di Andrea Deugeni
@andreadeugeni
Grillo non prende palla a bordo campo del Siena sulla politica italiana. Forse galvanizzato dal primo blitz in stile Telecom all’assemblea del Montepaschi di gennaio 2013 dove il leader del M5S era ben riuscito a strumentalizzare l’appuntamento sociale di Mps per sferrare il fendente decisivo al Pd (che da lì a qualche settimana avrebbe dato i suoi frutti col responso delle elezioni politiche), Grillo stamane ha voluto fare il bis in Piazza del Campo.
Stesso appuntamento: l’assemblea della banca chiamata ad approvare il bilancio 2013 ed alcune modifiche statutarie, ma in un momento del gruppo e della politica italiana completamente diverso. Con l’aumento di capitale da 5 miliardi alle porte e la fondazione Mps che ha risanato i suoi conti senza perdere la presa sull’istituto grazie a un patto di sindacato che le permetterà di contare ancora nella governance della banca (a Siena sono tutti contenti), il gruppo guidato da Fabrizio Viola e presieduto da Alessandro Profumo ormai è al di là del guado nel suo difficile cammino di salvataggio anti-nazionalizzazione. In più, i legami con la politica senese, che in Piazza del Campo vuol dire Pd, sono decisamente allentati, se non annacquati. Tantochè il groviglio armonioso è ormai un lontano ricordo, da rubricare a storie massoniche del passato.
Che senso ha, quindi, che Beppe Grillo torni ad attaccare il Montepaschi e il suo gruppo dirigente appellandolo come “la mafia del capitalismo?”. Forse queste stilettate potevano valere per la precedente gestione e cioè quella che faceva capo ad Antonio Vigni e a Giuseppe Mussari da cui pure Profumo ha preso le distanze. Tant’è che s’è pure beccato una querela dall’ex presidente plenipotenziario di Palazzo Sansedoni.
Oltre alla vecchia pastetta dei Democratici di Sinista in terra toscana, Grillo è tornato ad attaccare anche le banche in generale (“facciamo un po’ di casino così facciamo un po’ di trasparenza sulle banche”, ha tuonato il comico), dimenticandosi che anche il governo Renzi, l’ebetino di Firenze che di Grillo è il peggior nemico, proprio con gli istituti di credito non è certo stato tenero (vedi l’aumento dal 12 al 26% della tassazione sulle quote di BankItalia per le coperture del bonus Irpef, misura che ha fatto infuriare l’associazione di categoria Abi). Ma Grillo, presupponiamo inconsapevolmente e sicuramente con poca strategia politica, continua a premere questo tasto, suonando una nota che in un’Italia che deve fare i salti mortali per agganciare la ripresa economica e riassorbire così la disoccupazione, risulta stonata e sa tanto di coazione a ripetere. Quasi nostalgica dei vecchi fasti dello Tsunami tour.

