
@andreadeugeni
Quell’un terzo del capitale che serve all’assemblea straordinaria dei soci per svolgersi in seconda convocazione farà vincere la Fondazione Mps nel violento braccio di ferro di fine anno con i vertici della banca sulla tempistica del maxi aumento di capitale. Costringendo il presidente Alessandro Profumo e l’amministratore delegato Fabrizio Viola a dimettersi, esito inimmaginabile fino a pochi mesi fa.
Slitta infatti a domani l’assemblea dei soci Montepaschi, chiamata a ad approvare la ricapitalizzazione da 3 miliardi di euro. In apertura dei lavori oggi a Siena, Profumo ha infatti annunciato che in prima convocazione ha depositato le proprie azioni il 49,31% dei soci, meno del quorum del 50% più un’azione richiesto per lo svolgimento dell’assemblea.

L’assise è convocata ora in seconda convocazione, dove il quorum richiesto scenderà al 33% del capitale, poco meno del capitale in mano alla Fondazione guidata da Antonella Mansi che ha il 33,5%. Appuntamento che, con il voto favorevole o contrario dei due terzi dei presenti, approverà o respingerà l’operazione chiesta dal duo Profumo-Viola per ripagare circa il 70% (più gli interessi, un milione al giorno) dei Monti-bond resisi necessari per rafforzare la banca e non porterà a un ulteriore slittamento dell’assemblea (a lunedì 30), per la quale è sufficiente una presenza superiore al 20% del capitale.
Se il management della banca propone di effettuare l’aumento a gennaio, la Fondazione Mps chiede invece uno slittamento di tre mesi e, in virtù del suo 33,5%, ha il potere di veto sulla delibera avanzata dal Cda. Quota che allo stato attuale è sufficiente per far pendere in proprio favore l’ago della bilancia nei lavori di domani.

Martedì scorso, alla vigilia di Natale, Profumo ha tentato il tutto per tutto inviando (pubblicata sul sito online della banca) un’irrituale lettera aperta agli azionisti, invitandoli a partecipare all’assemblea. Una lettera in cui il presidente di Mps ha affermato che l’assise ”può, tra l’altro, porre le fondamenta per dare attuazione al piano industriale” e ”partecipare a questo importante momento della vita sociale rappresenta quindi la possibilità di essere parte attiva del cambiamento in atto nella banca più antica del mondo”.
Negli ultimi giorni ci sono stati tentativi di salvataggio della Fondazione che in caso di ricapitalizzazione a gennaio, fortemente diluitiva per l’ente, vedrebbe quasi azzerato il proprio patrimonio (a fronte di 350 milioni di debiti con le banche). Le ipotesi di salvataggio prevedevano il coinvolgimento dell’Acri e del sistema delle fondazioni italiane, ma pare che, almeno al momento, le trattative non sono giunte a un risultato concreto.
Un’altra strada era quella di bussare alla porta della Cdp, strada però impraticabile, perché la Cassa non investe in società in perdita e, soprattutto, cerca di evitare al massimo le sovrapposizioni con la vigilanza di Bankitalia.
Scontato dunque che domani Profumo e Viola dovranno prendere atto di uno sconfessamento della propria linea da parte della Fondazione senese. Una linea che secondo il banchiere ex UniCredit comporterebbe ”gravi rischi per Mps”, visto che i vertici “hanno trovato i soldi necessari a garantire il successo dell’aumento di capitale (tramite il consorzio bancario di garanzia, ndr) che però dovrà realizzarsi a gennaio”. In caso contrario, c’è il pericolo che “in futuro non siano condizioni altrettanto favorevoli”.
Entrando in assemblea, la Mansi (nella foto sopra a sinistra) non ha rilaciato dichiarazioni, mentre dopo il rinvio ha dichiarato: “Siamo sereni, ci vediamo domani mattina. Non abbiamo mai smesso di lavorare”, ha aggiunto l’industriale, secondo cui “il nostro atteggiamento non è mai cambiato. Siamo sempre aperti”. Alla domanda su cosa succederà domani in seconda convocazione la Mansi ha risposto ironicamente: “Non lo so, non sono una strega”. Intanto a Piazza Affari, dopo un’apertura positiva con guadagni oltre al 3%, il titolo Mps è scivolato dello 0,79% a 0,1754 euro.

