Mps, le ops di Lovaglio verso la bocciatura
Giovedì 29 ottobre l’assemblea di Montepaschi potrebbe respingere il piano con cui Luigi Lovaglio cerca di difendersi dall’opas di Intesa Sanpaolo. Secondo Milano Finanza, Lovaglio parte già in svantaggio: i soci che hanno annunciato il no detengono oltre un terzo del capitale, una quota sufficiente a impedire la maggioranza dei due terzi richiesta per le delibere straordinarie.
Nel dettaglio, Delfin (circa 17,5%), Caltagirone (13,5%), Edizione, Praude, Fondaco e Norges Bank (quasi 3%) controllano insieme più di un terzo del capitale. Le delibere straordinarie richiedono invece i due terzi dei voti. Anche Iss e Glass Lewis consigliano di votare contro. Tra i favorevoli si è schierata, a sorpresa, la Fondazione Mps, che possiede lo 0,2%.
Banco Bpm ha il 3,7% del Monte ed è anche il bersaglio di una delle due offerte. Il suo consiglio, riunito oggi, dovrebbe scegliere di non presentarsi in assemblea, come farà il Mef (4,86%). Chi è assente, a differenza di chi si astiene, non conta nel calcolo della maggioranza.
Intesa ha intanto portato la parte in contanti da 1 a 1,25 euro per azione e ha lasciato invariato il concambio di 1,6 titoli. L’offerta arriva così a 31,4 miliardi. Il rilancio vale però solo se i soci bocciano le ops e il dividendo straordinario da 4 miliardi. Resta aperto l’esito della fusione con Mediobanca. I proxy advisor la sostengono, ma Norges ha annunciato il voto contrario.
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