamentali per il futuro dell’Italia. Monti ha comunque espresso la speranza che “l’Italia a maggio esca” dal novero dei “Paesi con problemi di finanza pubblica e entri tra i Paesi virtuosi”. Su questo versante, un segnale positivo arriva dal commissario agli Affari economici, Olli Rehn, secondo il quale è “molto probabile” che l’Italia uscirà dalla procedura dopo la conferma dei dati da parte di Eurostat prevista per il 22 aprile.
Quanto ai numeri, il Cdm ha approvato il documento che presenta gli aggiornamenti del quadro macroeconomico italiano. “Il Def non può non riflettere le circostanze che caratterizzano l’avvio di legislatura”, ha spiegato Monti, definendo l’aggiornamento “un work in progress”. Nel testo si legge che il pareggio di bilancio strutturale è confermato per il 2013 e il rapporto tra il debito e il Prodotto interno lordo (Pil) “inizierebbe a ridursi velocemente già a a partire dal 2014”.
Il debito pubblico italiano salirà quest’anno al 130,4% del Pil, record storico dall’avvento del fascismo: bisogna tornare ai primi anni ’20 del secolo scorso per trovare situazioni simili. Le precedenti stime sul debito erano pari al 126,1% e 123,1% per 2013 e 2014. Il debito scenderà al 129% nel 2014 e al 125,5% l’anno successivo. Il debito pubblico in percentuale sul Pil aveva toccato quote vicine al 160% negli anni immediatamente precedenti e successivi all’avvento del fascismo mantenendosi poi sempre su livelli inferiori a quelli attuali.
Il rapporto deficit/Pil, come anticipato nei giorni scorsi alla luce della valutazione dell’impegno per il pagamento dei debiti pa verso le imprese, sarà al 2,9% quest’anno per poi scendere all’1,8% nel 2014. Il governo, oltre a quelli sul debito, ha annunciato anche i nuovi dati relativi all’avanzo primario che sarà del 2,4% nel 2013 per poi salire al 3,8% nel 2014 (3,8% e 4,4% rispettivamente le precedenti stime). Quanto all’andamento del Pil, questo è previsto a -1,3% nel 2013,+1,3% nel 2014 e +1,4% nel 2015. Sul punto, Monti ha detto che si tratta di “stime prudenziali”, ma il Paese può far meglio. Grazie ai pagamenti dei debiti della Pa, la crescita sarà di 0,2 punti percentuali nel 2013 e di 0,7 punti nel 2014.
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In conferenza stampa il premier ha anche lanciato una stoccata alle tante voci che chiedono di allentare l’austerity: “Si invocano inversioni di rotta e iniezioni di denaro per far fronte alla congiuntura: a nostro giudizio bisogna invece tenere alta la guardia della disciplina delle finanze anche nei prossimi anni altrimenti si rischia di far ripiombare il Paese in una crisi anche peggiore”. Non da ultimo, è stato il Fondo monetario internazionale a chiedere alla Bce un atteggiamento più “aggressivo” in quanto a politica monetaria. Per Monti “dalla crisi non si esce con i tatticismi e i populismi. Non bisogna coltivare illusioni sulla possibilità di ritornare al passato e alla negazione dei problemi”, il suo monito.
Per avviare la crescita il premier ha invocato “riforme strutturali”; quelle adottate nel 2012 porteranno ad una crescita aggiuntiva del Pil di 1,6 punti percentuali nel 2015 e di 3,9 nel 2020. Dal 2015, però, verrà a mancare il contributo dell’Imu e sul punto il Def specifica che “qualora la fase sperimentale dell’Imu non dovesse essere confermata, futuri governi dovranno provvedere alla sostituzione dell’eventuale minor gettito con interventi compensativi”. Lo stesso titolare delle Finanze, Vittorio Grilli, ha detto che senza il balzello “il pareggio di bilancio è a rischio”.
